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Regimi patrimoniali a colori europei

Regimi patrimoniali a colori europei

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Massimiliano Campeis
Massimiliano Campeis

01 Marzo 2019
Tempo di lettura: 3 min
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Gli ultimi due regolamenti dell’Ue (1103/2016 e 1104/2016) hanno affrontato il tema della gestione patrimoniale tra coniugi di nazionalità diverse, all’interno dell’Unione europea

Maggiore certezza nei regimi patrimoniali tra coniugi con implicazioni transfrontaliere: il 29 gennaio scorso sono entrati in vigore i regolamenti Ue nn. 1103/2016 e 1104/2016 in tema di competenza, legge applicabile, riconoscimento ed esecuzione di decisioni, atti pubblici e transazioni giudiziarie in materia – rispettivamente – di regimi patrimoniali fra coniugi e di effetti patrimoniali delle “unioni registrate” (per tali intendendosi i regimi di comunione di vita tra due persone normativamente disciplinati e la cui registrazione è obbligatoria a norma di legge, con esclusione, invece, delle c.d. “coppie di fatto”).

In un contesto di mobilità degli individui sempre crescente, con aumento costante di tutte le forme di unione tra cittadini di stati membri diversi, o tra soggetti che risiedono in uno Stato membro diverso da quello di cittadinanza, va salutato con favore un intervento normativo volto a scongiurare l’insorgere di problematiche legate alla possibile applicazione di normative differenti, sia sostanziali sia di diritto internazionale privato, a casi coinvolgenti persone con nazionalità diverse.

I regolamenti 1103 e 1104 si applicano in 18 paesi membri (oltre all’Italia, Svezia, Belgio, Grecia, Croazia, Slovenia, Spagna, Francia, Portogallo, Malta, Lussemburgo, Germania, Repubblica ceca, Paesi Bassi, Austria, Bulgaria, Finlandia e Cipro), e gli altri stati appartenenti all’Ue vi potranno successivamente aderire, in qualsiasi momento (dovendo però necessariamente aderire congiuntamente ad entrambi).

Una delle principali novità contenute in tali regolamenti è rappresentata dalla possibilità, tanto per i coniugi (o futuri coniugi) quanto per i partner di un’unione registrata, di scegliere in ogni momento la legge che regolerà i loro rapporti patrimoniali: quella di residenza abituale o della cittadinanza di entrambi o anche di uno solo di essi al momento della conclusione dell’accordo/convenzione; per quanto riguardale unioni registrate, in alternativa, anche la legge dello stato ai sensi della cui legge l’unione registrata è stata costituita.
La legge scelta potrà essere anche quella di uno stato extra Ue, e si applicherà alla totalità dei beni rientranti in tale regime o soggetti agli effetti dell’unione registrata, indipendentemente dal luogo in cui essi si trovino, garantendo, in tal modo, uniformità di disciplina.

Potranno così essere consensualmente disciplinati, ad esempio:

a) la classificazione dei beni in categorie (personali, in comunione immediata, in comunione de residuo), durante e dopo il matrimonio o l’unione registrata;

b) il passaggio dei beni da una categoria all’altra;

c) la responsabilità di un coniuge/partner per i debiti dell’altro;

d) i poteri, diritti ed obblighi con riguardo ai beni;

e) la divisione, distribuzione o liquidazione dei beni in caso di scioglimento del regime patrimoniale o dell’unione registrata;

f) gli effetti rispetto ai terzi;

g) la validità sostanziale della convenzione matrimoniale, o di quella fra partner.

Evidente la portata innovativa della norma: si pensi ad una coppia di coniugi formata da un cittadino italiano ed una cittadina austriaca, residenti in Italia: essi potranno scegliere di vedere regolati i propri rapporti patrimoniali dalla legge austriaca, adottando quindi degli istituti del tutto ignoti al diritto italiano: si prenda ad esempio la possibilità di limitare la libertà di disporre di determinati beni concordando un divieto di alienazione e/o servitù nei confronti dell’altro coniuge (§ 364c ABGB); oppure l’utilizzo della comunione legale inter vivos, limitata a determinati beni, che consente appunto di includere nel regime di comunione solamente taluni cespiti specificamente individuati; od, ancora, la facoltà – fatta salva la verifica di compatibilità con l’ordine pubblico interno – di stipulare accordi preliminari che fissano anticipatamente la divisione del patrimonio coniugale di uso quotidiano, dei risparmi coniugali e/o dell’abitazione coniugale in caso di divorzio (restando possibile per il giudice di discostarsi da tali previsioni qualora un coniuge ne risulti ingiustamente svantaggiato, e qualora risultasse irragionevole imporgli/le l’accordo di divisione: § 97 paragrafo 2 Ehegesetz).

L’accordo avente ad oggetto la scelta della legge applicabile deve essere redatto per iscritto (ovvero con una qualsiasi comunicazione elettronica che ne consenta una registrazione duratura), datato e firmato da entrambi i coniugi/partner; se la legge dello stato in cui entrambi i coniugi/partner hanno la residenza abituale al momento della conclusione dell’accordo prevede requisiti di forma supplementari, anche tali requisiti devono essere rispettati.

I due regolamenti, all’art. 26, dettano poi una serie di criteri per l’individuazione della legge applicabile, laddove nessuna opzione di scelta sia stata esercitata dalle parti: per quanto riguarda i coniugi, il Reg. n. 1103/2016 prevede debba farsi riferimento alla legge dello stato:

a) della prima residenza abituale comune dopo il matrimonio o, in mancanza,

b) della cittadinanza comune al momento matrimonio o, in via ancora subordinata,

c) con cui i coniugi presentano assieme il collegamento più stretto al momento del matrimonio. Laddove, poi, i coniugi abbiano più di una cittadinanza comune all’atto del matrimonio, si applicano esclusivamente i criteri sopra indicati alle lett. a) e c). Decisamente più semplice è, invece, la disciplina prevista dal Reg. n. 1104/2016, che rinvia – per le unioni registrate – unicamente alla legge dello Stato, in base alla cui normativa l’unione è stata costituita.

Per quanto riguarda i rapporti con i terzi, i due Regolamenti (art. 28) prevedono che la legge applicabile non sia loro opponibile nell’ambito di unacontroversia con uno o entrambi i coniugi/partner, salvo che i terzi fossero a conoscenza di tale legge o fossero tenuti a conoscerla con la dovuta diligenza. In caso di inopponibilità, gli effetti del regime patrimoniale tra coniugi rispetto al terzo sono disciplinati dalla legge dello Stato la cui legge è applicabile alla transazione tra un coniuge e il terzo, ovvero, in casi riguardanti beni immobili o beni o diritti registrati, dalla legge dello Stato in cui è ubicato il bene o in cui sono registrati tali beni o i diritti.

Inoltre, i due regolamenti fanno salve le “norme di applicazione necessaria” della legge del foro (definite nei regolamenti stessi come quelle “disposizioni il cui rispetto è ritenuto cruciale da uno Stato membro per la salvaguardia dei suoi interessi pubblici, da esigerne l’applicazione a tutte le situazioni che rientrino nel loro ambito d’applicazione, qualunque sia la legge applicabile”) ed escludono l’applicazione della legge designata in caso di manifesta incompatibilità con l’ordine pubblico del foro (artt. 30 e 31).

Per quanto riguarda, infine, i beni immobili, l’art. 29 dispone che, qualora un diritto reale spettante in base alla legge applicabile non sia conosciuto nell’ordinamento nel quale lo stesso viene invocato, tale diritto deve essere adattato, se necessario e per quanto possibile, alla fattispecie più prossima prevista dalla legge del foro, tenendo conto degli obiettivi e degli interessi perseguiti dal diritto reale in questione nonché dei suoi effetti.

Massimiliano Campeis
Massimiliano Campeis
Massimiliano Campeis è avvocato cassazionista e managing partner di Studio Avvocati Campeis. Specializzato in diritto dei trust e della pianificazione patrimoniale e nella consulenza societaria, opera a supporto di famiglie e imprese nella tutela e trasmissione dei patrimoni, nel passaggio generazionale d’azienda, nei riassetti di gruppo societario e nelle operazioni straordinarie. È socio e responsabile locale dell’Associazione Il Trust In Italia.
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