PREVIOUS ARTICLE NEXT ARTICLE

La privacy patrimoniale: quali strumenti per preservarla

La privacy patrimoniale: quali strumenti per preservarla

Salva
Salva
Condividi
Massimiliano Campeis
Massimiliano Campeis

03 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 2 min
Tempo di lettura: 2 min
Salva

Sta crescendo sempre di più la necessità di riservatezza da parte di persone fisiche e famiglie e di conseguenza sono aumentati nel corso egli anni gli strumenti per conseguirla

L’esigenza di riservatezza, sempre più diffusa, investe anche la sfera patrimoniale delle persone: sono in molti oggi a chiedersi se, in che termini e con quali modalità possa essere limitata la “visibilità”, da parte dei terzi, dei propri beni.

In effetti, le banche dati oggi esistenti consentono di operare – mediante una rapida ed economica interrogazione, anche con modalità telematiche – un’analisi piuttosto accurata delle proprietà immobiliari e dei beni mobili registrati (automobili ed imbarcazioni) di chicchessia, così come delle partecipazioni in società (e, quantomeno in relazione alle società di capitali, dell’andamento economico e della consistenza patrimoniale delle stesse).

Al di fuori del “radar” rimangono i soli beni mobili non registrati, ivi compresi, quindi, la liquidità e gli asset finanziari (i cui dati però sono accessibili – oltreché da soggetti “qualificati” come l’Amministrazione Finanziaria o il Magistero Penale – anche da parte del creditore privato munito di titolo esecutivo, in forza del potere, riconosciuto all’ufficiale giudiziario dall’art. 492 bis c.p.c., di accedere alle informazioni contenute nelle banche dati dell’Anagrafe Tributaria).

A fronte di tale ampia pubblicità, è quindi utile chiedersi se sia legittima e tutelabile l’esigenza di chi desideri celare la proprietà di tutti, o di alcuni, dei propri beni. La risposta è certamente positiva, non essendovi alcun obbligo di legge di mantenere il proprio patrimonio visibile da parte dei terzi (né, ovviamente, di conservare un patrimonio “minimo” a garanzia di eventuali futuri creditori: il debitore risponderà dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri – art. 2740 c.c. – se e nella misura in cui dei beni vi siano).

L’ordinamento italiano peraltro espressamente riconosce e disciplina l’attività svolta dalle società fiduciarie e di revisione (che hanno per oggetto, tra l’altro, quello di “assumere l’amministrazione di beni per conto dei terzi”). Ed è proprio l’intestazione fiduciaria ad offrire – in particolar modo in combinazione con gli strumenti societari – le più ampie possibilità di tutela. In virtù del mandato fiduciario avente ad oggetto partecipazioni sociali, sarà visibile a terzi solamente l’identità del fiduciario (società fiduciaria iscritta), mentre il titolare della partecipazione (fiduciante) rimarrà anonimo. Sarà consigliabile, ove possibile, provvedere direttamente alla costituzione della società a mezzo fiduciaria, sì da non lasciare “traccia” della passata intestazione in capo alla persona fisica (ciò che renderebbe agevole intuire l’identità dell’attuale fiduciante). Nel caso di società già costituita, potrà essere valutata la possibilità di deliberare un aumento di capitale, che verrà poi sottoscritto direttamente dalla fiduciaria in nome e per conto del fiduciante.

Per quanto riguarda gli immobili, il conferimento degli stessi in società le cui partecipazioni siano intestate fiduciariamente otterrebbe ovviamente l’effetto di celare ai terzi la titolarità effettiva del diritto di proprietà sugli stessi: la convenienza concreta di tale opzione dipenderà tuttavia da valutazioni, principalmente di natura fiscale, che dovranno essere operate caso per caso.

Non è da escludersi neppure la possibilità di utilizzare il mandato fiduciario anche per mascherare la proprietà personale di beni immobili: tuttavia tale soluzione sconta, allo stato, una disciplina fiscale incerta (la Circolare n. 28/E del 27/3/2008 dell’Agenzia delle Entrate prevede che al trasferimento in favore della società fiduciaria si applichi l’imposta sulle donazioni, reputando il trasferimento atto a titolo gratuito; mentre, in forza di due recenti pronunce della Corte di Cassazione – 11401/2019 e 11402/2019 – lo stesso andrebbe esente dall’applicazione dell’imposta).

Ulteriori opportunità di riservatezza sono offerte dalle società di persone: esse, esentate dall’obbligo di depositare i bilanci, offrono di per sé una privacy certamente maggiore rispetto alle società di capitali quanto ai loro dati finanziari, economici e patrimoniali. La società semplice (iscrivibile in una sezione speciale del Registro Imprese), potendo avere finalità di mero godimento di beni, si presta peraltro all’intestazione anche di beni immobili e mobili utilizzati personalmente dal socio (si pensi, ad esempio, ad un’imbarcazione).

Riservatezza totale, infine, è offerta dallo strumento del trust, il quale, qualora il relativo atto istitutivo lo preveda, consente l’utilizzo dei beni conferiti anche da parte dello stesso disponente: ma qui si tratta, ovviamente, non di un “filtro” formale, bensì di un istituto che prevede un’effettiva spoliazione dei beni, ai fini dell’attuazione di un programma predeterminato e meritevole di tutela.

Massimiliano Campeis
Massimiliano Campeis
Massimiliano Campeis è avvocato cassazionista e managing partner di Studio Avvocati Campeis. Specializzato in diritto dei trust e della pianificazione patrimoniale e nella consulenza societaria, opera a supporto di famiglie e imprese nella tutela e trasmissione dei patrimoni, nel passaggio generazionale d’azienda, nei riassetti di gruppo societario e nelle operazioni straordinarie. È socio e responsabile locale dell’Associazione Il Trust In Italia.
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU: Pianificazione Fiscale Italia