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La finanza svizzera è ancora in piazza

La finanza svizzera è ancora in piazza

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

10 Luglio 2018
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  • L’annuncio dello stop al segreto bancario ha avuto ripercussioni nel mondo bancario svizzero

  • Nel 2017 gli asset esteri nelle banche svizzere sono aumentati

L’annuncio della fine del segreto bancario ha destabilizzato la finanza svizzera. Ma darla per spacciata potrebbe essere un errore

La finanzia svizzera non sta vivendo un periodo particolarmente facile, ma darla per morta potrebbe essere un errore fatale.

Un dato certo è che molte banche hanno chiuso i battenti. Nell’ultimo decennio, il numero degli istituti di credito, presenti nella Confederazione elvetica, si sono infatti dimezzati, e il patrimonio estero ha scelto altri porti. Questo ha portato a minor occupazione nel settore bancario. Negli ultimi 10 anni i dipendenti sono infatti scesi sotto quota 100 mila.

Il fattore che ha innescato la fuga dei patrimoni esteri dalle banche svizzere in altre giurisdizioni meno trasparenti è stato l’annuncio della fine del segreto bancario per i non residenti. La Svizzera a inizio 2017 aveva infatti iniziato il processo di adeguamento agli standard fiscali internazionali. Per essere compliance e rispettare tutti i vincoli europei e Ocse la Confederazione ha dunque deciso di annunciare uno stop del segreto bancario. L’annuncio non ha però lasciato indifferenti i principali clienti svizzeri, che per anni, avevano scelto la Svizzera come meta finanziaria per la loro discrezione fiscale.

L’adeguarsi agli standard internazionali è stato il risultato di diverse pressioni esterne. Dopo gli ultimi scandali fiscali (Panama Papers, Bahams Leaks) l’opinione pubblica internazionale ha infatti accesso i riflettori sulle pratiche di evasione internazionale e inevitabilmente anche la Svizzera è stata coinvolta. A non aiutare il settore finanziario elvetico ci hanno pensato anche altri centri finanziari in forte sviluppo, come Hong Kong e Singapore.

Lo scambio automatico di informazioni fra Svizzera, Hong Kong e Singapore partirà dall’autunno del 2019 e il Dipartimento federale delle finanze sottolinea come “per il settore finanziario svizzero è importante che lo scambio automatico di informazioni venga introdotto con tutte le pazze finanziarie concorrenti, in modo tale da garantire pari condizioni concorrenziali a livello mondiale”.

Secondo il quotidiano Finews.asia il sistema bancario svizzero rappresenta il passato. Si allude dunque alla centralità asiatica nel mondo finanziario. Sicuramente l’oriente sta giocando, negli anni, sempre più un ruolo da protagonista nell’economia mondiale, ma dare la Svizzera per spacciata potrebbe essere un errore fatale.

 

 

Il Finews.asia sottolinea come le banche svizzere hanno perso di “affidabilità” da quando hanno deciso di piegarsi ai diktat internazionali di maggiore trasparenza.
È vero, la Confederazione elvetica ha iniziato lo scambio di informazioni con diversi paesi, ma Singapore si è piegata agli standard internazionali ben prima. Nel 2017 ha infatti iniziato a scambiare i dati finanziari con le amministrazioni fiscali italiane e nel 2019 inizierà con la Svizzera. Ma non solo, a partire da settembre 2018 Hong Kong inizierà lo scambio di informazioni con l’Italia e un anno dopo con la Confederazione elvetica. Ovviamente i paesi con cui verrà attuato lo scambio automatico di informazioni sono molto più ampi, comprende la quasi totalità dei paesi dell’Ue.

 

Se dunque, anche le piazze finanziarie di Singapore e Hong Kong si sono piegati agli standard internazionali, dov’è la differenza con il sistema svizzero?

Stando alla tesi del Finews.asia: “la reputazione delle banche svizzere è crollate negli ultimi anni, perché i funzionari svizzeri hanno adottato atteggiamenti accomodanti sull’introduzione dello scambio di informazioni”. Si potrebbe dunque applicare lo stesso ragionamento alle piazze finanziarie di Singapore e Hong Kong.

 

Inoltre, un’arma su cui il sistema finanziario svizzero sta puntando molto sono le criptovalute. Settimana scorsa, infatti, Six società che gestisce la Borsa Svizzera ha lanciato la prima piattaforma al mondo per l’emissione, il trading e la custodia delle risorse digitali.

Infine, un ultimo aspetto da sottolineare sono le preferenze dei paperoni stranieri. Secondo gli ultimi dati pubblicati dalla Borsa Nazionale Svizzera, le banche elvetiche continuano a restare la meta preferita di inglesi, francesi, cinesi, tedeschi, lussemburghesi e americani. Nel 2017 gli asset depositati in banche elvetiche, da parte di clienti inglesi è aumentata del 12% rispetto all’anno passato.

Dato particolare, per un sistema che “ha perso reputazione negli ultimi anni”.

Giorgia Pacione Di Bello
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