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Italia, sempre più cani e gatti nel testamento

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

05 Febbraio 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • L’erede può decidere se accettare o meno la cura dell’animale. La legge non impone nessun tipo di obbligo

  • Molto spesso nei testamenti si lega l’animale ad un altro bene mobile, per “costringere” l’erede a prendersi cura anche dell’animale

Gli animali a quattro zampe nel testamento. Sempre più spesso si decide di fare rientrare anche i cani e i gatti all’interno dell’asset ereditario. Non sempre però questi hanno un lieto fine

Sempre più cani e gatti nei testamenti degli italiani. Il fenomeno è in continua crescita, ma non sempre gli amici a quattro zampe hanno un lieto fine. E’ infatti vero che si può inserire, all’interno del testamento, l’animale domestico, ma l’erede può anche rifiutare di prendersi cura di Fido.

Ma andiamo con ordine; ci sono due possibili scenari che si possono verificare. Nel primo, non si inseriscono gli animali domestici nel testamento e nel secondo, si decide di incorporare anche loro nell’eredità.

Si sviluppano dunque due situazioni che possono portare ad esiti diversi:

  • nel primo caso la sorte degli animali è legata alla buona volontà degli eredi. Se dunque ci sono soggetti che spontaneamente vogliono prendersi cura del cane e del gatto, del de cuius, si ha il lieto fine. Se invece nessuno degli eredi ha voglia di assumersi questa responsabilità, gli animali saranno affidati ad un canile o gattile.
  • Scenario simile si può verificare anche nel caso in cui gli amici a quattro zampe siano inseriti dal de cuius nel testamento. E questo perché quando si riceve un’eredità non si è obbligati ad accettarla, si può anche rifiutare. Se dunque nel testamento si era destinato il gatto ad un determinato erede, questo può non accettare di prendersi cura dell’animale.

Come fare dunque? Ci sono due strade che si possono percorrere. Nella prima si lega l’animale ad un bene. E dunque se l’erede vuole ricevere l’eredità dovrà per forza occuparsi anche dell’animale. Nella seconda si lascia il cane/gatto in affidamento ad un determinato soggetto con anche una somma per le spese di cura che si dovranno sostenere, per il benessere del cane/gatto. In questo caso non si ha però la certezza che l’erede usi il denaro per il benessere dell’animale. E dunque, per ovviare a questo inconveniente si può introdurre nel testamentola figura dell’esecutore. Questo avrà dunque il compito di sorvegliare il modo in cui l’erede spende i soldi ricevuti e se rispetta le volontà testamentarie, oppure no. In caso negativo interverrà il tribunale.

Problemi di natura testamentaria, nascono con gli animali domestici, per il semplice fatto che Fido, dal punto di vista legale, è visto come un bene mobile e non come una persona giuridica o fisica. Proprio per questo non è possibile lasciare l’eredità al proprio animale. Quello che si può fare è affidare il proprio cane/gatto ad un canile/gattile o ad un’associazione che si prenda cura di lui. In questo caso si può decidere di lasciare anche l’eredità a queste istituzioni, che se accetteranno l’incarico si muoveranno per tempo per attivare tutte le pratiche necessarie.

Giorgia Pacione Di Bello
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