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Intelligenza artificiale e consulenza tributaria in Italia, quali sinergie?

Intelligenza artificiale e consulenza tributaria in Italia, quali sinergie?

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

17 Ottobre 2018
Tempo di lettura: 5 min
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  • L’ultimo report McKinsey ha confermato che entro il 2030 vi sarà un drammatico cambiamento nella composizione della domanda di lavoro a livello globale. La consulenza tributaria ne farà le spese?

  • Alla base di ogni riflessione in merito, tre domande fondamentali

  • Lo stato attuale delle cose in Italia, Francia, Usa

  • Fatti non foste a viver come bruti… Qualche consiglio di lettura

We Wealth ha incontrato l’avvocato tributarista Alessandro Montinari, professionista in una disciplina antica, ma ben attento alle nuove tecnologie e al loro impatto sulla pianificazione fiscale

Secondo le proiezioni di società di consulenza come McKinsey, di qui al 2030 la domanda di lavoro per quegli impieghi ripetitivi e scarsamente digitali potrebbe crollare del 30 o 40%. Di contro, quella per professionalità cognitivamente qualificate è destinata ad aumentare dal 40 al 50%. La consulenza tributaria, come noto, per certi aspetti è molto ripetitiva e scarsamente digitale. Almeno in una visione stereotipata. Ma è davvero così?

Consulenza tributaria e AI, cosa ne pensa un giovane avvocato italiano

L’intervista all’avv. Alessandro Montinari

Ciao Alessandro, dal tuo punto di vista “giovane ma affermato”, che cosa vedi nell’IA che potrebbe iniziare a potenziare concretamente, nel breve-medio periodo, i servizi offerti da un consulente patrimoniale?

L’argomento è molto attuale ed è importante parlarne.

Tre domande fondamentali

Di fronte alle grandi riforme della tecnologia ci sono tre domande che occorre porsi: l’I.A. può dare beneficio a tutti? Quali i rischi e i vantaggi? Promuove l’autonomia o la dipendenza?[1]

Dal punto di vista della nostra professione di consulenti il processo di avanzamento tecnologico comporterà una forbice tra i professionisti. Chi è disposto ad adattarsi ai cambiamenti sarà più apprezzato di chi invece rimarrà ancorato agli strumenti attuali. Gli algoritmi faranno previsioni migliori, forniranno più informazioni e più precise che sarà necessario imparare a leggere e rielaborare.

Gli adempimenti ripetitivi, a basso contenuto intellettuale, le ricerche così come le facciamo oggi, l’analisi dei contratti e il reperimento dei documenti saranno fatte automaticamente dai nostri programmi e quindi si perderanno posti di lavoro. La privacy sarà ridimensionata se non cancellata. All’inizio per via dei costi si amplierà la divergenza tra i grandi player e chi opera in piccole realtà.

Dall’altro lato già da tempo è partita la ”profilazione” dei clienti e delle loro abitudini. I clienti, sulla base degli algoritmi, saranno sollecitati a chiedere prestazioni o a fare investimenti di cui fino a quel momento non avranno ancora realizzato di avere necessità. Offriremo quindi servizi migliori a clienti migliori.

In conclusione al professionista sarà chiesto un importante sforzo di adattamento non solo tecnico ma anche psicologico, sociale e legale affinché rimanga il vero dominus.

Hai già avuto modo di interfacciarti con qualche algoritmo nella tua professione? Se si, che cosa chiederesti di più al momento?

In Italia

In Italia il processo è iniziato da tempo ma procede lentamente. A tal proposito l’Agenzia delle Entrate, per le posizioni più semplici, manda la dichiarazione dei redditi precompilata ai contribuenti che non devono più andare dal consulente fiscale. Sempre per rimanere in Italia dal 2019 entrerà in vigore la “fattura elettronica” che semplificherà gli adempimenti e consentirà all’Erario un monitoraggio più accurato delle entrate. I nostri colleghi commercialisti già oggi utilizzano software in grado di generare automaticamente bilanci, note integrative e relazioni sulla gestione partendo dalla semplice imputazione dei dati nel programma.

In Francia

In Europa si guarda alla Francia. E’ già attiva una piattaforma, denominata “predictice”, sulla “giustizia predittiva”. I legali possono consultare milioni di sentenze in pochi secondi per avere un’anticipazione del probabile esito della causa e decidere in anticipo come comportarsi in giudizio, quali eccezioni sollevare e a quali rinunciare.

Negli Usa

Negli Stati Uniti c’è “clearwell”, un software che si occupa del “reperimento legale” e cioè del setaccio della mole di documentazione fornita dalle parti in causa ai giudici affinché questi possano individuare subito gli elementi per decidere. Altri sistemi estraggono le clausole chiave dai contratti, altri ancora consigliano le strategie fiscali, risolvono dispute matrimoniali relative alla proprietà e consigliano sentenze per crimini capitali. Queste sono tutte applicazioni del “Machine Learning” e dell’ “Intelligenza Artificiale” che entreranno a far parte anche della consulenza tributaria nel giro di qualche anno.

In quali sotto settori della gestione patrimoniale troveresti particolarmente utile l’implementazione dell’AI?

La gestione patrimoniale è un’attività caratterizzata dall’uso delle tecnologie ma che al momento deve essere sviluppata sotto questo profilo. La percentuale degli analisti che ritengono essenziale la digitalizzazione è balzata al 52% lo scorso anno rispetto il 25% dell’anno 2016 [1]. Trovo che l’implementazione dell’I.A. sarà utile per calcolare automaticamente l’impatto fiscale dell’investimento patrimoniale e per gli aspetti giuridici sottostanti alle operazioni. Il settore della sicurezza elettronica inoltre ne beneficerà sicuramente: dalla difesa verso i cyber attacchi si passerà a quello dell’annullamento della minaccia prima ancora che sia innescata.

Dal punto di vista dell’analisi finanziaria si avrà una migliore gestione del rischio con valutazioni più efficienti.  L’I.A. elimina le emozioni del consulente e decide in modo asettico al suo posto.

Allo stato attuale sono però la medicina – si pensi alle stampanti 3D e gli interventi sul DNA – e il settore automobilistico – con le auto che si guidano da sole – i campi in cui l’I.A. offre maggiori impiego.

[1] cfr. Vivek Wadhwa, con Alex Salkever, “Il Pilota nell’auto senza pilota”, Edizioni LSWR, 2017.

Il prossimo traguardo in molti outlook governativi e delle maggiori società di consulenza è quello del 2030. Provo a chiedere la stessa cosa a te, da consulente giuridico e fiscale attento alle nuove tecnologie. Come vedi il tuo mondo professionale ideale fra una decina d’anni? Temi i “colleghi” dai neuroni di silicio?

Domanda interessante. Gli scenari futuri possono essere sorprendenti.

Proprio ieri 16 ottobre 2018 è uscito in libreria l’ultimo libro del fisico Stephen Hawking [2], scomparso lo scorso 14 marzo 2018, il quale ipotizza una “superintelligenza artificiale” delle macchine, che si auto progetteranno e miglioreranno da sole. Non saremo in grado di competere con loro. Ciò nonostante gli interventi dell’I.A. per il miglioramento della nostra memoria, della resistenza alle malattie, dell’aspettativa di vita.

Senza arrivare a tali remoti scenari ritengo che nel breve-medio termine il consulente migliore sarà quello in grado di leggere al meglio le previsioni che gli saranno fornite dall’Intelligenza artificiale e dal Machine Learning. Tecnologie che lui stesso avrà imparato ad utilizzare. La capacità di adattamento appartiene al nostro Dna e ci ha già fatto superare nel passato altre riforme molto complesse [3]. D’altronde l’intelligenza, intendo quella umana, “può essere definita come la capacità di cambiare” [4]. Si tratta solo di volgere tale cambiamento a proprio favore.

Note

[1] Fonte rapporto prodotto da Forbes Insights e dal software provider Tremenos basato sulle risposte di 310 wealth manager e clienti HNWI.

[2]Stephen Hawking, “Le mie risposte alle grandi domande”, Rizzoli, 2018.

[3] cfr. Vivek Wadhwa, con Alex Salkever, “Il Pilota nell’auto senza pilota”, Edizioni LSWR, 2017.

[4] Stephen Hawking, “Le mie risposte alle grandi domande”, Rizzoli, 2018.

Alessandro Montinari
Teresa Scarale
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