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Gestione patrimoniale, un miraggio per molti atleti

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

12 Ottobre 2018
Tempo di lettura: 2 min
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  • I problemi finanziari di molti atleti professionisti sono legati alle scelte fatte. Affidare ad un famigliare o al manager la gestione del proprio patrimonio, non è la scelta vincente

  • Ci sono però alcuni ex atleti professionisti, che dopo la carriera sportiva, hanno intrapreso la strada del consulente finanziario. Obiettivo? Aiutare i giovani atleti a gestire il loro patrimonio

Non sono pochi i casi di atleti professionisti che dopo aver terminato la loro carriera sportiva cadono in disgrazia. Questo avviene perché negli anni d’oro non si sono affidati ad esperti, per la gestione del loro patrimonio

Finanza e sport, un binomio che molto spesso non decolla. Non mancano infatti nello scenario internazionale casi di atleti professionisti, che non essendosi affidati ad esperti della gestione patrimoniale, si sono trovati a fine carriera al verde. Luca Ferrari, Partner di Withers e Head Sport & Celebrities ha spiegato come: “il problema principale degli atleti professionisti è che non hanno riferimenti adeguati”. E questo avviene perché molto spesso, i giovani atleti, si affidano a conoscenze di famiglia, che non hanno le competenze adeguate nella gestione di un patrimonio consistente. Oppure si affidano direttamente a famigliari o in alcuni casi ai manager che li rappresentano. Queste scelte nella maggior parte dei casi, si rivelano disastrose per l’atleta. Se dunque non si riesce a rompere il legame (finanziario) con la famiglia o il manager c’è l’alto rischio di ritrovarsi, pochi anni dopo la fine della carriera sportiva, ad aver sperperato tutti i guadagni realizzati negli anni prima. Ovviamente ci sono anche casi in cui sono gli stessi famigliari  o il manager a spingere i propri assistiti, ad affidarsi a consulenti capaci. Purtroppo – sottolinea Ferrari – non si tratta della maggioranza dei casi.

Adrian Mutu, per esempio, ha dovuto pagare una somma enorme al Chelsea dato che, quando era ancora in attività, ha interrotto i rapporti contrattuali in maniera non corretta. Questo è avvenuto proprio perché Mutu si era affidato, con tutta probabilità, ad uno studio legale ingaggiato dal proprio manager. Probabilmente se l’ex giocatore della Fiorentina si fosse rivolto ad uno studio legale, in modo indipendente, questa situazione si sarebbe potuta facilmente evitare. E questo perché il legale ingaggiato avrebbe agito per tutelare i suoi interessi e non quelli della società o del manager.

A livello globale arrivano però segnali incoraggianti, riguardo al numero di atleti professionisti che si affidano sempre più ad esperti per la gestione del loro patrimonio. “Qualche segnale di crescita c’è” – sostiene Ferrari – “e arriva soprattutto dagli allenatori che vanno all’estero a svolgere la loro attività”. Questo avviene perché è molto facile incontrare ostacoli: linguistici, problemi fiscali e una normativa che può risultare essere differente rispetto a quella del paese di origine. Per evitare dunque di imbattersi in situazioni poco piacevoli, come è successo a Sinisa Mihajlovic, licenziato dopo pochi mesi dalla firma del contratto perché non era a conoscenza del fatto che la normativa portoghese (per determinati tipi di lavoro) può prevedere un periodo di prova, sarebbe meglio rivolgersi ad un legale esperto della materia. Il trend positivo riguarda però solo gli allenatori, i giocatori ne restano esclusi. Il mondo del calcio – sottolinea Ferrari– è caratterizzato da superficialità, perché ci si tende ad affidare principalmente a consulenti che “appartengono” alla società o al manager, e che dunque non hanno a cuore l’interesse del giocatore, tanto quanto lo avrebbe un avvocato assunto direttamente dall’atleta in questione. Piccola eccezione per il Regno Unito. Nella patria di sua maestà Elisabetta II i giocatori sono più accorti nell’individuare il soggetto che gli gestirà il patrimonio. E questo perché “ci sono stati diversi casi eclatanti di giocatori che si sono trovati al centro di verifiche importanti”.

Il declino patrimoniale degli atleti professionisti è dunque il frutto di due componenti: avarizia e inesperienza. L’avarizia si concretizza nel non voler spendere dei soldi per pagare un professionista, dato che la società per cui si lavora offre questo genere di servizi gratis. E l’inesperienza porta a non capire di chi ci si può fidare, per gestire i propri soldi. Un sentimento costante in molti atleti è infatti la paura di imbattersi in qualcuno che voglia approfittarsi delle proprie finanze

Ma non tutto è perduto. Se da una parte ci sono dunque atleti che non vanno d’accordo con il mondo della finanza, dall’altra c’è chi ha fatto della consulenza patrimoniale il suo futuro. Brad Daluiso, ex giocatore di football americano ora lavora a Morgan Stanley, Steve Finley, ex giocatore di baseball attualmente si trova alla Global Sports & Entertainment di Morgan Stanley oppure Cade McNown, ex giocatore di football americano ha lavorato in JPMorgan e in Ubs. Questi ed altri nomi dello sport, dopo la loro carriera nel mondo agonistico hanno deciso di intraprendere quella finanziaria, con l’obiettivo di aiutare gli attuali atleti a gestire il proprio patrimonio.

Luca Ferrari, Partner di Withers e Head Sport & Celebrities

Giorgia Pacione Di Bello
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