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Attrazione del capitale umano e fiscalità di vantaggio

Attrazione del capitale umano e fiscalità di vantaggio

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Roberta Moscaroli
Roberta Moscaroli

19 Marzo 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Al fine di favorire lo sviluppo economico, scientifico e culturale del nostro paese, il sistema fiscale italiano prevede una serie di misure agevolative dirette ad attirare risorse umane in Italia. Focus sulle agevolazioni per i cosiddetti “impatriati”

Il sistema fiscale italiano prevede una serie di misure agevolative, dirette ad attirare risorse umane in Italia, al fine di favorire lo sviluppo economico, scientifico e culturale del Paese.

Alcune di queste misure sono volte ad agevolare le persone fisiche che trasferiscono la residenza in Italia per svolgervi un’attività di lavoro, prevedendo una tassazione agevolata dei redditi da lavoro prodotti in Italia, mentre altre disposizioni sono finalizzate ad agevolare le persone fisiche che si trasferiscono in Italia a prescindere dallo svolgimento di una particolare attività lavorativa nel territorio dello Stato, prevedendo una tassazione agevolata dei redditi prodotti all’estero.

Soffermandoci, in questa sede, sulla prima categoria di misure agevolative, si ricorda che l’articolo 16 del decreto legislativo n. 147 del 2015, più volte modificato, ha inteso disciplinare compiutamente la materia del rientro dei lavoratori dall’estero, in particolare concedendo un’agevolazione fiscale temporanea ai lavoratori che, non essendo stati residenti in Italia per un periodo minimo precedente il rientro ed impegnandosi a permanere in Italia per almeno due anni, trasferiscono la residenza nel territorio dello stato (cosiddetti “impatriati”).

È con il decreto-legge n. 34 del 2019 (cosiddetto «Decreto Crescita»), tuttavia, che la disciplina in commento è stata nuovamente modificata, al fine di ampliarne la portata e l’ambito applicativo e di semplificare i requisiti richiesti ex lege per l’accesso ai benefici fiscali, per i soggetti che trasferiscono la residenza fiscale in Italia a decorrere dal 2020.

Con riferimento alla decorrenza, infine, vale segnalare che il decreto-legge n. 124 del 2019 (recante «Disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili»: cosiddetto «collegato fiscale»), convertito con modificazioni dalla legge n. 157 del 2019, ha anticipato l’applicabilità delle maggiori agevolazioni disposte dal Decreto Crescita anche ai lavoratori rientrati in Italia a partire dal 30 aprile 2019, purché questi già risultassero beneficiari del regime previsto per i lavoratori impatriati.

La portata dell’agevolazione

Entrando nel merito della disciplina in commento, si evidenzia che il riformulato testo dell’articolo 16 prevede che i redditi di lavoro dipendente e assimilati e i redditi di lavoro autonomo[1] prodotti in Italia da lavoratori che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato ai sensi dell’articolo 2 del Tuir (Testo unico delle imposte sui redditi) concorrono alla formazione del reddito complessivo per il solo 30% del relativo ammontare (10% del relativo ammontare se la residenza viene stabilita nell’Italia meridionale e peninsulare[2]).

L’agevolazione in commento si applica al verificarsi dei seguenti presupposti:

  • che i lavoratori non siano stati residenti in Italia nei due periodi d’imposta precedenti il trasferimento e si impegnino a risiedere in Italia per almeno due anni;
  • che l’attività lavorativa sia prestata prevalentemente nel territorio italiano.

Alle medesime condizioni soggettive, inoltre, il regime preferenziale in parola si applica anche ai redditi d’impresa relativi ad attività avviate in Italia a decorrere dal 2020.

Il regime agevolativo de quo opera dal periodo d’imposta in cui è avvenuto il trasferimento della residenza nel territorio dello Stato ai sensi dell’articolo 2 del Tuir e per i quattro periodi successivi (i.e., per totali cinque anni).

Al ricorrere di determinate condizioni, tuttavia, lo stesso è prorogato di ulteriori cinque anni. Le condizioni sono le seguenti:

  • lavoratori con almeno un figlio minorenne o a carico e/o
  • lavoratori che (abbiano acquistato o) acquistino un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia, nei dodici mesi precedenti al trasferimento in Italia o successivamente allo stesso (l’unità immobiliare può essere acquistata direttamente dal lavoratore oppure dal coniuge, dal convivente o dai figli, anche in comproprietà).

Sempre con riferimento alla possibile estensione dell’agevolazione per il quinquennio successivo a quello del trasferimento, si prevede infine che, ove i figli minorenni o a carico siano (non almeno uno, ma) almeno tre, la percentuale di imponibilità del reddito di lavoro scenda al 10 per cento del relativo ammontare.

Considerazioni conclusive

Alla luce di quanto sopra illustrato, è agevole comprendere come la descritta disciplina sugli “impatriati” risulti estremamente vantaggiosa e competitiva, anche rispetto ai regimi preferenziali offerti dagli altri Paesi.

Tale disciplina, pertanto, dovrebbe essere portata all’attenzione di tutti quei lavoratori esteri che, per qualsivoglia ragione, stiano vagliando la possibilità di una “rilocalizzazione” della propria attività dal proprio stato a un altro stato – il pensiero va, in particolare, ai riassetti conseguenti alla “Brexit”-  potendo l’Italia risultare attrattiva e vincente anche da questo punto di vista.

 

[1] La disposizione in commento contiene inoltre agevolazioni specifiche per sportivi professionisti, da un lato, e docenti e ricercatori, dall’altro, che si trasferiscano in Italia.

[2] E cioè nelle seguenti regioni: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna e Sicilia.

Roberta Moscaroli
Roberta Moscaroli
È partner dello studio legale Dentons, nella sede di Roma. Dottore commercialista e revisore contabile, si occupa di fiscalità a 360°, pianificazione fiscale, tax ruling e interpelli, private wealth management, fiscalità dei trust, piani di incentivazione, fiscalità delle banche, delle assicurazioni e dei Ias/Ifrs Adopter. Segue procedimenti di voluntary disclosure e patent box.
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