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Millennials e pensioni: una generazione di giovani sventurati?

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Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini

07 Aprile 2018
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  • Secondo lo studio il tasso di copertura pensionistica scenderà negli anni dal 84,3 al 69,7 per cento della retribuzione

  • Entro il 2020 la ricchezza dei millennials nel mondo raddoppierà a 35 miliardi di dollari (report Deoloitte)

  • Tra i giovani la possibilità di uguali opportunità è preferita alla sicurezza sul posto di lavoro (World economic forum)

Uno studio Confcoperative-Censis stima un futuro da fame per le giovani generazioni e una pensione ai limiti della sussistenza. Ma altri report non sono così negativi anche perché i millennials stanno per ricevere i patrimoni dei baby boomers

Una generazione di sventurati. A leggere il focus Confcooperative-Censis dedicato a “millennials, lavoro povero e pensioni: quale futuro” si rimane avvolti in un cupo pessimismo. In Italia vivono una vita di stenti quasi 6 milioni di individui tra i 18 ed i 35 anni, di cui 2,7 sbarcano il lunario con retribuzioni sempre più basse e addirittura 3 milioni non studiano e hanno addirittura rinunciato a cercare un lavoro, tanto sono sconfortati (i cosiddetti Neet, non (engaged) in education, employment or training). Il futuro dei millennials sarebbe dunque penoso. Con queste premesse è difficile immaginare anche una futura pensione decente. Lo studio – a conclusioni simili giunge anche un recente report di State street global advisor ipotizza un confronto tra la pensione attuale erogata ad un neo pensionato e quella di cui potrà godere suo figlio. Il primo, dopo 38 anni di contributi potrà contare a 65 anni su una rendita pari al’84,3% dell’ultima retribuzione, il secondo, bene che vada, non andrà al di là del 69,7 per cento!

Le cose stanno veramente così? Certamente se un paese non cresce e la sua economia deperisce tutto è destinato ad andare a rotoli, lavoro, pensioni , benessere di tutti i cittadini, siano o no millennials. Nell’ultimo anno, per la verità il Pil italiano è tornato finalmente a crescere (1,5%), dopo anni di crisi, così come i consumi delle famiglie. Si può dunque presumere che anche le attività dei millennials ne abbiano tratto vantaggio.

Al di là di tutto ciò, però, lo studio non prende in considerazione tre aspetti che invece sono attentamente valutati da altri report usciti dall’inizio dell’anno e dedicati anch’essi al tema dei millennials: il patrimonio delle famiglie che le giovani generazioni stanno per ereditare, i nuovi modi di lavoro, i nuovi stili di vita.

 

Il passaggio generazionale

 Attualmente le ricchezze del mondo sono saldamente in mano alla generazione dei baby boomers, quanti sono nati dopo la fine della seconda guerra mondiale fino alla metà degli anni sessanta. La loro quota sul totale dei risparmi gestiti – segnala un recente report di McKinsey (marzo 2018) – è addirittura cresciuta nel periodo 2013-2016.

Grafico quota sul totale dei risparmi gestiti - Generation X e Generation Y
Generation X & Generation Y

come si vede dalla figura gli asset in mano ai millennials (quelli nati dopo gli anni ottanta) neppure sono compresi nelle analisi, tanto sono modesti. Tuttavia, un grande passaggio di ricchezza generazione (il più grande della storia, secondo alcuni report) è alle porte, a beneficio delle generazioni più giovani e, dunque, anche dei millennials. Questi già sono diventati la classe d’età più numerosa al mondo. Rappresentano già il 50% della popolazione mondiale secondo un report, forse troppo ottimistico, del World economic Forum (“this is what millennals want in 2018” – gennaio 2018). Ed una parte della ricchezza mondiale ha iniziato a passare di mano. Secondo uno studio di Deloitte la ricchezza dei millennials raddoppierà nel 2020 arrivando, su scala mondiale, a 35 billion $. Quando verrà trasferito il grosso dei patrimoni? Difficile dirlo, dipenderà dall’orologio biologico delle generazioni. Certo, con l’aumento della speranza di vita, i più giovani rischiano una sorta di “effetto Carlo d’Inghilterra”, il pretendente al trono britannico il quale, a 70 anni, attende ancora che il suo destino si compia. Ma, proprio quell’esempio, ci può dire che un salto generazionale potrebbe verificarsi anche nel trasferimento dei patrimoni oltre che nelle successioni dinastiche.

I passaggi ereditari, insomma potrebbero agevolare proprio le generazioni più giovani, che in questa prospettiva potrebbero trovare stimoli per darsi da fare e continuare a studiare, abbandonando le schiere dei Neet. Non è la stessa cosa ricevere un’eredità a 30 anni piuttosto che a 70. Quando si è giovani i capitali possono servire ad avviare un’attività imprenditoriale, a costruire il proprio futuro. In età più avanzate, soprattutto a sostenere il proprio stile di vita.

In chiave pensionistica le conseguenze non sono meno rilevanti. Una quota dei patrimoni ereditati potrebbero servire a finanziare appropriati piani pensionistici integrativi sopperendo al presunto gap previdenziale stimato nello studio del Censis. Presunto, perché le ultime stime della Ragioneria dello stato (2017) sul sistema pubblico italiano attestano che, per effetto dell’aumento progressivo dell’età pensionabile, il primo pilastro continuerà ad erogare generose rendite anche nel futuro. In ogni caso le normative in vigore in Italia ed in molti altri paesi già consentono percorsi agevolati perc i genitori (baby boomers) possano già attualmente destinare proprie risorse per aprire piani pensionistici a favore dei figli (millennials) senza attendere che il passaggio generazionale si compia.

 

I cambiamenti nel mercato del lavoro

L’era del posto fisso è in declino. In quella direzione convergono non solo i cambiamenti strutturali nell’economia e nella produzione ma, spesso, anche i desideri delle generazioni più giovani. Joseph Coughlin, Director of the Massachusetts Institute of Technology AgeLab, in un articolo scritto recentemente per Forbes sottolinea l’attrazione dei millennials per la flessibilità nel mercato del lavoro che – spiega .- “include la possibilità di lavorare da casa o a un caffè, essere occupati solo pochi giorni a settimana o semplicemente a contratto”. Il 77% dei millennials – aggiunge – non soltanto considera la flessibilità più desiderabile ma anche una chiave per rendere maggiormente produttiva la propria attività. Secondo la ricerca condotta dal World economic forum, la possibilità di accedere ad eguali opportunità è, tra i giovani intervistati, molto più importante (51,4% delle risposte) della sicurezza sul lavoro (24,6%). Tradotti nel mondo della previdenza, che indicano questi trend? Che la previdenza complementare giocherà in futuro un ruolo più importante, anche nei paesi che finora sono caratterizzati (come l’Italia) da un pilastro pubblico molto robusto. E questo perché le forme pensionistiche complementari sono maggiormente in grado di assecondare quella flessibilità che caratterizzerà sempre più il mercato del lavoro.

 

Stili di vita e Internet

La vera domanda, pertanto è se i millennials saranno così responsabili da avviare per tempo un piano di risparmio previdenziale o invece rinvieranno la scelta anno dopo anno fino al punto da rendere quell’opzione non più praticamente percorribile. Diverse ricerche hanno segnalato in questi anni un certo disinteresse dei giovani dai temi della previdenza confermato, tra l’altro, nel basso livello di penetrazione dei prodotti pensionistici in quelle classi di età. A modificare questa percezione, però, giunge una ricerca condotta congiuntamente nel 2017 da Rothschild asset management e 3rd place, società specializzata nelle analisi dei big data. Ebbene, indagando nei social network, nei blog e tra i tanti documenti postati sulla rete, gli autori dello studio hanno scoperto che il tema dei fondi pensione è quello più popolare nella rete

Studio Rothschild -3rd Place . Percentuale rispetto a quanti si interessano nella rete ai fondi comuni d’investimento
Studio Rothschild -3rd Place . Percentuale rispetto a quanti si interessano nella rete ai fondi comuni d’investimento

e che, addirittura i millennials ne sono i più interessati.

Studio Rothschild -3rd Place . Età delle persone interessate ai fondi comuni d’investimento
Interesse per età

Per mancanza di risorse non hanno ancora avviato un piano pensionistico però il problema se lo pongono. Piuttosto è in ritardo l’industria dei servizi finanziari ad offrire loro prodotti ad hoc come segnala una recente inchiesta di “Plus-Il Sole 24 ore”( “Risparmio, è ancora bassa l’offerta per i millennials”, marzo 2018) . E’ un gap che dovrebbe essere rapidamente colmato, soprattutto nel web dove si manifesta con maggiore evidenza l’interesse dei giovani risparmiatori.

Riccardo Sabbatini
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