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Holding di famiglia senza emersione di plusvalenze imponibili

Holding di famiglia senza emersione di plusvalenze imponibili

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Roberta Moscaroli
Roberta Moscaroli

23 Luglio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Nei gruppi familiari di seconda o terza generazione sono presenti, spesso, soci con interessi e attitudini diverse rispetto alla gestione di una o più delle società compartecipate. In questo contesto, diventa fondamentale la conoscenza delle opportunità offerte dalla normativa fiscale e delle posizioni dell’Agenzia delle entrate

Con una recente risposta ad interpello (risposta 9 giugno 2020, n. 170), l’Agenzia delle entrate ha analizzato un’operazione di riorganizzazione aziendale, attuata mediante conferimento di azioni ai sensi dell’articolo 177, comma 2, del Tuir, in una holding di famiglia, valutando l’operazione stessa come non elusiva, ai sensi dell’articolo 10-bis della legge n. 212 del 2000 (“statuto del contribuente”).

La pronuncia in oggetto appare di estremo interesse, sia per la linearità e chiarezza dell’analisi dell’Amministrazione finanziaria (rispetto a una disciplina da sempre connotata da questioni interpretative complesse), sia per la fattispecie concreta oggetto di disamina, costituita dalla riorganizzazione del patrimonio societario da parte di individui legati da vincoli di parentela, attuata usufruendo di un regime fiscale di sostanziale neutralità.

Descrizione della fattispecie

Entrando nel dettaglio della fattispecie, il caso sottoposto all’Agenzia è quello di una società partecipata da una pluralità di persone fisiche, legate – come anticipato – da vincoli di parentela di vario grado, tra le quali solo alcune direttamente interessate alle dinamiche aziendali e coinvolte nella gestione societaria.

Poiché l’eccessiva frammentazione della compagine societaria non assicurava unità di indirizzo e di governo imprenditoriale alle attività svolte dalla società, i soci valutavano l’opportunità di mettere in atto una riorganizzazione dei rispettivi assetti proprietari, attraverso la costituzione di una holding di famiglia (società di capitali), cui trasferire la maggioranza (57,277%) delle azioni della società, rappresentativa anche della maggioranza assoluta dei diritti di voto esercitabili in assemblea.

Il conferimento sarebbe avvenuto uno actu (così da consentire alla holding l’immediata acquisizione della maggioranza della target) e sarebbe stato proporzionale (per esempio, con assegnazione ai soci di partecipazioni nella holding proporzionali ai conferimenti effettuati).

Alla luce della programmata riorganizzazione, i soci interpellavano dunque l’Agenzia sulla possibilità di usufruire del regime di cui all’articolo 177, comma 2, del Tuir, senza incorrere in un abuso del diritto; possibilità su cui – come enunciato in premessa – l’Agenzia ha confermato il proprio orientamento positivo.

 

Il regime del realizzo controllato

Al riguardo, vale ricordare brevemente che l’articolo 177, comma 2, del Tuir, ha ad oggetto la specifica ipotesi del conferimento di partecipazioni, con il quale la società conferitaria acquisisce il controllo di una società ai sensi dell’articolo 2359, comma 1, n. 1, del codice civile (“controllo di diritto”), ovvero incrementa, in virtù di un obbligo legale o di un vincolo statutario, la percentuale di controllo già detenuta.

La disposizione in esame stabilisce che, in detta particolare ipotesi, le azioni o quote ricevute dal conferente a seguito del conferimento siano valutate, ai fini della determinazione del reddito dello stesso, in base alla corrispondente quota delle voci di patrimonio netto formato dalla società conferitaria per effetto del conferimento.

Detta disposizione, pertanto, tecnicamente prevede (non già un vero e proprio regime di neutralità, bensì) una particolare modalità di determinazione del “valore di realizzo” del conferimento, basata, come indicato, sul valore (contabile) dell’incremento di patrimonio netto effettuato in contropartita al conferimento e quindi “controllato” dalle parti (“realizzo controllato”); con conseguente possibilità, ricorrendone le condizioni (come nel caso concreto commentato), di ottenere una sostanziale neutralità (“neutralità indotta”).

 

Conclusioni

Nei gruppi familiari di seconda o terza generazione sono presenti, spesso, soci con interessi e attitudini diverse rispetto alla gestione di una o più delle società compartecipate. Il passaggio generazionale, inoltre, impone frequentemente, anch’esso, la necessità di attuare modifiche nell’organizzazione degli assetti proprietari.

In questo contesto, diventa fondamentale, pertanto, approfondire la conoscenza delle opportunità offerte dalla normativa fiscale e delle posizioni dell’Agenzia circa il loro corretto utilizzo, al fine di pianificare nel modo ottimale – senza la violazione delle disposizioni tributarie e senza l’inutile assunzione di rischi fiscali – il futuro degli interessi familiari.

Roberta Moscaroli
Roberta Moscaroli
È partner dello studio legale Dentons, nella sede di Roma. Dottore commercialista e revisore contabile, si occupa di fiscalità a 360°, pianificazione fiscale, tax ruling e interpelli, private wealth management, fiscalità dei trust, piani di incentivazione, fiscalità delle banche, delle assicurazioni e dei Ias/Ifrs Adopter. Segue procedimenti di voluntary disclosure e patent box.
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