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Consulenti finanziari a scuola di wealth management

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

04 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 2 min
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Un scuola per il wealth management? Il master dell’Aipb abbraccia un ampio raggio di competenze, dalle fondamenta della professione alle ultime frontiere del tech per la consulenza, passando per l’armonia dello yoga. Perché i banker di domani dovranno avere un’identità trasversale e rotonda

Prenderà il via il 4 maggio 2020 a Milano il master in private banking & wealth management promosso da Aipb. Della durata di otto mesi, il programma (destinato a laureati e laureandi alla specialistica in economia o ingegneria gestionale con almeno 99/110, nati dal 1993 in poi) si articolerà in due mesi di aula e sei di stage retribuito presso una delle banche partner che hanno deciso di prestare le proprie competenze al master Aipb.

Come funziona la scuola del wealth management

La didattica occuperà 300 ore, dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 18.00, presso Palazzo delle Stelline in corso Magenta.

Quello dell’Associazione italiana di private banking è “il primo master nel suo genere, per struttura e contenuto”, afferma Silva Lepore, direttore scientifico del programma di alta formazione dell’Aipb. Lanciato il 15 novembre 2019, durante il forum annuale dell’associazione, il master si prospetta come un percorso ad alta intensità, capace di combinare teoria e pratica nelle realtà leader del wealth management e del private banking in Italia.

“Due sono gli aspetti fondamentali del master che ne hanno consentito la costruzione”. Racconta Lepore: “Le 25 istituzioni finanziarie che hanno aderito al progetto ospitando i partecipanti per lo stage retribuito e tutto il corpo docente che assicura competenza e professionalità. I due aspetti insieme favoriscono il perseguimento dell’obiettivo ultimo del master che è quello dell’avvicinamento al mondo del lavoro”.

Gli atenei rappresentati

Molti gli atenei rappresentati e – come sottolinea il direttore scientifico – tutti di rilievo nel panorama della formazione economico finanziaria in Italia: Università di Perugia, Università di Bergamo, Università di Siena, Liuc Università Carlo Cattaneo, Università di Trento, Università Lum di Bari, Università di Torino, Libera Università di Bolzano, Ca’ Foscari Venezia, Università Bicocca, Cetif dell’Università Cattolica di Milano, Scuola Holden di Torino. Non mancherà inoltre l’apporto didattico di primari studi legali e di commercialisti quali Dentons, Zitiello, Loconte, Fondi, Lta.

Le 25 banche che hanno aderito al progetto non presteranno solo una collaborazione formale: i manager, i private banker e i professionisti di queste realtà leader si alterneranno con il mondo universitario che pure è il perno del master.

Otto saranno inoltre gli asset manager associati Aipb che presteranno la loro testimonianza. Eurizon, J.P. Morgan, Fidelity, Gam, Candriam, La Financière de l’Échiquier, Natixis, Rothschild & Co., oltre all’Aifi (Associazione italiana del private equity, venture capital e private debt). Il contributo del mondo del private banking è biunivoco. Saranno anche i clienti con le loro esperienze e le loro esigenze a salire in cattedra.

Il wealth management non prescinde dalle istituzioni

Un master in private banking non può ovviamente esimersi dal confrontarsi con la regolamentazione e le istituzioni, come ricorda il direttore scientifico. Per questo, protagoniste del master saranno anche le autorità di vigilanza. Infatti esponenti di Consob, Bankitalia, Ivass e del Ministero dell’Economia e delle Finanze arricchiranno, con la loro presenza, le specifiche competenze dei partecipanti in tema di compliance e vigilanza. Ma il master vuole anche essere un progetto trasversale e multidisciplinare di formazione in senso ampio, attingendo a più fonti di conoscenza.

È per questo che nel corpo docente figurano anche voci e note della complessità contemporanea, estranee al mondo del private banking. Dall’insegnamento yoga, alla musica, dalla filosofia del gusto fino alla filantropia sociale. Il master Aipb rappresenta un’opportunità di rinnovamento generazionale per l’industria del private banking. Rinnovamento che non vuol dire sostituzione del preesistente. Ma affiancamento e valorizzazione a tutto tondo dei saperi a servizio di una professionalità antica eppure rara.

Teresa Scarale
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