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Appuntamento dal notaio: i vantaggi del testamento

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Alessandro Montinari
Alessandro Montinari

28 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 5 min
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Quali sono davvero i vantaggi del testamento? Come mai non è uno strumento molto diffuso in Italia? Dalle ragioni culturali alla mancata conoscenza dell’atto, ecco le risposte del notaio Amedeo Venditti, in un incontro esclusivo con We Wealth

Ho appuntamento con il notaio Amedeo Venditti per approfondire quali sono gli strumenti successori usati per trasferire il patrimonio. Partendo dal testamento sino ai più recenti patti di famiglia vorrei capire le motivazioni di chi chiede il suo intervento per l’applicazione pratica di questi istituti. Quali limiti e quali benefici si incontrano per una pianificazione preventiva secondo il suo punto di vista.

Arrivo puntuale e dopo qualche minuto mi accomodo nella sala riunioni. Entriamo subito sul tema.

I vantaggi del testamento

Appena il 17% degli italiani lascia testamento. Gli altri preferiscono effettuare donazioni in vita o rinviare alla successione automatica regolata dalla legge. La cosa importante è pianificare per tempo. E conoscere le regole poiché diversi sono gli strumenti messi a disposizione dal legislatore.   

Al di là dei dati numerici come ci si approccia alla decisione di fare o non fare testamento?

Quando si parla di successioni vi sono due culture che si contrappongono: la prima, di matrice più antica, secondo la quale il possesso dei beni è finalizzato alla loro conservazione e non alla loro consumazione. La seconda, di scuola più moderna, secondo cui il possesso dei beni è strumentale alla propria esistenza in vita. Sono due universi contrapposti che è importante mettere sul tavolo quando si devono prendere le decisioni.

Generazione presente contro generazione futura. Quando il disponente rimanda la pianificazione del passaggio generazionale è per motivi culturali o ancora perché non riesce a decidersi nell’individuazione del beneficiario ideale. Il testamento può essere lo strumento per dare esecuzione all’una o all’altra cultura di famiglia. Il ruolo del testamento è dunque quello esecutivo di idee e concetti decisi a monte. Nel testamento si riflette il vissuto del disponente, le sue relazioni, i suoi affetti. Bisognerebbe intervenire sulla coscienza collettiva spostando l’attenzione sull’importanza di pensare al “dopo di noi” come modo responsabile per pensare alla collettività.

Quindi chi non ricorre ai vantaggi del testamento lo fa solo per ragioni culturali?

Oggi credo che i motivi per cui siano in pochi a fare testamento siano essenzialmente tre: la prima, più diffusa, può sintetizzarsi nella visione personale a breve termine in base alla quale si pensa a godere del patrimonio in vita senza preoccuparsi troppo di quello che accadrà.

La seconda è relativa alla consistenza del patrimonio: nello scenario base esso è costituito dall’abitazione e dal conto corrente. Si tratta di un patrimonio che è tale da non necessitare altre forme di regolamentazione rispetto alla successione regolata dalla legge. Infine, come terza ipotesi residuale, spesso c’è poca conoscenza delle regole del testamento. Per disinteresse o per difficoltà ad avere accesso alle corrette informazioni.

E allora chi sono quelli che invece decidono di fare testamento?

Raggrupperei in due categorie le persone che fanno testamento. La prima riunisce coloro che non hanno una famiglia o comunque persone care già tutelate dai vincoli della riserva di legittima. In questo caso i beneficiari sono scelti tra persone vicine, enti pubblici o religiosi e fondazioni culturali. La seconda categoria, invece, è rappresentata da chi ha doppie o triple famiglie e dunque si trova a dover programmare una successione alla quale mal si adattano le regole della successione legittima per la presenza di più figli provenienti da relazioni diverse.

Come si contemperano le volontà del testatore con le quote di legittima?

Si tratta di una “garanzia reale” sui beni oggetto di successione. La ratio dell’istituto si basa sul concetto della famiglia e sul ruolo che essa ha nella nostra società come istituzione in grado di garantire la “pace sociale”. Non solo per contributi economici ma anche per valori e esperienze. Ai legittimari spetta una quota di legge che può tuttavia essere derogata nel testamento. In questo caso il testamento è valido ma può essere impugnato da chi si ritiene leso. A quel punto si sposta sugli eredi il tema se rispettare le volontà del de cuius o agire per eccepire la lesione della legittima.

Ma quali sono i vantaggi e i limiti di fare testamento in vita?

Il testamento evita innanzitutto la comunione ereditaria che cade sui beni in successione, per effetto della quale gli eredi acquistano la proprietà pro quota sullo stesso bene. Con il testamento si possono prevedere disposizioni in modo da assegnare i beni ai successori in maniera razionale ed ordinata, al fine di evitare i contrattempi di avere più proprietari su uno stesso bene, ciò che richiede un successivo accordo di divisione. Per contro il testamento può non essere lo strumento ideale per i beni produttivi come le aziende, in quanto non sempre compatibile con le volontà del testatore. Se si tratta di attività produttive il testamento ha tempi lunghi di esecuzione, mentre questa tipologia di beni esige la continuità di gestione. Il rischio è la perdita di valore. Pur essendo previsto il legato di azienda, riteniamo che sia sempre preferibile pianificare in maniera opportuna il passaggio di aziende in vita.

In questi casi è quindi preferibile disporre in vita dei propri beni.

Gli elementi a favore della pianificazione preventiva sono diversi. Anzitutto per conservare il valore di un’impresa e mantenere la possibilità di sviluppo bisogna coinvolgere sin da subito i discendenti facendo loro comprendere il valore e il significato dell’azienda – al di là della famiglia – come primo aspetto che guidi le decisioni. Poi si trasmettono anche gli aspetti legati al business e quelli patrimoniali. Uno dei migliori modi per raggiungere questo fine è l’apertura a terzi del management o anche del capitale attraverso partner finanziari. In modo che i discendenti possano seguire un percorso formativo e culturale adeguato prima di prendere il timone.

Come attuare il trasferimento in vita pur non spogliandosi completamente dei beni?  

In questi casi si può pensare alla donazione in vita. La donazione nell’ipotesi classica è utilizzata per trasferire la proprietà dei beni riservandosi l’usufrutto, perché permette l’individuazione immediata del beneficiario, evitando che il disponente si spogli sin da subito del bene. In tal modo si mantiene una forma di controllo. Il limite di questa soluzione è uno solo: eventuali ripensamenti o discordanze sulla gestione straordinaria del bene diventerebbero situazioni a cui sarebbe difficile porre rimedio.

Per superare questi limiti è stato introdotto nel nostro ordinamento il patto di famiglia che viene utilizzato dall’imprenditore per trasferire ad uno degli eredi un’azienda o delle partecipazioni societarie. Come se in quel momento si aprisse la successione nel suo patrimonio. Naturalmente per gli altri legittimari viene prevista una compensazione immediata, salvo rinunzia espressa da parte loro pur essendo degli aventi diritto. Questo istituto del patto di famiglia però presenta ancora dei limiti sia fiscali sia civilistici.

Grazie Notaio Venditti. Sono le ore 19 e il tempo a nostra disposizione per parlare dei vantaggi del testamento è terminato. Rimane il tema fiscale di cui non abbiamo avuto modo di parlare. Fissiamo un altro appuntamento?

Volentieri.

Alessandro Montinari
Alessandro Montinari
Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. Collabora da più di un decennio con uno studio boutique del centro di Milano.
Il presente articolo costituisce e riflette un’opinione e una valutazione personale esclusiva del suo Autore; esso non sostituisce e non si può ritenere equiparabile in alcun modo a una consulenza professionale sul tema oggetto dell'articolo.

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