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Soldi esteri versati sul c/c italiano: la prova spetta al contribuente

16 Maggio 2019 · Giorgia Pacione Di Bello · 2 min

  • Il contribuente ha ricevuto sul suo conto corrente dei soldi provenienti dall’estero. L’Agenzia delle entrate ha mandato un avviso di accertamento e in primo grado il giudice ha fatto ricadere l’onere della prova sul fisco

  • E’ stato fatto ricorso perché secondo l’Amministrazione fiscale l’articolo 32, comma 1 del Dpr n. 600/73 e degli articoli n. 2729 e 2697 del Codice civile non erano stati applicati correttamente

L’onere della prova spetta al contribuente e non all’Agenzia delle entrate. A sottolinearlo è stata proprio l’ordinanza n. 11810/19 della Cassazione

È il titolare del conto corrente che deve fornire spiegazioni e prove sulla presenza di soldi provenienti dall’estero. Questo quanto deciso dalla Cassazione con l’ordinanza n. 11810/19.

Il caso

Il soggetto in questione ha ricevuto alcuni bonifici dall’estero per una somma di circa 151 milia euro, omettendo la somma dalla dichiarazione dei redditi, quadro Rw. L’Agenzia delle entrate ha contestato al contribuente, con un avviso di accertamento, di non aver conseguito i redditi di capitali non dichiarati risultati dalle mobilitazioni bancarie. Il contribuente ha risposto all’Amministrazione sostenendo che erano prestiti fatti da famigliari residenti all’estero fatti per finanziare una società immobiliare (documentazione fornita). L’ufficio aveva però osservato come il contribuente in questione non aveva avuto nessun benefici dall’investimento fatto, perché non risultava nella ridistribuzione degli utili aziendali negli anni successivi. Non era inoltre seguito al versamento degli importi, nessun impegno d parte della società di restituire le somme ricevute. E infine le somme indicate risultavano essere superiori sia alle cifre del bonifico sia al finanziamento fatto dal contribuente stesso. La Commissione ha dunque stabilito che l’accertamento dell’Agenzia delle entrate fosse basato solo su “semplici congetture, privi di riscontri oggettivi”.

Il ricorso

L’amministrazione fiscale ha fatto ricorso alla Cassazione sostenendo che l’articolo 32, comma 1 del Dpr n. 600/73 e degli articoli n. 2729 e 2697 del Codice civile, non fossero stati applicati correttamente, dato ce il giudice di secondo grado aveva erroneamente affermato che l’onere di prova spettava all’Agenzia delle entrate e non al contribuente (che dunque non è obbligato a dimostrare la sua innocenza). La Cassazione ha accolto il ricorso affermando che: “qualora l’accertamento effettuato dall’Ufficio finanziario si fondi su verifiche di conti correnti bancari, l’onere probatorio dell’Amministrazione è soddisfatto, secondo il Dpr n. 600/73, articolo 32, attraverso i dati e gli elementi risultanti dai conti predetti, determinandosi un’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente”.

Nel caso specifico, il contribuente avrebbe dovuto giustificare la presenza di denaro ricevuto e dimostrare che le movimentazioni bancaria non erano riferibili ad operazioni imponibili e pertanto privi di rilevanza fiscale. E sarà il giudice del rinvio a esaminare nuovamente la controversia e confrontarsi con i vari principi

Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello
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