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Le sfide fiscali della digital economy

Le sfide fiscali della digital economy

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Raffaele Iervolino
Raffaele Iervolino

20 Novembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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L’ accordo internazionale sulla tassazione dell’economia digitale nel 2020 sta incontrando degli ostacoli a causa delle divergenze tra i paesi membri dell’Ocse. Il lavoro però dell’Inclusive Framework sta andando avanti

La pandemia generata dal covid-19 e le divergenze tra i Paesi frenano il raggiungimento di un accordo internazionale sulla tassazione dell’economia digitale nel 2020 ma non interrompono il lavoro portato avanti dell’Inclusive Framework dell’Ocse. L’obiettivo dichiarato è quello di portare a termine il progetto con successo entro la metà del 2021.

L’Inclusive Framework dell’Ocse raggruppa 137 paesi e sta discutendo una serie di misure volte ad una riforma consensuale delle norme fiscali internazionali attinenti alla tassazione della c.d. digital economy. Nello specifico, il 12 ottobre 2020, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) ha pubblicato due importanti documenti: i blueprint sul Pillar 1 e sul Pillar 2. Detti documenti sono parte del lavoro attualmente in corso a livello europeo volto a sviluppare delle soluzioni efficaci e condivise per far fronte alle sfide fiscali derivanti dalla digitalizzazione dell’economia.

Nello specifico, il blueprint sul Pillar 1 amplia i diritti di tassazione dei Paesi in cui vi è una “active and sustained participation of a business in the economy of that jurisdiction through activities in, or remotely directed at, that jurisdiction”, mentre il blueprint sul Pillar 2 esamina una serie di misure volte a stabilire un quadro globale di tassazione minima, riducendo così, in modo significativo, gli incentivi per le imprese multinazionali nel trasferire gli utili verso i Paesi a bassa tassazione.

Il Pillar 1 evidenzia la necessità di riesaminare le metodologie di tassazione dell’economia digitale, in quanto l’attuale approccio di attribuzione dei profitti basato sulla presenza fisica e sulla definizione di stabile organizzazione non è più adatto a riconosce il valore creato a distanza attraverso i nuovi modelli di business digitali. Nel dettaglio, il Pillar 1 prende in considerazione diverse proposte per una nuova ripartizione degli utili e regole di nexus. Queste ultime determinano il diritto di un Paese nel vedersi attribuire una parte degli utili prodotti da un’impresa e sono differenziate per “Automated digital services” e “Consumer-facing businesses”. I tre elementi fondamentali del Pillar 1 sono: (i) un nuovo diritto per le giurisdizioni “mercato/utente” di tassare una parte degli utili residui di un’impresa (c.d. “Amount A”), (ii) un rendimento fisso calcolato secondo i principi del transfer pricing per determinate attività di distribuzione e marketing svolte fisicamente sul mercato (c.d. “Amount B”), e (iii) l’istaurazione di processi di prevenzione e risoluzione delle controversie fiscali.

Il Pillar 2 analizza le caratteristiche di una “global minimum taxation” volta a garantire che tutte le grandi imprese che operano a livello internazionale paghino un livello minimo di imposte indipendentemente da dove hanno sede o dai Paesi in cui operano, e lo fa attraverso una serie di regole volte a: (i) garantire una tassazione minima, evitando nel contempo la doppia imposizione o la tassazione in assenza di profitto economico, (ii) far fronte ai diversi modelli di sistema fiscale nonché ai diversi modelli operativi delle imprese, (iii) garantire la trasparenza e la parità di trattamento, e (iv) ridurre al minimo gli oneri amministrativi ed i costi di conformità. Il principale meccanismo di funzionamento del Pillar 2 è costituito da una regola di inclusione del reddito unitamente ad una regola sul pagamento minimo delle imposte. Il funzionamento della regola di inclusione del reddito si basa, per alcuni aspetti, sui principi tipici delle controlled foreign companies (Cfc) e fa scattare l’inclusione quando il reddito di un’entità estera è tassato al di sotto di un’aliquota minima effettiva.

Secondo le stime dell’Ocse contenute nel Tax Challenges Arising from Digitalisation – Economic Impact Assessment, le misure descritte nei due documenti porterebbero all’aumento delle entrate globali di circa 50-80 miliardi di dollari l’anno. Considerando anche l’effetto combinato del regime statunitense Gilti – il Global Intangible Low-Tax Income o Gilti  è una misura volta al contrasto dei sistemi di erosione della base imponibile e di trasferimento dei profitti all’estero da parte delle multinazionali con sede negli Stati Uniti -, l’effetto totale potrebbe rappresentare 60-100 miliardi di dollari l’anno o fino a circa il 4% delle entrate globali concernenti l’imposta sul reddito delle società.

In tale contesto, una soluzione multilaterale basata sul consenso porterebbe ad un sistema fiscale internazionale più favorevole per gli investimenti e la crescita economica. Al contrario, l’assenza di una soluzione consensuale multilaterale porterebbe ad una proliferazione di misure fiscali nazionali non coordinate, come ad esempio le imposte sui servizi digitali, e ad un aumento delle controversie fiscali. Ciò pregiudicherebbe la certezza fiscale con una conseguente probabile riduzione degli investimenti da parte dei gruppi multinazionali.

Per ultimo, va sottolineato come la crisi economica generata dal covid-19 abbia accelerato i processi di digitalizzazione dell’economia, aumentando quindi la necessità di trovare delle soluzioni efficaci e condivise per far fronte alle sfide della digital economy.

Raffaele Iervolino
Raffaele Iervolino
Dottore commercialista e revisore legale, ha lavorato in Italia e all’estero occupandosi di prezzi di trasferimento e fiscalità internazionale presso i più importanti network internazionali. Svolge la sua attività professionale presso lo Studio legale tributario Ey, dove fa parte del gruppo di lavoro sulle transazioni finanziarie.
Il presente articolo costituisce e riflette un’opinione e una valutazione personale esclusiva del suo Autore; esso non sostituisce e non si può ritenere equiparabile in alcun modo a una consulenza professionale sul tema oggetto dell'articolo.

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