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Tre clausole salvano l’azienda dal conflitto tra soci

Tre clausole salvano l’azienda dal conflitto tra soci

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Gianmarco Di Stasio
Gianmarco Di Stasio

18 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Per evitare che la continuità aziendale sia messa a rischio, è indispensabile che lo statuto e/o i patti parasociali della società familiare prevedano dei meccanismi di risoluzione adatti a scongiurare la messa in liquidazione

Non è infrequente che le imprese familiari, soprattutto nel caso di compagini societarie equamente divise tra due soci o due gruppi di soci (sovente a loro volta riconducibili a due rami familiari) possano trovarsi in situazioni di contrasto gestionale. Il conflitto ha evidenti ricadute sull’operatività aziendale, determinando inefficienze, rallentamenti e perdita di opportunità d’investimento.

Se il contrasto si protrae e diventa insanabile può verificarsi lo stallo decisionale o deadlock ossia una situazione di mancato raggiungimento dei quorum (costitutivo e/o deliberativo) necessari per adottare risoluzioni su materie essenziali per la vita o lo sviluppo della società, dall’autorizzazione per lo svolgimento di importanti operazioni di investimento/disinvestimento all’approvazione del bilancio, dalla nomina dell’organo amministrativo all’approvazione di necessarie modifiche statutarie.

La legge prevede che, in caso di impossibilità di funzionamento o per la continuata inattività dell’assemblea, la società si scioglie e gli amministratori devono constatare senza indugio il verificarsi di un caso di scioglimento. Per evitare di mettere a rischio la continuità aziendale, è indispensabile che lo statuto e/o i patti parasociali della società di famiglia prevedano meccanismi di risoluzione del deadlock che scongiurino la messa in liquidazione della società.

La flessibilità che caratterizza le attuali regole del diritto societario consente di prevenire tali situazioni di stallo con opportune clausole, che disciplinano i casi di mancato raggiungimento dei necessari quorum deliberativi (sia in sede in assemblea che nell’ambito dell’organo amministrativo). Tipicamente, le situazioni di stallo si risolvono con clausole di tre tipi.

La prima e più comune è la cosiddettaclausola di “escalation”. In sostanza, qualora si siano tenute due o più riunioni consecutive dell’assemblea dei soci o del consiglio di amministrazione della società familiare per deliberare su una stessa questione identificata nello statuto o nel regolamento di famiglia come “Materia rilevante” senza che sia stata assunta la relativa deliberazione, si prevede che ciascun gruppo o ramo familiare potrà inviare all’altro un avviso con cui viene dato atto che si è verificato uno stallo. A seguito dell’avviso, tutti i gruppi compiranno, ciascuno per quanto di propria competenza, ogni ragionevole sforzo affinché la società continui ad operare senza che si verifichino interruzioni nell’attività di ordinaria amministrazione e costituiranno un comitato misto composto da un rappresentante di ciascun gruppo (il membro senior, ad esempio) con il compito di trovare una soluzione alla situazione di stallo. Qualora il comitato non riesca a trovare una soluzione soddisfacente, non verrà assunta alcuna deliberazione e/o decisione nel consiglio di amministrazione ovvero nell’assemblea della società di famiglia, relativamente alla questione che ha dato origine allo stallo ovvero verrà adottata la delibera che eviti la messa in liquidazione della società. Eventualmente, si prevedrà che la questione possa essere sottoposta al voto in futuro.

La seconda è invece una clausola che si può ritrovare più frequentemente quando un gruppo familiare abbia la maggioranza della società e si intenda risolvere la situazione di stallo riaffermando la leadership strategica di questo gruppo sul “ramo cadetto”. Il gruppo familiare di maggioranza, eventualmente dopo che non sia andato a buon fine un tentativo di risolvere amichevolmente lo stallo, potrà fare in modo che la delibera sulla Materia rilevante sia riproposta all’organo sociale competente e adottata col proprio voto favorevole. Ciò, tuttavia, a condizione che ci si impegni ad acquistare, ad un prezzo determinato secondo una formula, le partecipazioni dei soci di minoranza i cui amministratori non abbiano contribuito ad adottare la delibera controversa. L’effetto deterrente nell’attivare una procedura di deadlock è chiaro, per entrambe le parti in causa.

La terza è infine una clausola che si può riscontrare nel caso di compagini societarie equipollenti, quando il deadlock segnali la fine dell’allineamento di interessi e strategie dei soci paritetici. In questo caso, scatta la procedura di asta tra soci per ottenere la maggioranza o l’integralità del capitale sociale. Tra queste la più diffusa è quella della “roulette russa”. La clausola può essere declinata secondo diverse varianti. Una delle modalità di funzionamento della clausola prevede che ad un socio, al ricorrere di certe condizioni, possa essere attribuito il diritto di fissare un prezzo e di porre l’altro socio di fronte all’alternativa tra vendere la propria partecipazione a quel prezzo, o acquistare la partecipazione dell’altro gruppo familiare allo stesso prezzo. La procedura può anche articolarsi in una vera e propria asta competitiva per la determinazione del maggior prezzo a cui una delle parti è disposta ad acquistare le partecipazioni dell’altra.

Con la Massima n. 181 del 2019, il Consiglio Notarile di Milano ha affermato la legittimità di questo tipo di clausole. I dubbi degli operatori si basano sul timore che il socio finanziariamente più debole, possa essere costretto a cedere le proprie partecipazioni per un valore non equo. Il Notariato ribadisce che l’elemento discriminante ai fini della validità della clausola è il rispetto del principio di equa valorizzazione delle partecipazioni obbligatoriamente trasferite.

Gianmarco Di Stasio
Gianmarco Di Stasio
Socio responsabile del team legale dello Studio Russo De Rosa Associati. E' specializzato nella consulenza ai clienti imprenditori e alle loro famiglie nella gestione di passaggi generazionali d'azienda, nell'apertura o cessione del capitale a terzi e nella trasmissione e protezione del patrimonio familiare. Nell'ambito di operazioni di acquisizione di pacchetti societari, con particolare focus sulle PMI, assiste importanti gruppi industriali internazionali e fondi di private equity.
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