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Start-up: la Cina insegue gli Usa

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

27 Marzo 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • A febbraio, secondo i dati di Credit Suisse, c’erano 326 unicorni a livello globale. Di questi 156 sono nati negli Usa, mentre 93 in Cina

  • Nonostante Cina e Usa siano le prime due classificate le società che nascono nei due paesi hanno caratteristiche molto diverse

Secondo gli ultimi dati presentati da Credit Suisse durante la 22° conferenza sugli investimenti in Asia è emerso come Cina e Usa sono i primi due paesi per nascita di “unicorni”

Le start-up parlano cinese. La Cina, secondo l’ultimo report “Disruption as usual” presentato daCredit Suisse durante la 22° conferenza sugli investimenti asiatici, è il secondo Paese dopo gli Usa dove nascono più stat- up e “unicorni” (società con una valutazione di oltre un miliardo di euro) al mondo. Secondo il report di Credit Suisse la Cina è ancora indietro nella produzione di società nel campo dell’intelligenza artificiale, nel hardware e nella biotecnologia a causa degli scarsi investimenti.

Secondo il report inoltre, al 20 febbraio 2019 c’erano 326 unicorni a livello globale. Di questi 156 sono nate negli Usa, mentre 93 in Cina. Le società americane totalizzano un valore di circa 558 miliardi di dollari, mentre le cinesi circa 325 miliardi di dollari.

Caratteristiche degli unicorni cinesi

Cina e Usa guidano la classifica degli unicorni, ma le caratteristiche delle società risultano essere piuttosto diverse. Le start-up cinesi sono guidati più dall’innovazione del processo di business, che sfrutta le grandi dimensioni del mercato cinesi. Gli unicorni Usa avendo, invece, una capacità scientifica più avanzata si sviluppano in settori come l’intelligenza artificiale, i big dati, la robotica, la sanità e le biotecnologie. Si può dunque dire come gli unicorni cinesi riflettono lo stato di avanzamento del Paese. La Cina, nonostante gli enormi passi da gigante, risulta infatti fare ancora pochi investimenti in R&S (dal 2000 al 2009 questo era solo l’1,2% del Pil, rispetto ad una media Ocse del 2,2%). Negli anni gli investimenti sono aumentati, ma restano ancora al di sotto rispetto alla media dei paesi Ocse (nel 2017 in Cina R& era il 2,1%, mentre media Ocse 2,3%). Inoltre, l’investimento in ricerca e sviluppo cinese risulta essere anche più basso rispetto al Giappone, alla Corea, a Taiwan, alla Svezia, alla Germania, a Israele e Finlandia.

Giorgia Pacione Di Bello
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