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La scommessa di una ex banchiere divenuta startupper

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

03 Gennaio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Laura Oliva è la vincitrice del premio Women in Fintech – 2019 Italy Awards, assegnato a figure femminili che si sono distinte nel settore finanziario per capacità d’innovazione

  • “Le donne sono convinte che le tecnologie che riguardano le attività di sviluppo codici, quelle software e quelle quantitative, siano respingenti”, spiega Laura Oliva

Dall’investment banking di Allianz, dove lavorava come responsabile debt capital market, all’idea di Ekuota, che offre strumenti online per la gestione dei rischi finanziari. We Wealth ha incontrato Laura Oliva, eletta “Women in fintech of the year” ai Women in finance awards 2019

Quando si parla di fintech le donne sembrano fare un passo indietro, nonostante una naturale propensione verso le tematiche quantitative. Al contrario, gli uomini sono più abituati ad approfondire e lavorare anche sulle competenze mancanti in ambito tecnologico.

A raccontarlo èLaura Oliva, vincitrice del premio Women in Fintech – 2019 Italy Awards assegnato dall’Ambasciata Britannica e dallo studio legale Freshfields Bruckhaus Deringer, in collaborazione con Borsa Italiana, a figure femminili che si sono distinte nel settore finanziario per capacità d’innovazione. Con un passato come responsabile debt capital market nel gruppo Allianz, ha lasciato il mondo dell’investment banking per fondare Ekuota, una startup dedicata all’offerta di strumenti online per la gestione dei rischi finanziari. Oggi siede nel board di Lu-Ve, società quotata all’Mta.

Cosa l’ha spinta ad abbandonare l’ambito della finanza tradizionale per creare un’azienda innovativa?

Eravamo un gruppo di ex colleghi, lavoravamo tutti nel gruppo Allianz. Io ero responsabile debt capital market, altri colleghi erano nel risk management, altri si occupavano di software. Ekuota è nata come realtà che aiuta le aziende a gestire i rischi finanziari. Facciamo analisi predittiva: diciamo alle aziende dove ci saranno le perdite potenziali più alte e cosa fare per mitigare i rischi. Come si distingue Ekuota in termini di diversità di genere? Non ci sono tante donne nel panorama italiano che si interessano al fintech. Noi siamo un’azienda micro e, quando abbiamo cominciato, ero l’unica donna del team. Oggi, invece, abbiamo una piccola componente femminile di cui non riuscirei a fare a meno.

Quanto è difficile per le donne farsi strada nel mondo del fintech?

Le donne sono terrorizzate dal parlare di tecnologie, credono di non esserne in grado. Sono convinte che le tecnologie che riguardano le attività di sviluppo codici, quelle software e quelle quantitative, siano respingenti. Secondo me, se c’è la passione, si può fare qualsiasi cosa. All’Università Bocconi sono poche le giovani studentesse che seguono con passione questi temi, mentre ci sono tanti ragazzi che – pur non avendo le conoscenze e non avendo approfondito le tecniche – sono molto più bravi a inserirsi, approfondire e lavorarci.

Quale consiglio darebbe a una donna che voglia intraprendere un percorso come il suo in questo settore?

Se una donna decide di fare fintech, è già una cosa molto positiva. Se si parla di machine learning, ad esempio, molte persone si spaventano. In realtà, si tratta di tecniche e metodologie che si acquisiscono senza grandi difficoltà. Oggi in Italia c’è un bel movimento su queste tematiche, per cui c’è spazio di azione e bisogna cerca di cogliere il meglio. Inoltre, le donne sono naturalmente molto dotate sulle tematiche quantitative.

Una ricerca realizzata da Eumetra mr per Agos sostiene che le donne siamo più propense al risparmio che all’investimento…

Io ho un background da analista finanziario e ho sempre criticato chi parla di “scommettere” in Borsa, perché considera il rendimento di breve termine. Investire invece è un’attività di analisi, di comparazione, molto vicina alla predisposizione femminile del rischiare con cautela, considerando il rischio-rendimento e conducendo l’investimento della famiglia o dell’azienda sulla giusta strada.

L’educazione finanziaria può essere uno strumento per supportare le donne ad avvicinarsi al mondo del fintech?

Nelle scuole italiane non si fa educazione finanziaria a nessun livello. Nelle università Usa invece è normale fare formazione su che cos’è un titolo, un’azione, un’obbligazione, come bisogna investire: concetti di base che dovrebbero appartenere a un patrimonio informativo comune. Bisogna agire.

Rita Annunziata
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