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Passaggio generazionale, per le Pmi italiane è un tabù

Passaggio generazionale, per le Pmi italiane è un tabù

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

03 Gennaio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il 2018 è stato un anno positivo per le imprese italiane. Si è infatti registrata una crescita maggiore rispetto all’anno scorso

  • I giovani imprenditori che vogliono subentrare all’interno della realtà aziendale di famiglia risultano essere preparati dal punto di vista accademico ma poco nella pratica

L’ultimo studio pubblicato da PwC mostra come le famiglie imprenditoriali italiane siano molto orientate allo sviluppo estero e alla crescita. Il passaggio generazione suscita però ancora paure e timori

Le famiglie imprenditoriali italiane sono orientate alla crescita internazionale. A dirlo è la ricerca “Global Family Survey 2018” pubblicata il 3 gennaio da PwC. Stando ai dati del report il 2018 si è chiuso registrando una crescita superiore delle imprese familiari italiane rispetto alla precedente edizione (2016): il 69% degli intervistati infatti ha dichiarato di aver realizzato una crescita rispetto all’anno precedente (nell’edizione 2016 la crescita era stata ottenuta solo dal 59% delle risposte), mentre il 9% ha dichiarato di aver registrato un calo nelle vendite nell’ultimo anno (nell’edizione 2016 la contrazione era stata lamentata dal 18% degli intervistati). I dati italiani sulla crescita risultano dunque essere in linea con quelli rilevati a livello mondiale. Il 30% ha infatti indicato di aver maturato una crescita rispetto all’ultimo anno a due cifre, contro il 34% della media globale. Con riferimento al futuro, l’82% degli intervistati italiani prevede di realizzare una crescita ulteriore nei prossimi due anni, ma prevale una crescita costante (74% delle risposte rispetto al 68% della media globale) rispetto a una dinamica più veloce e aggressiva (8% delle risposte italiane rispetto al 16% della media globale).

Le differenze principali tra le imprese familiari italiane e la media globale, stando allo studio di PwC, riguardano l’apertura ai mercati esteri. Le risposte mostrano infatti una maggior internazionalizzazione delle vendite delle imprese familiari italiane (il 90% delle risposte dichiara vendite all’estero, rispetto al 70% della media globale, con un peso medio del fatturato sul totale dei ricavi delle imprese italiane intervistate pari a circa il 37%). In aggiunta, la propensione a far crescere ulteriormente la porzione di fatturato all’estero nei prossimi 5 anni riguarda il 92% delle imprese familiari italiane, rispetto al 79% della media globale. Questi elementi sono spiegati, secondo la ricerca, da un tratto specifico che distingue le imprese familiari italiane dalle omologhe incluse nel campione coinvolto: il 75% delle imprese italiane opera internazionalmente in uno (30%) o più settori (45%), quindi con una pronunciata prevalenza per la diversificazione settoriale e non solo geografica, mentre la media globale si attesta sul 50% di operazioni internazionali.
Per quanto riguarda le sfide principali da affrontare nei prossimi due anni, per realizzare le ambizioni di ulteriore sviluppo, le imprese familiari italiane sono più focalizzate sull’innovazione, sulla professionalizzazione del business, sulla digitalizzazione e sulle dinamiche della competizione internazionale rispetto alla media registrata dall’indagine 2018. Inoltre, le imprese familiari italiane hanno più frequentemente un piano strategico completo rispetto alla media globale (61% delle risposte italiane indicano l’esistenza di un piano formalizzato, documentato e inclusivo di ricavi e costi, rispetto a una media globale che si attesta al 49%).

La famiglia, l’impresa e il passaggio generazionale

La presenza dei membri delle nuove generazioni nei business familiari italiani risulta essere superiore rispetto a quella registrata in altri paesi: l’81% dei membri delle nuove generazioni italiane segue infatti le orme dei genitori, operando nelle proprie imprese familiari in diversi ruoli di responsabilità, rispetto al 65% della media globale: in particolare, il 43% degli italiani siede nei Cda rispetto al 37% della media, il 52% opera nella direzione aziendale rispetto al 43% della media. Inoltre i giovani italiani, che dovranno prendere le redini della società di famiglia, fanno poco esperienza, rispetto agli stranieri, nelle dinamiche aziendali.

Giorgio Elefante, Family Business Specialist di PwC Italia ha commentato infatti come: “Successo più che successione: questo sembra il tratto caratterizzante le famiglie imprenditoriali italiane. I conflitti quando ci sono non si vedono, mentre dei passaggi generazionali si tende a non parlare. Ciò nonostante le imprese familiari crescono all’estero più delle loro omologhe di altri paesi. I valori del nostro capitalismo familiare sono buoni, ma necessitano di linfa vitale dai membri delle nuove generazioni in sintonia con le sfide di innovazione, digitalizzazione, internazionalità e con una preparazione adeguata a ricoprire i ruoli di responsabilità che vengono loro affidati. E le famiglie imprenditoriali possono beneficiare di esperienze professionali esterne per prevenire, piuttosto che curare a posteriori, conflitti e divergenze che sono connaturate in realtà aziendali plurisettoriali e sempre più internazionalizzate.”

Giorgia Pacione Di Bello
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