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Il paradosso delle startup al femminile

Il paradosso delle startup al femminile

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

27 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Secondo il Ministero dello sviluppo economico, nel terzo trimestre del 2019 le imprese innovative in cui le quote di possesso e le cariche amministrative sono prevalentemente detenute dalla componente femminile rappresentano il 13,5% del totale

  • “C’è un tema sicuramente legato a quelli che vengono chiamati inconcious bias, dei pregiudizi inconsci che ci portiamo come bagaglio culturale e che limitano la capacità di prendere una decisione maggiormente collegata a temi oggettivi di competenze e di merito”, commenta Claudia Pingue

  • Il PoliHub – lo Startup district&incubator del Politecnico di Milano – ha valutato nel corso del 2019 oltre mille progetti di impresa

Fanno più fatica ad attrarre capitali, ma le nuove imprese fondate o guidate da donne generano una redditività superiore. Claudia Pingue, general manager del PoliHub, startup district&incubator del Politecnico di Milano, racconta con i numeri il valore della diversity. Oltre i pregiudizi

Quando si parla di startup, la medaglia della parità di genere scintilla e mostra due facce completamente opposte: una chiara, numericamente identificabile, a tratti disarmante. E un’altra silenziosa, velatamente fiera, ma ancora poco conosciuta. Partiamo dai dati.

Secondo il Ministero dello sviluppo economico, nel terzo trimestre del 2019 le imprese innovative in cui le quote di possesso e le cariche amministrative sono prevalentemente detenute dalla componente femminile rappresentano il 13,5% del totale. E la situazione non risulta più rosea a livello europeo; l’European startup monitor 2018 della Commissione europea rivela che le startup fondate da donne raggiungono appena il 18%. Se ci soffermiamo sul panorama italiano, i dati sembrerebbero in parte collegati al numero di donne laureate nelle discipline Stem (Science, technology, engineering, and mathematics), che lascia il Belpaese alla ventiseiesima posizione nell’Ue a 28.

“Lo sviluppo delle nuove imprese innovative fa leva sulle competenze tecnologiche – spiega Claudia Pingue, general manager del PoliHub, lo Startup district&incubator del Politecnico di Milano – il numero di “donne Stem” contribuisce alla scarsa partecipazione femminile nei ruoli decisionali e alla creazione delle startup stesse”. Ma non solo. Anche il contesto normativo sembra non supportarle affatto. L’Italia, differentemente dal resto dell’Europa occidentale, si posiziona al 76° posto nella classifica globale del Gender gap index 2018 del World economic forum sulla disparità di genere, superata anche dall’Honduras e dal Montenegro. A mancare sarebbero proprio le politiche a sostegno delle donne e, in particolare, del bilanciamento tra vita lavorativa e vita privata. Dallo smart working ai congedi parentali, oggi la componente femminile non gode di una parità di condizioni tale da permetterle di esprimere al meglio il proprio potenziale in ambito lavorativo.

“C’è un tema sicuramente legato a quelli che vengono chiamati inconcious bias, dei pregiudizi inconsci che ci portiamo come bagaglio culturale e che limitano la capacità di prendere una decisione maggiormente collegata a temi oggettivi di competenze e di merito – continua Claudia Pingue –. Nelle presentazioni di progetti imprenditoriali, molto spesso le donne tendono a essere più avverse al rischio, assumendo un approccio che può risultare per i venture capital più conservativo e meno attraente”. Secondo un report di Hsbc, She’s the Business, qualora riescano a ottenere finanziamenti, le donne godono infatti del 5% di capitali in meno, mediamente, rispetto agli uomini. Il 35% delle imprenditrici dichiara di subire episodi discriminativi soprattutto nelle fasi di ricerca degli investimenti, affrontando panel di investitori prevalentemente composti da uomini. A onor dei numeri, l’altra faccia della medaglia, intanto, continua a scintillare. Lasciando l’analisi statistica alle spalle, il bicchiere mezzo pieno torna alla ribalta, presentando un’immagine completamente diversa. “Le aziende con una leadership femminile producono rendimenti migliori rispetto a quelle guidate solo dagli uomini, hanno una capacità più forte di rispondere al mercato e di generare ritorni per gli investitori”, spiega Claudia Pingue.

Uno studio condotto da Boston Consulting Group e MassChallenge, acceleratore globale di startup con sede a Boston, ha rivelato come, nonostante la minore capacità di attrarre investimenti, le startup con una leadership femminile generino parallelamente più del doppio delle entrate e, quindi, siano più efficaci nel trasformare un dollaro ricevuto di finanziamento in un dollaro di ricavi. “Le imprenditrici sono preparate, hanno idee concrete, ambizione e coraggio. Le donne ci sono, sanno innovare e contribuiscono alla creazione di un valore economico che è maggiore – conclude Pingue –. La sfida allora per il comparto delle startup, e in generale per i settori hi-tech, è riuscire ad attrarre più donne. È grazie a loro che potremmo vincere la sfida della competitività”.

Il PoliHub in cifre

Premiato dall’associazione Ubi Global tra i cinque migliori incubatori universitari al mondo, il PoliHub – lo Startup district&incubator del Politecnico di Milano – ha valutato nel corso del 2019 oltre mille progetti di impresa. Sottoposti a un rigoroso processo di selezione, solo 65 hanno passato il vaglio. Sommati a quelli accolti nel 2018, le idee di business incubate nel 2019 ammontano a 184 e includono iniziative imprenditoriali che si trovano in diversi stadi del ciclo di vita, dai progetti d’impresa in fase embrionale a startup già costituite, fino alle aziende in fase di scale up. Si tratta di un portafoglio di aziende che ha generato solo nello scorso anno un fatturato complessivo di oltre 40 milioni di euro e ben mille nuovi posti di lavoro. Tra l’altro, dalla collaborazione con 360 Capital Partners, nel 2018 è nato Poli360, un fondo d’investimento da 60 milioni di euro con l’obiettivo di finanziare le iniziative nascenti, sostenendo progetti e startup a elevato contenuto tecnologico.

“Siamo nel bel mezzo dell’internet pervasiva delle cose, dei big data, degli algoritmi, dell’intelligenza artificiale, della robotica, della guida autonoma – spiega Claudia Pingue, general manager del PoliHub – In questa nuova economia, vince chi sa continuamente sperimentare nuove forme di servizio e nuovi modelli di business, e chi sa far evolvere le proprie aziende mescolando sapientemente le nuove opportunità tecnologiche, creando nuove esperienze per l’utente e nuovo valore economico”. Un contesto in cui bisogna essere in grado di guardare al futuro, sviluppando una classe imprenditoriale capace di innovare costantemente. Senza dimenticare un’adeguata attenzione verso le donne. “In questa partita sarà fondamentale l’inclusione della diversità per aumentare l’impatto generato dalle aziende – continua Pingue –. La diversità di genere è quella più significativa in termini numerici. In Europa in questo momento ci sono più donne che uomini, anche in Italia. Se riuscissimo a valorizzare il contributo femminile, avremmo una capacità d’impatto doppia”.

Rita Annunziata
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