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Imprese volano della ripresa: verso un nuovo patto per l’Italia

Imprese volano della ripresa: verso un nuovo patto per l’Italia

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

30 Settembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • “Aderire allo spirito dell’Ue significa puntare su una visione diversa dei sussidi per sostenere i settori in difficoltà. I sussidi non sono per sempre, né vogliamo diventare un Sussidistan”, dichiara Carlo Bonomi

  • Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli: “Stabilizzeremo e intensificheremo gli incentivi di industria 4.0”

In occasione dell’assemblea di Confindustria, Carlo Bonomi volge lo sguardo sulla ripartenza. Per il leader degli industriali è giunto il tempo di un’azione comune che punti a massimizzare il ruolo di motore dello sviluppo del sistema imprese. Occhi puntati sul Recovery fund

“Servono scelte per l’Italia del futuro, scelte anche controvento”. Il monito di Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, continua a riecheggiare all’indomani dell’assemblea generale dell’associazione delle imprese. Il leader degli industriali, rivolgendosi al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha sottolineato come sia giunto il tempo di “un’azione comune” nell’ottica di un “nuovo grande patto per l’Italia” che punti a massimizzare il ruolo di motore dello sviluppo del sistema delle imprese e del lavoro attraverso una “visione alta e lungimirante”.

Secondo Bonomi, infatti, da diversi anni in Italia manca una visione di fondo, in grado di “unire ciò che il nostro Paese sa fare con l’impatto della modernità, l’evoluzione formidabile delle tecnologie e gli effetti di tutto ciò che può produrre in una società italiana che, in 25 anni, ha perso reddito e aumentato il tasso di diseguaglianza”. Una visione che dovrebbe mettere al centro soprattutto giovani e donne, considerate le “vere vittime da anni della crisi italiana”. Se si osservano le donne, in particolare, dal 2016 al 2017 il gap retributivo si è contratto del 2,7% e ancora poche professioniste ricoprono il ruolo di quadri o di dirigenti. Stando ai dati Istat presentati dal leader degli industriali, dal 2008 al 2018 il numero di dirigenti al femminile è passato dal 27 al 32%, mentre quello dei quadri è salito dal 41 al 45%. Ma se si considerano solo le imprese private, le percentuali passano rispettivamente al 15 e al 29%. “Quindi va detto – esorta Bonomi – siamo noi uomini, nelle aziende private, che dobbiamo cambiare testa”.

In Italia fino a tre milioni di evasori fiscali

Ma avere una visione, continua il presidente di Confindustria, significa anche considerare quali obiettivi e strumenti “producono effetti su filiere decisive per la nostra industria e per chi vi lavora” e rivedere “dalle fondamenta il modo in cui si affronta il tema della coesione territoriale tra Nord e Sud”. Secondo Bonomi, considerando le risorse dispiegate dai diversi fondi europei, “si deduce che il vero problema non sono le risorse, ma la capacità tecnica delle regioni a minor crescita di impegnarle con progetti coerenti alle richieste dell’Unione europea”. Di conseguenza, aggiunge, è sconsigliabile aggiungere altri bonus a tempo, ma piuttosto bisognerebbe convogliare le risorse in pochi strumenti “incisivi e nuovi” che puntino soprattutto su infrastrutture e legalità. In Italia, infatti, i dati Inps e Istat dimostrano come si contino fino a tre milioni di evasori fiscali solo tra gli autonomi e altrettanti tra i dipendenti. “Sarebbe una bella prova che lo Stato metta tutti sullo stesso piano, senza più alimentare pregiudizi divisivi a seconda della diversa percezione del reddito”, dichiara Bonomi.

Recovery fund: guardare all’esempio di Relance France

Sul fronte del Recovery fund, il presidente di Confindustria torna poi a rivolgersi al premier Conte, chiarendo come un eventuale fallimento sul fronte dell’utilizzo delle risorse rappresenterebbe un “danno immenso” per il Paese. “La visione alta – aggiunge – serve anche per aderire ai chiari indirizzi espressi dall’Unione europea per l’utilizzo delle risorse del Recovery fund”, ma l’esempio sul quale volgere lo sguardo è quello di Relance France (il programma presentato dal governo francese per rilanciare l’economia del Paese, ndr), che si focalizza su tre obiettivi principali:la sostenibilità sociale e ambientale e la competitività delle imprese. Inoltre, “aderire allo spirito dell’Ue – continua Bonomi – significa puntare su una visione diversa dei sussidi per sostenere i settori in difficoltà”. Se durante i mesi più caldi della pandemia il governo italiano ha dispiegato misure di sostegno per rispondere alla sete di liquidità delle imprese, secondo Bonomi “i sussidi non sono per sempre” e per le filiere più colpite è necessario uno “sforzo particolare”.

“Rinuncia al Mes danno certo”

“Nell’entusiasmo per i 208 miliardi dall’Europa, che si aggiungono al Sure e alle nuove linee di credito Bei, tende a svanire l’attenzione sul danno certo per il Paese se il governo rinuncia al Mes sanitario privo di condizionalità”, avverte poi Bonomi. “Inoltre, non vorremmo trovarci un domani a constatare che l’onere della parte di Recovery fund percepito in trasferimenti sia finanziato con nuove tasse solo a carico delle imprese, specie di quelle che producono e, soprattutto, danno occupazione in Europa”.

La risposta positiva del governo

Le parole di Bonomi trovano accoglienza nelle risposte del governo. In particolare, il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha ribadito come “la nostra strategia” debba essere “l’unità nazionale”. “Abbiamo bisogno di un paese dove sia semplice fare impresa – aggiunge – Stabilizzeremo e intensificheremo gli incentivi di industria 4.0”. Sulla stessa linea d’onda anche il premier Conte, che ha sottolineato come “con lo stesso spirito di unità con cui abbiamo affrontato la sfida della pandemia, dobbiamo ora contribuire tutti insieme a vincere la sfida della ripartenza”, con un nuovo patto pubblico-privato che possa “dare vita a un sistema di collaborazione e di co-investimento tra Stato e imprese italiane”.

Rita Annunziata
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