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Imprese, la mancanza di talenti può costare 8 mila miliardi di dollari

Imprese, la mancanza di talenti può costare 8 mila miliardi di dollari

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Francesca Conti
Francesca Conti

13 Febbraio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Per il settore finanziario e commerciale lo studio prevede un deficit di 10,7 milioni di risorse entro il 2030, pari a oltre 45 volte la forza lavoro globale di Hsbc

  • I primi cinque centri finanziari analizzati dallo studio potrebbero non generare 870,47 miliardi di dollari entro il 2030

  • La Cina potrebbe non riuscire a generare 44,45 miliardi di dollari di entrate a causa della mancanza di competenze

Secondo lo studio di Korn Ferry, la carenza di talenti produttivi altamente qualificati potrebbe portare entro il 2030 a una perdita di opportunità di reddito a livello globale di 8.452 miliardi di dollari. L’equivalente del Pil combinato di Germania e Giappone

Una crisi del talento – ovvero una carenza di manodopera qualificata – potrebbe spostare l’equilibrio globale del potere economico entro il 2030. Se la situazione non verrà guidata, entro il 2030,la carenza di lavoratori qualificata sarà pari a 85,2 milioni di persone, con una conseguente perdita di opportunità di reddito di 8.452 miliardi di dollari, pari al Pil combinato di Germania e Giappone. È quanto emerge dallo studio The Talent Crunch condotto da Korn Ferry, società di consulenza organizzativa che accompagna le aziende nel ridisegnare gli asset manageriali. Secondo lo studio, se lasciata senza indirizzo, la carenza di talenti mondiale ridurrà in futuro la crescita per le organizzazioni, le economie e il lavoro.

Il settore dei servizi finanziari e commerciali, in particolare, è uno dei più rilevanti in termini di contributo al Pil ma è anche il settore più minacciato da gravi carenze di talenti. Lo studio di Korn Ferry prevede un deficit di 10,7 milioni di risorse entro il 2030, pari a oltre 45 volte la forza lavoro globale di Hsbc. I primi cinque centri finanziari dello studio – Stati Uniti, Cina, Regno Unito, Germania e Francia – potrebbero non generare 870,47 miliardi di dollari entro il 2030, di cui la metà negli Stati Uniti.

I centri finanziari europei come il Regno Unito e la Germania potrebbero faticare a mantenere le loro posizioni globali a causa dell’incombente carenza di talenti qualificati, con il Regno Unito di fronte a una carenza di competenze entro il 2030 equivalente a un quinto della sua forza lavoro nel settore. Secondo la ricerca il Giappone, sesto più grande centro finanziario del mondo, non riuscirà a generare nel 2030 fatturato per 113,62 miliardi di dollari, pari a oltre il 18% del valore potenziale del settore sempre nel 2030.

Una situazione ‘tragica’ a livello internazionale? Abbastanza, anche se con le dovute differenze. Gli Stati Uniti ad esempio si stanno già scontrando col problema della carenza di talenti produttivi altamente qualificati e lo studio di Korn Ferry prevede che questo deficit aumenterà nel prossimo decennio, raggiungendo un disavanzo nel 2030 di 383.000 lavoratori, pari a oltre il 10% della forza lavoro altamente qualificata. La Cina, che ha lavorato molto per trasformarsi in un centro tecnologico all’avanguardia nel mondo,entro il 2030 potrebbe non riuscire a generare 44,45 miliardi di dollari di entrate a causa della mancanza di competenze. L’India, invece, è l’unico paese che prevede un surplus di manodopera altamente specializzata in servizi finanziari e aziendali entro il 2030.

Anche i paesi in via di sviluppo con forti centri di produzione potrebbero iniziare ad avere problemi a causa di gravi carenze di talenti: entro il 2030, il Brasile potrebbe soffrire di un deficit di produzione di 1,7 milioni di dollari mentre l’Indonesia potrebbe vedere la carenza di lavoratori raggiungere 1,6 milioni. Sempre secondo lo studio di Korn Ferry,anche l’Europa soffrirà di gravi carenze di competenze, con una produzione non realizzata dei Paesi dell’Ue entro il 2030 per un totale di 1,33 miliardi di dollari, a causa di deficit di talenti, in particolare nel settore dei servizi finanziari e commerciali.

Francesca Conti
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