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Imprese europee: nel 2021 faccia a faccia con i debiti

Imprese europee: nel 2021 faccia a faccia con i debiti

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

12 Novembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Christoph Leitl, presidente di Eurochambres: “Questa situazione ha evidenziato l’importanza del mercato unico, non solo a livello economico, ma anche in relazione alla salute e al benessere sociale”

  • Il costo del lavoro guadagna il vertice del podio tra le principali sfide del 2021, in particolare tra le imprese dell’Europa occidentale. Non mancano anche i timori derivanti dai prezzi dell’energia e delle materie prime

  • Le tensioni commerciali globali, le crescenti tendenze protezionistiche e l’impatto della pandemia generano preoccupazioni anche sul fronte dell’export, con il commercio mondiale già in fase di rallentamento nel 2019

Secondo un’indagine di Eurochambres, i costi del lavoro e il rimborso del debito maturato a causa dello shock pandemico saranno le principali sfide che la comunità imprenditoriale europea ritiene di dover affrontare nel 2021. Intaccata anche la fiducia su una rapida ripresa

Mentre diversi paesi stanno nuovamente imponendo misure restrittive che potrebbero limitare in modo significativo produttività e consumi, la comunità imprenditoriale europea volge lo sguardo sul prossimo anno. Secondo un’indagine annuale condotta da Eurochambres, l’associazione delle camere di commercio europee, i costi del lavoro e il rimborso del debito maturato dopo la pandemia sono le principali sfide che le imprese del continente ritengono di dover affrontare nel 2021. E la fiducia su una rapida ripresa non potrà che esserne intaccata.

“La rinnovata pressione sulla liquidità potrebbe facilmente trasformarsi in insolvenze, soprattutto se la ripresa economica richiederà più tempo del previsto”, spiega Christoph Leitl, presidente di Eurochambres. “Le pmi sono particolarmente vulnerabili ma allo stesso tempo vitali per il modello economico europeo e quindi per il processo di ricostruzione”, aggiunge. Secondo Leitl, lo shock epidemiologico ha determinato il ritorno di diverse restrizioni vigenti in passato, come la libera circolazione dei beni, dei servizi e delle persone all’interno del continente europeo, aspetti che starebbero mettendo di fatto “a repentaglio la ripresa”. Questa situazione, continua il presidente, “ha evidenziato l’importanza del mercato unico, non solo a livello economico, ma anche in relazione alla salute e al benessere sociale”. Motivo per cui, conclude, “dobbiamo mirare non solo a tornare ai livelli pre-crisi sulla libera circolazione, ma anche a proseguire lungo quella traiettoria per consentire alle imprese e ai consumatori di beneficiare a pieno dei vantaggi del mercato unico”.

Ma quali sono le attese, in questo contesto, della comunità imprenditoriale europea? Stando allo studio, il costo del lavoro si posiziona al primo posto tra le principali sfide del 2021, in particolare tra le imprese dell’Europa occidentale preoccupate delle potenziali difficoltà legate agli elevati contributi previdenziali e alle tasse sui salari dei lavoratori. Al secondo posto segue il rimborso del debito maturato a causa della crisi pandemica, specialmente nell’Europa meridionale, accompagnato dalle condizioni di finanziamento. Resta rilevante anche la preoccupazione legata alla mancanza di lavoratori qualificati, generata da un incremento della domanda delle pmi di professionisti con competenze digitali o altre competenze “elevate”. E non mancano i timori derivanti dai prezzi dell’energia e delle materie prime, seguiti infine dall’interruzione delle catene del valore e dall’impatto della Brexit.

Grafico Eurochambres
Fonte: Eurochambres economic survey 2021

Inoltre, in vista di un’attesa contrazione del prodotto interno lordo nazionale, di possibili ulteriori blocchi e restrizioni alle vendite, molti paesi europei stanno vivendo un generale pessimismo nei confronti della domanda interna. Le tensioni commerciali globali, le crescenti tendenze protezionistiche e l’impatto della pandemia, in più, generano preoccupazioni anche sul fronte dell’export, con il commercio mondiale già in fase di rallentamento nel 2019. In definitiva, la “stragrande maggioranza degli imprenditori”, si legge nello studio, “non è ottimista sul 2021, a causa della portata e della durata incerta dello shock economico”. Un pessimismo che si tradurrebbe anche in una contrazione degli investimenti, a riprova della “fragilità del processo di ripresa e dell’importanza di misure rapide ed efficaci”.

Rita Annunziata
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