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Covid-19 e imprese, le risposte governative paese per paese

Covid-19 e imprese, le risposte governative paese per paese

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

22 Giugno 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • In termini di impulso fiscale, l’ammontare dispiegato in Italia è pari al 4,2% del pil, al terzo posto dopo la Germania e gli Stati Uniti

  • Quanto alle misure destinate alle imprese autorizzate dalla Commissione europea nell’ambito del regime temporaneo sugli aiuti di Stato, si posiziona al primo posto la Germania con il 28,9%, seguita dall’Italia con il 16,9%

  • La Germania ha erogato in due mesi circa 13,2 miliardi di euro di sussidi a piccole imprese e lavoratori autonomi

We Wealth torna a fare il punto sulle misure dispiegate dai governi per rispondere alla crisi pandemica. Quali gli effetti per le imprese? Secondo Confindustria, il coronavirus accrescerà le divergenze tra paesi, favorendo chi ha più risorse in pancia. In Italia la reazione è considerata lenta e frammentata

Lo shock della pandemia ha generato il blocco dell’offerta e il crollo della domanda, lasciando le imprese disorientate e assetate di liquidità. Mentre intere filiere lottavano per la sopravvivenza, i governi nazionali hanno dispiegato nel corso dei mesi politiche di bilancio espansive, non solo per potenziare i sistemi sanitari, ma anche per preservare tessuto imprenditoriale e famiglie. Un’analisi del Centro studi Confindustria ci aiuta a fare il punto sulle misure adottate fino ad ora e sui relativi tempi di implementazione, uno scenario che rivela l’Italia fanalino di coda a livello globale.

Secondo i ricercatori, le misure adottate dai diversi paesi possono essere distinte in due categorie, quelle di impulso fiscale e quelle per la liquidità. In termini di impulso fiscale, l’ammontare dispiegato in Italia è pari al 4,2% del prodotto interno lordo del 2019, al terzo posto dopo Germania e Stati Uniti ma sopra la media europea di tre punti percentuali. Quanto invece alle misure per la liquidità, l’Italia guadagna la vetta con un ammontare massimo potenzialmente utilizzabile di circa 37,8 punti di pil, contro la media europea di 20,6 punti.

Tra le misure adottate, per quelle destinate alle imprese autorizzate dalla Commissione europea nell’ambito del regime temporaneo sugli aiuti di Stato, si posiziona al primo posto la Germania, dove equivalgono al 28,9% del pil. Segue l’Italia con il 16,9%, la Francia con il 13,7% e il Belgio con il 12,4%. L’Italia e la Germania, in particolare, sono gli unici paesi ad aver superato la media dell’Unione europea del 14% del pil.

Ciononostante, l’aspetto critico è stato rappresentato dai tempi di adozione e implementazione delle misure. L’Italia, spiegano i ricercatori, ha adottato il primo provvedimento organico a carattere nazionale 23 giorni dopo aver registrato i primi 100 casi di covid-19, vale a dire il 17 marzo, mentre la risposta degli Stati Uniti è arrivata dopo 15 giorni dal superamento dei 100 contagi. Ancora più veloce la reazione di Francia e Germania, per le quali sono stati sufficienti rispettivamente 12 e otto giorni.

Se poi si considerano i temi di implementazione, la Germania ha erogato in due mesi circa 13,2 miliardi di euro di sussidi a piccole imprese e lavoratori autonomi (circa 1.700 beneficiari), contro i 4,7 miliardi della Francia in poco più di due mesi (dal 3 aprile al 16 giugno) e i 2,4 miliardi dell’Italia nel mese di marzo relativi all’indennità di 600 euro a imprese di piccole dimensioni e artigiani. “Ciò è dovuto alla difficoltà politica di trovare l’accordo tra le forze della maggioranza, ma anche all’enorme complessità dei provvedimenti legislativi che si adottano in Italia”, spiegano i ricercatori, precisando che solo per il decreto rilancio siano stati necessari 90 provvedimenti attuativi.

Se si considera l’iniezione di liquidità, infatti, l’Italia ha garantito finanziamenti per circa 34 miliardi a favore delle piccole e medie imprese, mentre più lenta risulta la Garanzia Italia di Sace dedicata alle grandi imprese e alle pmi “che abbiano pienamente utilizzato la capacità di accedere al fondo di garanzia, che dal 9 aprile al 17 giugno ha coperto finanziamenti per un ammontare pari a circa 718 milioni a 75 beneficiari”.

Nel complesso, secondo il Centro studi Confindustria, le differenze non solo in termini di valore ma anche di tempi di implementazione delle misure adottate dai singoli paesi determineranno una “diversa capacità e rapidità dei paesi di uscire dalla crisi, con ovvie ripercussioni sui livelli di crescita”, ma anche il rischio di distorsioni sul mercato interno, finendo per “favorire imprese che risiedono nei territori in cui questi interventi sono più consistenti”.

Sul fronte italiano, restano intanto alte le aspettative sul Piano Colao e le 102 iniziative presentate al governo lo scorso 9 giugno. Secondo un’analisi dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani, se venissero adottate tutte le misure previste, solo nel primo anno si parlerebbe di un costo per 4,5 miliardi, 47 miliardi nel secondo, per poi scendere a 35 miliardi nel quinto. Il costo totale su cinque anni potrebbe sfiorare dunque i 170 miliardi.

Rita Annunziata
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