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Cirque du Soleil dichiara bancarotta, un’altra vittima del covid

Cirque du Soleil dichiara bancarotta, un’altra vittima del covid

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

01 Luglio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • “Il Cirque du Soleil non è fallito a causa di un cattivo funzionamento del suo modello di business, ma sono cambiate le condizioni di contesto”, spiega Lucio Lamberti

  • Airbus ha annunciato che entro l’estate del 2021 taglierà 15mila posti di lavoro

  • Secondo Lamberti, gli Stati dovrebbero sostenere le imprese che abbiano una reale capacità di sopravvivenza, sulla base di un’analisi tecnica e di business

Dopo Hertz anche il Cirque du Soleil dichiara bancarotta. Il colosso, considerato uno dei casi di successo della Blue ocean strategy, non regge l’urto della pandemia e richiede l’amministrazione straordinaria per ristrutturare il suo debito. Lucio Lamberti del Polimi ci aiuta a capire cosa possono fare ancora gli Stati per sostenere le grandi imprese

La magia del Cirque du Soleil, con i suoi spettacoli acrobatici in giro per il mondo, non incanta la pandemia, che continua a mietere vittime tra le grandi imprese. Solo poco più di un mese fa Hertz, il colosso americano dell’autonoleggio, aveva presentato istanza di fallimento a causa della forte contrazione della domanda di viaggi e il conseguente calo delle entrate. Dopo aver sospeso decine di spettacoli, anche il noto circo canadese ha richiesto l’amministrazione straordinaria per ristrutturare il debito. Un’operazione, secondo quando dichiarato dal presidente e amministratore delegato Daniel Lamarre, “per tutelare il futuro della società”.

Il Cirque du Soleil è considerato uno dei casi di successo della Blue ocean strategy, un modello di business ideato nel 2005 dagli economisti W. Chan Kim e Renée Mauborgne, che si basa sulla conquista di nuovi mercati privi di concorrenza attraverso una strategia basata sull’innovazione. Divenuto oggetto di studio per aver escluso gli animali dai propri spettacoli e conquistato il pubblico del circo con una nuova esperienza di intrattenimento, resta da capire cosa sta accadendo oggi e cosa possono fare ancora gli Stati per sostenere le grandi imprese travolte dallo shock pandemico.

“Il Cirque du Soleil non è fallito a causa di un cattivo funzionamento del suo modello di business, ma sono cambiate le condizioni di contesto”, spiega Lucio Lamberti, professore ordinario di marketing alla School of management del Politecnico di Milano. Secondo l’esperto, si tratterebbe piuttosto di una “scarsa resilienza”, che ha impedito alla società di resistere all’impatto della pandemia e la bancarotta “è una modalità con la quale la società sta cercando di andare a battere cassa verso i finanziatori istituzionali e raccogliere risorse per rimettersi in piedi”.

“Noi abbiamo vissuto un’epopea generazionale dalla fine della Seconda guerra mondiale a oggi in cui il mondo Occidentale non ha mai esperito grossi scossoni dal punto di vista dei fondamentali economici”, continua Lamberti. Il coronavirus, spiega, è stato uno shock inaspettato, che ha dimostrato come ci siano dei fattori di rischio che, sebbene abbiano “bassissime possibilità di verificarsi”, qualora si manifestino finiscono per “ribaltare completamente il tavolo”. In questo contesto, i settori sotto pressione sono diversi, dalla filiera del turismo, ai musei, il cinema, l’arte e lo spettacolo. Ma anche le linee aree. Basti pensare che Airbus ha annunciato che entro l’estate del 2021 taglierà 15mila posti di lavoro, dopo aver vissuto un crollo dell’attività commerciale negli ultimi mesi di circa il 40%.

Lo Stato può intervenire in due modi, spiega Lamberti: o coprendo le perdite delle imprese per preservare i livelli occupazionali in cambio di una garanzia di restituzione di quanto fornito o lasciando fallire le aziende e dando assistenzialismo a milioni di disoccupati. Si tratterebbe però di due modelli estremi. “Il primo è miope perché rischia di tenere in vita le imprese che non hanno futuro, ma è altrettanto miope pensare di far chiudere le imprese e ridurre il numero di coloro che pagheranno le tasse”. Secondo Lamberti, bisognerebbe “trovare un compendio tra i due”, sostenendo le imprese dopo aver valutato la loro capacità di sopravvivenza, non sulla base di “mere tematiche di convenienza, ma sulla base di un’analisi tecnica e di business”.

E in questo contesto l’approccio del Cirque du Soleil si rivelerebbe nuovamente vincente. “È il miglior compromesso, perché c’è un management che cerca di tutelare il futuro della compagnia cercando di raccogliere risorse per innovare il modello di business”, dichiara Lamberti. Poi conclude: “Questo è il modo sano di lavorare e potrebbe essere un modo sano di pensare anche dell’interventismo statale”.

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