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Risiko bancario parte seconda: Mediobanca, Bpm, CreVal, Mps

Risiko bancario parte seconda: Mediobanca, Bpm, CreVal, Mps

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

08 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • Il 5 ottobre 2020 Leonardo Del vecchio è salito al 10,162% di Mediobanca dal precedente 9,889% del 20 maggio. Secondo molti però nelle mire dell’imprenditore ci sarebbe il Leone di Trieste

  • Credit Agricole e Bpm hanno già una partnership (51% CA, 49% Bpm) nella società di credito al consumo Agos. Si fonderanno? Le previsioni strategiche lasciano quindi spazio a uno scenario in cui la nuova entità Bpm-CA punterebbe sul CreVal, per poi aprire un’asta fra Unicredit e Bper su Mps

  • Tirato in causa, il ceo di Unicredit Jean Pierre Mustier, dichiara che “l’M&A non è la soluzione e non è la panacea dei mali. Unicredit non vuole procedere con attività di M&A”. Anche gli analisti di Credit Suisse hanno qualcosa da dire in merito

Mentre continuano le indiscrezioni sul risiko bancario di Bpm, Del Vecchio mette a segno la sua mossa su Mediobanca. Sul versante delle altre banche intanto, ufficialmente nessuna conferma di operazioni di consolidamento. Ma in più occasioni gli uomini chiave di alcuni importanti istituti hanno lasciato trapelare che si è aperta in Italia la nuova stagione del riassetto creditizio

Non conosce requie il panorama bancario italiano. Grandi strategie sono in atto. Il 5 ottobre 2020 Leonardo Del vecchio è salito al 10,162% di Mediobanca dal precedente 9,889% del 20 maggio. Lo ha reso noto la Consob nelle comunicazioni relative alle partecipazioni rilevanti. Come in precedenza, l’imprenditore ribadisce che non intende acquisire il controllo di Piazzetta Cuccia, aggiungendo che gli eventuali nuovi acquisti (la Bce gli ha concesso l’autorizzazione a salire fino al 19,9%) si realizzeranno sulla base di puri calcoli di opportunità.

“Delfin [la holdind di Del Vecchio, ndr] non intende proporre l’integrazione o la revoca degli organi amministrativi o di controllo dell’emittente in carica. Quanto al rinnovo del Cda nella prossima assemblea annuale di Mediobanca, coerentemente con la natura e le finalità del proprio investimento, Delfin non intende presentare una lista di candidati per la nomina della maggioranza degli amministratori”. Molti vedono però nel gruppo Generali il vero obiettivo di Del Vecchio. “La più grande partecipazione di Mediobanca sono le Assicurazioni Generali. Una società a cui sono molto legato e che mi piacerebbe tornasse ad essere più centrale nello scacchiere mondiale. Ovviamente non è compito mio dire come, mi auguro che il management di Mediobanca e quello di Generali sappiano come fare”, ha detto Del Vecchio in un’intervista al Messaggero.

Dichiarazioni che non convincono tutti. “Al di là delle dichiarazioni di principio, non ci è ancora chiaro – in concreto – quali siano i progetti che Delfin intende proporre in quanto azionista di riferimento di Generali e Mediobanca”, affermano gli analisti di Equita.

“Indipendentemente dagli obiettivi e dalla strategia di Delfin, la conferma di poter aumentare la quota al 20% crea un forte supporto al titolo, che secondo noi resta interessante dal punto di vista fondamentale visto che: lo stub è sottovalutato in quanto, considerando il modello di business resiliente e diversificato, tratta con un P/E 2022 di 9 volte e un P/TE di 0,58 volte. La specializzazione di prodotto e la capitalizzazione di Mediobanca (CET1 oltre il 14%) consentono al gruppo di assorbire shock esterni di entità molto elevata. Il momentum dei ricavi nei prossimi trimestri dovrebbe risultare molto forte grazie al contributo dell’advisory. Quanto a Generali, il riferimento contenuto nelle dichiarazioni ci sembra non precludere ad operazioni finalizzate ad accelerare la creazione di valore della società”, conclude Equita.

Si conferma che la fusione bancaria dell’anno (Intesa-Ubi) lascia aperto un ventaglio di possibilità al risiko bancario italiano, da Mps a Bpm, passando per UniCredit e CreditAgricole. Quali saranno le prossime mosse del risiko bancario in Italia? Dopo Intesa Sanpaolo-Ubi, la prossima operazione potrebbe coinvolgere Banco Bpm-CreditAgricole Italia. O CreditAgricole-CreVal, di cui il gruppo francese ha il 5%. Sullo scacchiere entrerebbero anche Banca Monte Paschi e Unicredit. Il ceo di Bpm, Giuseppe Castagna, si è espresso favorevolmente al consolidamento durante un evento del 7 ottobre sui crediti deteriorati nella sede milanese di Le Village di Credit Agricole.

“Senz’altro” il digitale “è una delle tante spinte verso il consolidamento, per gli investimenti che si possono fare insieme. Il digitale è fondamentale. L’esigenza di pulire i bilanci dai crediti deteriorati e quella di riportare in bonis le inadempienze probabili “sono un’altra di queste spinte e lo sono anche per le competenze che si possono maturare insieme”, afferma Castagna. Per far fronte alla complessità di gestire i crediti deteriorati “le aggregazioni andranno avanti”. La dimensione dell’operazione Intesa Sanpaolo – Ubi “deve far pensare anche a noi tutti di andare in quella direzione”.

Oltre a Bpm, Mps protagonista della seconda parte del risiko bancario?

Poi, una riflessione sullo scenario di crescita attuale. “Bisogna capire quando e quanto ci sarà il rimbalzo. Una parte di quelle aziende non ce la farà ma non si tornerà al 2009. La situazione generale è migliore oggi rispetto a 10 anni fa”.

Sul fronte Mps, il Tesoro prova a rilanciare Mps ormai in bonis, ma con troppe incognite in un quadro complessivo non chiaro anche se sta chiudendo la scissione del ramo costituito da 9,2 miliardi di non performing loan ad Amco.

Al Tesoro, starebbero ragionando sulla possibilità di valorizzare i crediti di imposta (Dta) maturati sulle perdite pregresse. 3,5 miliardi di euro da far fruttare in una operazione di fusione.

La possibilità di chiudere i contenziosi va sottoposta alla Commissione Ue. Credit Agricole è in attesa di evoluzioni. Un intervento del gruppo francese in Monte Paschi aprirebbe la strada alla potenzialità di una fusione fra Unicredit-Banco Bpm attraverso la scissione proporzionale delle 2.400 filiali italiane in Unicredit Italy.

In realtà i giorni scorsi indiscrezioni di stampa (Il Messaggero), avevano lasciato supporre colloqui di Bpm con Unicredit e soprattutto con Credit Agricole Italia (l’ex Cariparma, controllata all’80% da Parigi, 950 filiali in dieci regioni). Tra il banchiere e Philippe Brassac, ceo di Credit Agricole, ci sarebbero stati due contatti preliminari. I due istituti al momento hanno una partnership (51% CA, 49% Bpm) nella società di credito al consumo Agos. Brassac e Castagna avrebbero discusso la possibilità di esaminare una combinazione strategica. Banco Bpm vanta 1.800 filiali, collocate in primo luogo al nord. Piazza Meda è dunque quasi il doppio di CA Italia. Le previsioni strategiche lasciano spazio a uno scenario in cui Bpm-CA punterebbero sul CreVal, per poi aprire un’asta fra Unicredit e Bper su Mps. Ipotesi.

“L’M&A non è la soluzione e non è la panacea dei mali. Unicredit non vuole procedere con attività di M&A. Preferiamo usare l’eccesso di capitale per i buyback, preferiamo trasformarci invece che integrarci”, aveva detto il ceo di Unicredit, Jean Pierre Mustier, nel corso di un evento S&P Global.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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