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La generazione di reddito aggiuntivo “2.0”

La generazione di reddito aggiuntivo “2.0”

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Fabrizio Fornezza
Fabrizio Fornezza

29 Gennaio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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Utilizzando la liquidità attualmente detenuta dalle famiglie e magari intervenendo sull’orizzonte temporale dei loro investimenti è possibile costruire soluzioni di creazione del reddito non generico ma specifico a supporto dei molteplici progetti della famiglia italiana

Il risparmio può generare plusvalenze ed accrescere patrimoni ma anche avere come obiettivo quello di creare un reddito per soddisfare le più diverse esigenze della famiglia. Se ne occupa un segmento dell’industria finanziaria, quello dei prodotti a cedola, che negli anni scorsi ha conosciuto in Italia una breve primavera e che ultimamente sta tornando d’attualità nell’attività di pianificazione finanziaria che i consulenti svolgono per i propri clienti. I prodotti a cedola si caratterizzano appunto per retrocedere agli investitori una somma di denaro a scadenze periodiche prestabilite, mantenendo intatto il capitale versato inizialmente oppure, nel caso di versamenti periodici di importo elevato, nell’ambito di un piano programmato di decumulo. Nel frattempo il capitale residuo continua ad essere investito al meglio.

Perché d’attualità?
In Italia infatti (e non solo in Italia, si pensi alle istanze dei “Gilets Jaunes” in Francia sul tema del reddito e della eccessiva tassazione) si registra unforte bisogno di creazione di reddito aggiuntivo e sostenibile. Lo testimoniano le ricerche sociopolitiche: i sondaggi Ipsos dell’inizio del 2019 ci ricordano che fra le priorità degli italiani al primo posto stanno i fattori di creazione del reddito (sostenibile) , lavoro ed economia, per intenderci, ben più centrali oggi dell’immigrazione per gli italiani. E sul reddito di cittadinanza il vento è mutato: sempre Ipsos dà al 56% la quota di italiani contrari al reddito di cittadinanza nel medesimo periodo. Non perché il reddito di cittadinanza in sé non sia importante, la valutazione critica è sulla sua sostenibilità ed equità sociale per la comunità di questo paese.

Allora come fare a supportare anche nel breve termine (senza aspettare l’arrivo di scenari economici di crescita forse impossibili da raggiungere) la generazione di reddito aggiuntiva per molte famiglie? Una risposta interessante, perlomeno per aprire una discussione seria sull’uso del risparmio degli italiani per supportare i bisogni delle famiglie viene dalla ricerca europea appena presentata da Invesco e condotta da Eumetra negli ultimi mesi del 2018.
Una ricerca che studia proprio il tema del bisogno di reddito addizionale e la disponibilità delle famiglie verso le soluzioni di investimento orientate alla creazione di reddito aggiuntivo.
Presentando la ricerca Invesco ha sostenuto che utilizzando con intelligenza l’ampia liquidità attualmente detenuta dalle famiglie italiane e magari intervenendo sull’orizzonte temporale dei loro investimenti è possibile costruire soluzioni di creazione del reddito non generico ma specifico a supporto dei molteplici progetti della famiglia italiana. L’Italia pur avendo una elevata ricchezza finanziaria è il paese europeo più “short term”: ha tanta liquidità sui conti correnti e anche quando investe ha un orizzonte temporale di breve termine, in media 4,9 anni, vs una media europea di 6,9 anni e tutti i maggiori paesi ben al di sopra di tale media. Basta confrontare i tassi a breve e quelli a medio-lungo in condizioni normali per capire che qualche spazio di miglioramento c’è, anche per la creazione di flussi di reddito dagli investimenti.

La ricerca Invesco dal canto suo testimonia tre aspetti.
Il primo: le famiglie italiane confermano il bisogno di reddito aggiuntivo, in misura superiore alla media europea. Una opinione confermata dalle statistiche Eurostat e Ocse sulle dinamiche dei redditi, quello che le famiglie pensano sembra solidamente confermato dai fatti.
il secondo: le famiglie sono interessate (sopra media europea) a soluzioni orientate alla creazione del reddito.
Terzo e forse più importante: il lavoro di messa a regime di un sistema di creazione del reddito dagli investimenti (là dove possibile, ovviamente) richiede una consulenza di alta qualità e valore, che organizzi i flussi cedolari, che cambi la rendicontazione degli stessi che provveda a mettere assieme flussi e obiettivi della famiglia.

In altre parole, la costruzione di soluzioni di investimento a cedola (o similari) 2.0 , che finalmente svolgano il lavoro per le quali sono state pensate: garantire un reddito aggiuntivo, anche un decumulo, se opportuno, ma sempre in modo intelligente, responsabile, condiviso con l’investitore.
Di solito l’integrazione del reddito è pensata per la classica figura del rentier, che necessita, talvolta ad integrazione di altri redditi (pensione, affitti, etc.), di una forma periodica di decumulo organizzato.
Ma in realtà il quadro che emerge dalla ricerca Invesco appare più articolato. A queste figure se ne aggiungono altre che manifestano richieste di “accumulazione laterale di risorse” (più che decumulo in senso stretto) per finanziare progetti della famiglia. Un figlio studente “fuorisede”, l’affitto annuale o periodico di una seconda casa, il pagamento di una badante per un genitore: sono tante le ipotesi nelle quali una integrazione di reddito potrebbe tornare utile anche a famiglie di buon livello patrimoniale, che per mille buoni motivi potrebbero non essere interessate a disinvestire o vendere beni reali per creare questo surplus di risorse.

Fra l’altro, questo potrebbe essere proprio il destino della cosiddetta Next generation: i nostri figli – la demografia ci ricorda che saranno un numero ristretto rispetto alla linea ascendente di nonni e genitori – si troveranno a ereditare un patrimonio significativo, in parte finanziario e in buona parte in beni reali, avendo redditi monetari e pensioni di livello mediamente inferiore ai loro padri e nonni. La classica situazione che potrebbe richiedere integrazione del reddito.

Ma tutto questo non può essere lasciato alla casualità o alla buona volontà delle famiglie. Deve costituire un tassello di una più ampia consulenza finanziaria di valore centrata sulle persone e sui loro obiettivi di vita. Una consulenza che si nutre di linguaggi diversi (meno finanziari), che sa usare le più sofisticate tecniche finanziarie al servizio della concretezza ed utilità per le famiglie italiane. Questo è contemporaneamente valore e responsabilità sociale. Due cose che la finanza di qualità deve oggi assolutamente saper gestire ed erogare.

Fabrizio Fornezza
Fabrizio Fornezza
Sociologo, imprenditore, ricercatore sociale e di mercato. Laureato in Scienze Politiche e Sociali all’Università di Milano, dal 2015 è presidente di Eumetra Monterosa, l’istituto italiano di ricerca sui temi del mutamento sociale e dell’innovazione.
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