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Banche, la Corte Ue cambia la storia dei fallimenti italiani

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Francesca Conti
Francesca Conti

19 Marzo 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • La sentenza annulla la decisione della Commissione Ue del 2015 che inquadrava l’intervento a favore di Tercas come supporto pubblico

  • La Banca Popolare di Bari valuterà “determinazioni su eventuali azioni di rivalsa e di richiesta di risarcimenti nei confronti della Comunità europea”

  • Il presidente dell’Abi Antonio Patuelli chiede ora le dimissioni della commissaria europea Margethe Vestager

Il Tribunale dell’Unione europea ha riconosciuto come l’intervento del Fitd a favore di Banca Tercas, del gruppo Popolare di Bari, nel 2014 non fosse “aiuto di Stato”. Un precedente destinato a cambiare il corso dei salvataggi bancari ‘di sistema’

La corte di Giustizia europea riscrive la storia delle crisi bancarie in Italia. O meglio, dando ragione al ricorso presentato da Banca Tercas, cambia il paradigma di come la storia si sarebbe potuta svolgere senza imporre pesanti oneri e sacrifici ad azionisti e investitori. Il Tribunale dell’Unione europea ha riconosciuto come non fosse “aiuto di Stato” l’intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) a favore dell’istituto del gruppo Popolare di Bari nel 2014. Una sentenza che annulla, di conseguenza, la decisione della Commissione europea del 23 dicembre 2015, con cui l’intervento a favore di Tercas era stato inquadrato come supporto pubblico. Un precedente, secondo l’Associazione bancaria italiana (Abi), a fronte del quale Bruxelles dovrebbe risarcire i risparmiatori e gli istituti di credito danneggiati da un pronunciamento simile: quello che ha portato alla risoluzione di Banca Etruria, CariChieti, CariFerrara e Banca Marche. E che può cambiare il corso dei salvataggi bancari ‘di sistema’.

La vicenda oggetto della sentenza era sorta nel 2013, quando la Banca Popolare di Bari aveva manifestato l’intenzione di sottoscrivere un aumento di capitale della banca abruzzese – in amministrazione straordinaria dal 2012 – subordinandola alla condizione che il Fitd coprisse il deficit patrimoniale di Tercas, concedendo determinate garanzie. Il Fitd è un consorzio di diritto privato tra banche di tipo mutualistico, che può intervenire a favore dei suoi membri con intervento obbligatorio a titolo di garanzia dei depositi in caso di liquidazione coatta amministrativa di uno dei suoi membri, ma anche su base volontaria se questo consente di ridurre gli oneri che possono risultare dalla garanzia dei depositi gravante sui suoi membri. Nel 2014 il Fitd era quindi intervenuto a favore dell’istituto.

L’operazione era finita sotto la lente della Commissione europea, che al termine di una indagine approfondita era giunta nel dicembre 2015 alla conclusione che si fosse trattato di un aiuto di Stato incompatibile. Contro la decisione della Commissione sono stati presentati ricorsi dallo Stato italiano, dalla Banca Popolare
di Bari e dal Fitd, ma allora il ricorso al consorzio non è stato più utilizzato per interventi a sostegno delle banche in difficoltà. E il naufragio delle successive trattative tra Bruxelles ha portato le autorità italiane ed europee a mandare in risoluzione, il 22 novembre 2015, le quattro banche, con le conseguenze economiche, sociali e politiche, registrate anche dall’opinione pubblica.

Fino ad oggi. Perché la sentenza che accoglie il ricorso delle tre congiunte cause annulla la decisione della Commissione, che avrebbe erroneamente ritenuto che le misure a favore di Tercas presupponessero l’uso di risorse statali. La Corte Ue osserva come al contrario il Fitd abbia agito in modo autonomo, senza influenza o controllo effettivo da parte della Banca d’Italia, intervenuta esclusivamente nel suo ruolo di autorità di vigilanza. Il provvedimento del Fitd, secondo il Tribunale, è inoltre avvenuto con risorse fornite dalle banche membri del Fondo, nell’interesse dei membri del Fondo e quindi senza utilizzare fondi pubblici.

L’intervento a sostegno della banca abruzzese “era totalmente legittimo e ora il Tribunale europeo lo dimostra”, commentano presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, e il direttore generale, Giovanni Sabatini, aggiungendo che “così erano pure legittimi gli interventi pensati dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi per le ‘quattro banche’, predisposti innanzitutto per la Cassa di Risparmio di Ferrara, ma bloccati dalla Commissione europea in modo illegittimo, come ora evidenziato dal Tribunale Ue”. La richiesta dei due esponenti dell’Abi è quindi che la Commissione rimborsi i risparmiatori e le banche concorrenti danneggiate dalle conseguenze delle sue non corrette decisioni, che oltre a imporre la risoluzione delle “quattro banche” hanno reso altri interventi di salvataggio più onerosi rispetto alle iniziative preventive proposte dal Fitd.

La Banca Popolare di Bari valuterà “determinazioni su eventuali azioni di rivalsa e di richiesta di risarcimenti nei confronti della Comunità europea”. Decisioni che potrebbero essere prese in parallelo dalla fila degli altri istituti. Questa pronuncia “ci ripaga di anni di amarezze e di difficoltà che abbiamo dovuto affrontare per proseguire l’azione di salvataggio di Tercas, alla quale la Banca ha lungamente lavorato nell’interesse dei risparmiatori”, ha dichiarato il presidente Marco Jacobini. La Commissione europea “ha preso atto della sentenza di oggi del Tribunale” dell’Ue sulla decisione del dicembre 2015 sulle misure a favore di Banca Tercas, “studierà attentamente la sentenza e rifletterà sui prossimi possibili passi”, fa sapere un portavoce di Bruxelles.

Adesso si vedrà come l’antitrust europeo e la vigilanza Bce si comporteranno nei prossimi mesi, così come gli altri istituti coinvolti dalle conseguenze della sentenza. Di certo sta per aprirsi un nuovo capitolo nella storia dei salvataggi bancari italiani. “La commissaria Ue Margethe Vestager farebbe bene a trarne le conclusioni e dimettersi”, tuona Patuelli. “Con le sue decisioni – spiega – ha aggravato la crisi bancaria in Italia”.

Francesca Conti
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