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Anasf, i consulenti finanziari guardano alle pmi

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Maria Giovanna Arena
Maria Giovanna Arena

04 Febbraio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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Maurizio Bufi, presidente di Anasf, presenta i temi di ConsulenTia, tradizionale meeting annuale della categoria dei consulenti finanziari, giunto quest’anno alla sua sesta edizione romana

Quali sono le sfide che attendono i consulenti finanziari nel 2019? ConsulenTia19, giunta alla sua sesta edizione romana, il 5, 6 e 7 febbraio fa il punto della situazione. We Wealth ha intervistato Maurizio Bufi, presidente di Anasf, l’Associazione che rappresenta oltre 12mila consulenti finanziari (CF).

 

La prima sfida del 2019 è senz’altro Mifid2: la maggiore trasparenza sui costi è una sfida anche per i consulenti?

Questa nuova normativa sull’ulteriore trasparenza dei costi alla clientela non è un’assoluta novità: obblighi informativi esistevano anche prima con Mifid1 e per i consulenti e le società che se ne sono fatte sempre carico questa sfida va ridimensionata. È vero, però, che il 2019 non è forse l’anno migliore per introdurre questa modalità. Ricordo che questa scadenza è stata rinviata di un anno poiché alcune società non erano attrezzate per questi obblighi e questo ha fatto sì che si impatti ora con una congiuntura economica negativa che rende le cose più impegnative.

 

Il 2018 non è stato un anno positivo per i fondi, solo pochi comparti sono riusciti a battere i benchmark: i mercati sono stati negativi e i gestori hanno messo a segno performance non brillanti. Che cosa può succedere?

Su questo tema poniamo grande attenzione. L’obbligo di trasparenza è in capo al consulente e può variare a seconda delle richieste della clientela. È facile prevedere che i costi della consulenza finanziaria e dell’intermediazione diminuiranno, è la logica del mercato non solo come effetto della maggiore trasparenza ma anche per i cambiamenti in atto, a partire dall’innovazione tecnologica. Perché il cliente sia disponibile a remunerare il servizio di consulenza e di collocamento deve conoscerne il valore quindi bisogna fornire al cliente tutti gli elementi per fare queste valutazioni. Il punto è: come ripartire i costi lungo la filiera che va dai consulenti finanziari, alle società, fino ai gestori? Distribuzione e produzione, hanno l’una bisogno dell’altra: in particolare, il peso della distribuzione è predominante, perché opera in un mercato guidato dall’offerta e serve a sviluppare le quote di mercato. La distribuzione dei prodotti finanziari non è più mera attività di vendita ma si basa sulla personalizzazione del rapporto con il cliente finale con cui il CF ha il contatto diretto. Anasf è l’Associazione che tutela la categoria dei consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede e la prima forma di tutela per i nostri oltre 12mila soci è necessariamente quella economica. La prevedibile riduzione dei margini non può essere scaricata integralmente sui consulenti finanziari ma va ripartita tra le società che compongono la catena del valore, altrimenti questo meccanismo s’inceppa. I consulenti finanziari sono chiamati a garantire la qualità del servizio alla clientela: questo deve essere valorizzato nella relazione e va raccontato meglio al cliente. Su questo si deve lavorare di più.

 

Il dilagare dei robo advisor può essere considerato una minaccia per il vostro settore?

L’innovazione tecnologica permea oramai ogni attività umana e quindi anche quella del CF. E’ miope considerare l’innovazione una minaccia. Per questo anziché robo advisor è meglio considerarli robot for advisor, cioè uno strumento al servizio del consulente: non credo nei software e negli algoritmi senza alcun intervento dell’uomo nella gestione degli investimenti, almeno per le conoscenze attuali. In futuro neanche le banche saranno più quelle di oggi, basti pensare ai servizi bancari offerte da grandi realtà dell’e-commerce che si prospettano come concorrenti degli istituti tradizionali.

 

La fotografia attuale dei CF vede un’età media di circa 54 anni, la gestione di portafogli importanti (25 milioni) per una clientela costituita principalmente da privati. Quali sono le prospettive?

Il ricambio generazionale è un punto nodale per lo sviluppo di questa professione: oggi meno del 3% dei consulenti finanziari ha un’età inferiore a trent’anni. Pur tenendo in conto la tendenza demografica di invecchiamento della popolazione italiana, bisogna favorire questo ricambio e lo sviluppo delle attività: sarebbe utile l’introduzione della possibilità di svolgere l’attività strumento come persona giuridica che favorirebbe l’affiancamento delle nuove risorse ai consulenti più esperti. Un altro elemento importante è la formazione, vale a dire corsi ad hoc su conoscenze e competenze e incentivando la partecipazione degli studenti a percorsi dedicati all’interno dei circuiti universitari. Negli scorsi anni e anche in questa edizione di Consulentia19 Anasf ha promosso, insieme a JP Morgan Asset Management, due borse di studio tra gli studenti più meritevoli. Un’altra direttrice di sviluppo è offrire i servizi di consulenza finanziaria a nuovi segmenti di clientela, come le imprese, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni. In occasione di Consulentia19 abbiamo realizzato una ricerca con Finer per capire quale sia la percezione della categoria dei consulenti finanziari da parte del mondo dell’impresa e soprattutto della piccola e media impresa. Questo, in poche parole, implica l’ampliamento della consulenza finanziaria a una vera e propria consulenza patrimoniale. Il segmento dei privati e delle famiglie, come è noto, è il settore prevalente dell’attività dei consulenti finanziari che registrano, da parte di questo tipo di clientela, un grado di soddisfazione molto elevato rispetto ad altri concorrenti sul mercato. La nostra professione ha adesso delle potenzialità di sviluppo molto interessanti nei confronti delle pmi italiane a cui guardiamo con interesse crescente. Il claim della manifestazione quest’anno è “Protagonisti della crescita” e con questo intendiamo fare riferimento sia alla crescita di operatori sempre più qualificati che al ruolo di sostegno all’economia reale e agli imprenditori che può essere svolto da questa categoria.

Maria Giovanna Arena
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