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Banca Mediolanum cresce nell’investment banking

20 Giugno 2019 · Riccardo Sabbatini · 3 min

Banca Mediolanum continua a crescere nell’investment banking. Da quando, un anno fa, è stata avviata la nuova attività  – spiega il direttore generale Bosisio – già raccolti 18 mandati e analizzate 500 aziende

L’investment banking di Banca Mediolanum

E’ stato un esordio scoppiettante. Poco più di un anno fa, alla fine del 2017, Banca Mediolanum annunciava l’avvio della nuova attività di investment banking ed oggi, superata la fase di rodaggio, è già tempo di bilanci. Positivi. Sono sufficienti pochi numeri a illustrare ciò che è stato fatto. Un campione corposo di 500 aziende sono state identificate ed analizzate in questo periodo e 200 sono state oggetto di incontri sul territorio. Banca Mediolanum ha acquisito 18 mandati in esecuzione per 7 quotazioni, 9 operazioni di M&A, 2 emissioni di minibond. Ottenuto, appena un anno fa, lo status di Nomad, ha inaugurato nel febbraio scorso la sua lounge Elite alla Borsa Italiana, portando già 21 aziende in quella “sala vip” di eccellenza.

L’investment banking è un mestiere molto particolare che ciascuna maison interpreta a suo modo. Ai tempi dell’Imi, allora perla del gruppo Iri, i manager facevano lunghe visite agli stabilimenti delle imprese che chiedevano di essere aiutate in un percorso di crescita. Enrico Cuccia, fondatore della più importante casa d’investimento italiana, Mediobanca, aborriva invece quei tour sul campo. E’ sufficiente ridipingere qualche tubo – soleva dire – per dare un’impressione sbagliata ai banker. La sua religione erano i bilanci e quello che la fredda lettura delle cifre poteva raccontare. Banca Mediolanum ha introdotto in questo mondo un approccio, porta a chiedere un servizio di investimento.

La rete di family banker per l’investment banking di Banca Mediolanum

C’è un potenziale enorme. La nostra rete di 4200 family banker è in grado di intercettare questi segnali, ha una capacità di relazione molto forte e avvicina lo specialista all’imprenditore. Sarebbe bello per l’imprenditore e, mi lasci dire, anche per l’Italia se ogni contatto desse luogo ad un percorso di quotazione o di aggregazione. In realtà non è esattamente così. Però già sedersi al tavolo con l’imprenditore, pianificare il suo passaggio generazionale, esaminare le problematiche della sua azienda o della sua famiglia crea un grande valore. Ci guadagnamo sul campo la fiducia del nostro interlocutore e se poi quest’ultimo ha un bisogno particolare da soddisfare, investment banking ma anche di altro genere (creditizio, fiscale, previdenziale, di protezione), possiamo indirizzarlo verso specialisti di alto livello che affiancano il consulente”.

Centinaia di aziende scrutinate attraverso la rete dei family banker? “In realtà la nostra struttura è più sofisticata. Interessati a questo particolare segmento sono piuttosto i nostri
private banker e, soprattutto i wealth advisor, con oltre 60 milioni di patrimonio gestito, che seguono i clienti top”. Per così dire, più integrale. Al centro delle sue attenzioni non c’è tanto l’impresa ma, piuttosto, l’imprenditore con la sua famiglia, i suoi problemi, i suoi progetti, anche i suoi sogni.

Le parole del direttore generale Bosisio

Ne parla il direttore generale Gianluca Bosisio. “Abbiamo occupato uno spazio vuoto non occupato da alcuno – spiega – l’imprenditore è spesso solo con i suoi problemi mentre
l’investment banker aspetta qualcuno che bussi alla sua Da queste parole già si capisce che, attraverso l’investment banking, Banca Mediolanum ha aggiunto un altro tassello ai tanti servizi che la sua rete di consulenti è in grado di proporre. Oggi il capitalismo italiano, soprattutto quello rappresentato dalle Pmi, sta attraversando una delicata fase di transizione. È in pieno svolgimento un passaggio generazionale della ricchezza che coinvolge patrimoni assai ingenti – oltre 4.400 miliardi sono gli asset finanziari in mano alle famiglie – solo in questo ultimo anno Banca Mediolanum ha seguito oltre 150 passaggi generazionali.

Qual è il sentiment prevalente delle famiglie imprenditoriali, progettano di far crescere la
loro azienda affidandola alle generazioni che verranno o, piuttosto preferiscono liquidarla,
anche sfiduciati per il clima non positivo che il paese sta vivendo? “Per fortuna molte imprese non vivono soltanto nel contesto nazionale. Si confrontano all’estero dove il marchio Italia è molto apprezzato, hanno un respiro internazionale. Il problema è creare le condizioni perché la qualità italiana possa svilupparsi anche nel nostro paese. Diversamente, se il know how lo trasferiamo altrove con tutte le imprese, rimarrà un senso di appartenenza a livello sentimentale, ma il resto no”.

Il problema delle Pmi italiane

Già, ma talvolta i “capitani d’impresa” sono tentati da scelte opportunistiche. Le Pmi italiane sono spesso sottocapitalizzate mentre chi le possiede va in giro in Ferrari. E’ anche compito dei consulenti indicare una strada virtuosa? “La storia del nostro capitalismo è fatta di imprenditori che hanno messo nell’azienda tutte le loro risorse ed anche adesso noi spingiamo i nostri interlocutori a decidere con la testa ma anche con il cuore. Facciamo come i vecchi direttori di banca quando dicevano all’imprenditore. ’Ci chiede un prestito ma quanto è disposto a mettersi in gioco in prima persona, non limitandosi ad andare a leva con le banche?’. D’altra parte è anche un discorso di convenienza. Se l’azienda è sana e fa profitti è difficile per un imprenditore trovare occasioni d’investimento altrettanto vantaggiose”. E coloro ai quali vi rivolgete recepiscono questi messaggi? “Sì, sanno di confrontarsi con una banca creata da un imprenditore che è uno di loro, capisce i loro problemi ed ha avuto successo”.

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini
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