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Ubs: come reagire al coronavirus

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Redazione We Wealth
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09 Aprile 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • L’Europa è in un momento cruciale. O rafforzerà la sua posizione o la indebolirà in maniera insanabile

  • I mercati continua a rimanere nervorsi. Il mercato azionario sta scontando uno scenario realistico di graduale ripresa delle attività economiche a partire dalla metà di maggio

Matteo Ramenghi, chief investment officer di Ubs wealth management per l’Italia sottolinea come la reazione degli stati e dell’Ue è stata migliore rispetto all’immobilismo del 2008. Ma c’è ancora troppa divisione

“Ci sono molti segnali che suggeriscono che le misure di contenimento del coronavirus intraprese dai paesi occidentali cominciano a funzionare. I contagi in Italia sono scesi significativamente e la situazione negli ospedali sta migliorando; lo stesso inizia a intravedersi anche nel resto d’Europa. Gli Stati Uniti avranno bisogno di qualche settimana in più per raggiungere il picco poiché le misure di contenimento sono state implementate con qualche ritardo”, queste le parole di Matteo Ramenghi, chief investment officer di Ubs wealth management Italia

Attenzione però a cantar vittoria. Ramenghi ricorda come “il rischio di seconde ondate di contagi resta molto elevato, come dimostrato anche dai paesi asiatici e ci si prepara quindi alla fase 2 di convivenza con il virus, nella quale riprenderanno molte attività economiche ma con molte precauzioni, a un passo comunque ridotto. Solo dopo diversi mesi vi sarà il ritorno ad una vita normale in tutto e per tutto e una piena ripresa economica”.

Ma oltre a pensare alla fase 2 bisogna avere anche uno sguardo più avanti, verso il futuro. Con oltre 3 miliardi di persone confinate in casa, “è chiaro che il 2020 sarà un anno di forte recessione a livello globale e soprattutto nelle economie avanzate. Il margine di errore sulle stime del Pil è elevatissimo ma, al di là delle statistiche, ciò che davvero conta è difendere la capacità produttiva e la base di consumi per non pregiudicare la ripresa. Molto dipende dalle politiche economiche che vengono intraprese. Gli stati devono giocare una nuova partita molto più ampia e impegnativa rispetto al recente passato” sottolinea Ramanghi.

Imparando dal 2008?

Secondo Ramenghi qualcosa è migliorato rispetto alla reattività di 11 anni fa. “Sul fronte fiscale i governi e le banche centrali hanno fatto tesoro della crisi del 2008, ad oggi le manovre fiscali espansive già approvate ammontano al 3% del Pil, quasi il doppio rispetto al 2009. Gli Stati Uniti stanno addirittura discutendo di un ulteriore piano fiscale di oltre il 5% del Pil dopo aver già varato iniziative per un ammontare di 2000 miliardi di dollari, pari al 10% del Pil. L’Europa si è mossa meglio rispetto alla scorsa crisi, ma ancora in modo insufficiente e frammentato”.

Corona bond: un progetto per l’Ue

L’Italia, insieme ad altri paesi che rappresentano oltre la metà del Pil dell’eurozona, tra i quali Francia e Spagna, ha chiesto l’emissione di bond europei per finanziare la risposta all’emergenza. La Germania e l’Olanda si sono però opposte, rimandando all’utilizzo del Meccanismo Europeo di Stabilità che potrebbe comportare impegni su futuri tagli alla spesa pubblica. ”Conte e il governo italiano hanno fatto un vero pressing nei confronti del nord Europa per raggiungere iniziative comuni. Il 9 si tiene un’ulteriore riunione dell’Eurogruppo che si spera vada oltre gli accordi che sono trapelati come l’assicurazione contro la disoccupazione o la ricapitalizzazione della Bei, strumenti utili ma insufficienti per la loro dimensione” sottolinea Ramenghi.
E dunque è innegabile che i prossimi giorni saranno molto importanti per l’Ue. Potrebbe infatti rafforzare la sua posizione o indebolirla irrimediabilmente.

Focus mercati

I mercati restano nervosi ma ci sono dei segnali di parziale normalizzazione. Gli indici azionari hanno recuperato circa il 20% dai minimi, ossia circa la metà delle perdite subite e la volatilità, seppur elevata, si è dimezzata rispetto ai valori di un paio di settimane fa, fa sapere Ubs.
“La nostra impressione è che il mercato azionario ora sconti uno scenario realistico, di graduale ripresa delle attività economiche dalla metà di maggio. Ovviamente i risultati delle aziende nel 2020 saranno molto penalizzati, anche nel 2021 difficilmente eguaglieranno la redditività del 2019.Per queste considerazioni abbiamo una posizione complessivamente neutrale sull’azionario” conclude Ramenghi.

Redazione We Wealth
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