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La consulenza di Ubs: portafogli per un progetto di vita

La consulenza di Ubs: portafogli per un progetto di vita

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Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda

16 Dicembre 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • Federici: “Ormai da tempo in Ubs abbiamo elevato il focus della conversazione con il cliente dalla descrizione del singolo prodotto all’analisi del progetto di vita”

  • Secondo Ubs, le tre idee d’investimento che appaiono particolarmente attraenti per il futuro sono: la trasformazione digitale, le terapie genetiche e la crisi idrica

“Il lungo termine è una cosa seria”, spiega Paolo Federici, responsabile di Ubs wealth management in Italia. Bisogna ripensare il modo di relazionarsi con il cliente, aiutandolo a costruire un solido piano finanziario che integri obiettivi di breve termine con quelli di più ampio respiro

Dicembre, tempo di bilanci. Si tira una riga sui risultati dell’anno che va a chiudersi. S’iniziano a disegnare nuovi progetti per i mesi a venire. Vale anche per le scelte d’investimento. Talvolta, però, con un’enfasi eccessiva sulle prospettive di breve termine, se è vero che ogni strategia dovrebbe essere disegnata sui propri obiettivi personali. Non si affronta una maratona a piedi scalzi. E non si possono avere risultati gratificanti sulla lunga distanza, in termini di crescita del capitale, con un portafoglio che ha il fiato corto già in partenza. Il focus sul lungo termine però è una cosa seria. Non può e non deve limitarsi a essere un generico indirizzo, utile a edulcorare la pillola, rassicurando l’investitore quando le performance dei portafogli sono insoddisfacenti.

“Per chi di mestiere fa consulenza ai grandi patrimoni, guardare al lungo termine significa lavorare su tre punti, molto concreti”, precisa Paolo Federici, responsabile di Ubs wealth management in Italia. “Primo, allargare l’orizzonte della ricerca. Non possiamo limitarci a sviluppare analisi e previsioni sui prossimi 12 mesi, se il portafoglio è costruito per esprimere valore su dieci anni. Secondo: partire dalla consapevolezza che la maggior parte della performance deriva da una corretta asset allocation strategica e il successo dell’investimento è guidato dal suo allineamento con gli obiettivi personali. Vuol dire anche aggiungere nuovi ingredienti. Inserire classi di attivo e strumenti alternativi, con un profilo di rischio e rendimento non correlato alle tradizionali asset class, purché il tutto sia coerente con le caratteristiche dell’investitore. Terzo: bisogna ripensare il modo di relazionarsi con il cliente”.

Cosa significa in pratica?
Aiutarlo a costruire un solido piano finanziario costruito ad personam, che rifletta attentamente gli obiettivi di breve termine e quelli di più lungo periodo. Ormai da tempo in Ubs abbiamo elevato il focus della conversazione con i clienti dalla descrizione del singolo prodotto all’analisi del progetto di vita, che è unico e distintivo per ciascuno di noi: include una combinazione di esigenze di liquidità, con un orizzonte di 1-3 anni, longevità oltre i 3 anni) e investimenti da lasciare alle generazioni future, quelle che in Ubs chiamiamo legacy, eredità. Attraverso una piena consapevolezza del piano e un adeguato livello di delega si possono aiutare gli investitori a raggiungere i propri obiettivi finanziari, articolati su orizzonti differenti, riducendo la loro ansia per le fluttuazioni di breve termine e consentendo loro di trarre invece un vantaggio dalle opportunità di lungo periodo.

Se è così, allora l’investitore non deve più ragionare nell’ottica di un solo portafoglio, ma di più sotto-portafogli con orizzonti e asset allocation differenti.
Esattamente. Questo è il cuore dell’approccio evoluto che abbiamo sviluppato per i nostri clienti. Tale approccio consente di risolvere un’apparente contraddizione che emerge dall’ultimo Investor Watch (un sondaggio annuale realizzato da Ubs wealth management che ha coinvolto 3.400 high net worth individual, con asset investibili sopra un milione di dollari, in 13 mercati mondiali ndr).

Quale contraddizione?
Da un lato, gli investitori di tutto il mondo guardano con prudenza al prossimo anno. Il 79% dichiara che i mercati si stanno dirigendo verso un periodo di maggiore volatilità e una percentuale simile ritiene che lo scenario d’investimento sia più complesso rispetto a cinque anni fa. Il disorientamento è tale che i portafogli di questi investitori continuano a essere composti per il 25% da liquidità, un valore nettamente superiore a quello raccomandato da Ubs. Non solo: tra loro, il 60% dichiara di non escludere un ulteriore aumento del cash. Al tempo stesso, però, tra i detentori di grandi patrimoni, sette su 10 di dicono ottimisti sulle prospettive di rendimento del prossimo decennio.

Come si riconcilia questa distonia tra la percezione d’incertezza che pervade il presente e la fiducia sulle prospettive dei mercati nel lungo termine?
Privilegiando scelte difensive per il sotto-portafoglio che risponde a esigenze di liquidità. E lasciando le altre componenti del patrimonio libere di esprimere le potenzialità di lungo termine dei mercati, senza indugiare troppo sulle prospettive dei prossimi mesi, legate a numerose incognite, dalla guerra commerciale al voto americano.

Questo ha delle implicazioni di non poco conto: anche investitori in età avanzata, come sono tipicamente i clienti private, potrebbero avere una parte del portafoglio, quella da destinare agli eredi, investita con un orizzonte di lungo termine.
Teoricamente sì. Tuttavia, non è al momento una strada percorribile sul fronte della compliance, perché le normative attuali lo impediscono. Sarà fondamentale che nel tempo le regole evolvano di pari passo alla maggiore sofisticazione delle soluzioni messe in campo.

Qual è l’approccio dei giovani nei confronti dell’investimento?
La nostra ricerca evidenzia un atteggiamento positivo ancora più diffuso tra i millennial nei confronti degli investimenti a lungo termine. L’84% si dichiara molto interessato ad allineare il proprio portafoglio ai mega trend e una percentuale analoga manifesta chiaro interesse per gli investimenti sostenibili. Nel caso degli investitori con più di 51 anni, la percentuale è attorno al 30%.

La sostenibilità però è ormai un termine inflazionato nell’industria del risparmio. Come si distingue chi adotta un approccio rigoroso, integrando analisi finanziaria e critieri Esg (Environment, social governance), da coloro che si tingono di verde solo in superficie, per finalità di marketing?
Bisogna chiedersi, prima di tutto, quante sono le masse gestite secondo criteri di responsabilità sociale e ambientale.

Nel caso di Ubs?
Un terzo dei circa tremila miliardi di masse in gestione è già rappresentato da investimenti sostenibili. Non sono molte le banche private in grado di esprimere questo ordine di grandezza. Vale anche per la ricerca. L’analisi Esg richiede risorse, competenze. Per capire in profondità se un’azienda si è attrezzata per mitigare i rischi di natura ambientale e sociale oppure sta facendo puro greenwashing, serve una squadra di analisti. In Ubs sono circa 900.

Facciamo un esercizio. Dimentichiamoci per un attimo del 2020 e allunghiamo lo sguardo. Come sarà il 2030?
Alla fine del prossimo decennio, gli investitori si troveranno di fronte un mondo completamente trasformato. Circa 790 milioni di persone si sposteranno nelle città a livello mondiale. Nel mondo sviluppato, la forza lavoro diminuirà di 25 milioni di unità, mentre aumenterà di 470 milioni nei paesi emergenti. Il numero degli utenti di internet passerà da 4,3 a 7,5 miliardi di persone. Le sfide tecnologiche e di sostenibilità correlate a questi e altri fattori presentano enormi opportunità.

Tre idee d’investimento che appaiono particolarmente attraenti per il futuro.
La trasformazione digitale,le terapie genetiche e la crisi idrica. Sono temi che meritano di entrare già oggi in portafoglio. Purché si abbia un orizzonte sufficientemente ampio. Come sempre, è questione di tempo.

Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda
Direttore del magazine We wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, ha coordinato la redazione di Forbes Italia da gennaio 2018 a settembre 2019. Collabora con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza. Caporedattore del Magazine AdvisorPrivate tra il 2015 e il 2017, in passato ha scritto per l’Espresso, il Mondo, il Messaggero, Capital, Patrimoni, Panorama, Mf e Wall Street Italia. È laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano
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