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Kpmg apre un nuovo ufficio a Monaco, hub per l'Europa

Kpmg apre un nuovo ufficio a Monaco, hub per l'Europa

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Maria Giovanna Arena
Maria Giovanna Arena

12 Agosto 2019
Tempo di lettura: 5 min
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Un multi family office a guida tricolore nel Principato dove il 25% dei residenti è italiano. Dalla ricerca Kpmg su imprese familiari, più investimenti in innovazione e fiducia nel futuro

Il passaggio generazionale è una pietra miliare nel family business e per rispondere a questa esigenza, e non solo, KPMG punta sul multi family office, aprendo anche ai private client un nuovo ufficio dedicato nel Principato di Monaco dove il gruppo è presente da tempo. Nel principato il 25% dei residenti è italiano e il nuovo ufficio, che si propone come hub per coordinare le altre realtà europee di Kpmg (soprattutto Russia, UK, Svizzera, Francia e Germania), sarà guidato da Tomaso De Simone, Associate Partner dello Studio Associato – Consulenza legale e tributaria di Kpmg.

“La nostra attività in questo ambito – spiega Antonio Deidda, Head of Family Office Private Client Kpmg Italy, è cresciuta negli ultimi quattro anni, anche a seguito degli accordi internazionali in materia di segreto bancario e di scambio di informazioni finanziarie a fini fiscali (Crs) e alle misure di voluntary disclosure per fare rientrare i patrimoni dall’estero. I detentori di patrimoni a partire da 5-10 milioni di euro hanno così a loro disposizione il know how di un gruppo internazionale come Kpmg. Competenze e servizi tradizionalmente offerti alle grandi aziende, come il supporto nelle operazioni di M&A, due diligence, audit, deal advisory, riorganizzazione del passaggio dei patrimoni (trust, donazioni…) diventano così alla portata di realtà più piccole ma spesso complesse” prosegue Deidda.

Che cosa spinge per questa strategia di sviluppo? Per Tomaso De Simone Associate Partner: “Nel 2001-2006, dopo l’abolizione della tassa sulle donazioni, sono avvenuti molti passaggi di quote di imprese familiari: il controllo operativo rimaneva, però, all’imprenditore fondatore mentre i figli-delfini erano spesso molto giovani e mancavano delle competenze necessarie per gestire l’azienda di cui ottenevano le quote. Adesso, in molti casi, quei figli sono cresciuti e il passaggio generazionale diventa effettivo: è il momento in cui società come la nostra sono chiamate a dipanare complessità innanzitutto legali, ma anche fiscali. Il profilo di chi utilizza il nostro servizio di consulenza è quello di chi detiene patrimoni diffusi a livello internazionale. In molti casi vi sono da gestire anche relazioni interfamiliari complesse per evitare dissapori sulle soluzioni patrimoniali da adottare o già adottate”. Quali sono gli strumenti necessari per gestire queste esigenze? “Il primo passo da compiere è la ricognizione del patrimonio del cliente, spesso disperso a livello geografico o societario. Non è inusuale che non abbia idea di tutto quello che possiede. La tecnologia in questo ambito ci offre un valido supporto per avere sott’occhio tutte le variabili da monitorare e per fare da repository di tutta la documentazione utile. Il punto di partenza dell’attività di consulenza è proprio capire dettagliatamente la composizione del patrimonio in termini finanziari, immobiliari etc. per decidere la migliore strategia legale e fiscale”, spiega Deidda. Che tipo di rapporto si realizza con le realtà che si occupano di private banking e che, in alcuni casi, hanno un wealth planner interno? “Veniamo spesso chiamati dalle stesse banche, che difficilmente hanno al loro interno tutte le competenze tax e legal necessarie a livello internazionale. Non abbiamo intenzione di fare accordi in esclusiva poiché l’indipendenza è alla base della qualità del nostro servizio. Più frequentemente siamo chiamati dai private clients. Il tipo di evoluzione su cui puntiamo è quello per cui organizzare anche dei beauty contest per aiutare i nostri clienti a selezionare la struttura più adatta a gestire i loro patrimoni” conclude De Simone.

Sempre più fiduciosi e legati alle proprie imprese. E’ questo il ritratto degli imprenditori che emerge dal “Barometro delle imprese familiari europee” il sondaggio di Kpmg, giunto alla settima edizione (la prossima per fine anno) e che coinvolge oltre 1.500 imprese familiari di 26 paesi europei, di cui 100 italiane.

Le imprese familiari sono una delle colonne portanti dell’economia europea e italiana e la consapevolezza della necessità di innovazione e di adattamento è uno dei risultati più significativi della ricerca, risultato della collaborazione tra European Family Businesses (Efb) e Kpmg.

Il peso delle imprese familiari in Europa

Le imprese familiari rappresentano dal 55% al 90% del tessuto imprenditoriale. Caratterizzate da processi decisionali più snelli rispetto alle grandi imprese, sono in grado di reagire ai cambiamenti più velocemente di quanto si pensi. Le principali sfide delle imprese familiari sono la “guerra dei talenti” (per il 53% dei partecipanti. Le politiche di remunerazione e incentivazione sono mirate ad attrarre e trattenere i talent necessari allo sviluppo), l’aumento del costo del lavoro (36%) e l’instabilità politica (36%), in particolare la Brexit che ha determinato un approccio attendista tra le imprese familiari del Regno Unito. Tra le priorità: migliorare la redditività (49%) e aumentare il fatturato (38%). Il piano strategico delle imprese familiari prevede investimenti nel core business (86%) e innovazione e tecnologia (83%).

Uno dei momenti fondamentali della crescita delle imprese familiari è il passaggio generazionale. Un passaggio pianificato consente alle due generazioni di lavorare insieme per diversi anni, mantenere intatti i rapporti commerciali con clienti e fornitori, garantire il trasferimento delle conoscenze e introdurre gradualmente ogni cambiamento.

Il concetto di imprenditorialità delle imprese familiari, sostiene lo studio, è diverso da quello delle altre imprese. Ciò che fa un unicum dell’azienda familiare di successo è il fatto che si basi su un’intera famiglia che si assume la responsabilità di costituire un’impresa che un domani potrà essere trasmessa alle generazioni successive.

Ottimismo in aumento, tanto più al crescere delle dimensioni delle imprese

Il 73% ha una percezione positiva di quello che accadrà nei prossimi dodici mesi, vs il 71% degli ultimi due anni. Questo può essere spiegato dal fatto che le discontinuità politiche, economiche e legislative sono state affrontate ottenendo buoni risultati: più del 64% ha registrato una crescita del fatturato nell’ultimo esercizio (57% nel 2017 e al 54% nel 2016). In particolare Spagna (74%), Italia (72%) e Francia (72%) fanno segnare i risultati più positivi. Il 54% ha affermato di aver incrementato l’organico (41% nel 2017), mentre solo il 10% ha ridotto il numero di collaboratori (16% nel 2017).

Innovare per crescere

L’innovazione si conferma un elemento fondamentale: l’83% delle imprese familiari dichiara che il proprio piano strategico prevede investimenti in innovazione e tecnologia (79% in Italia) e il reinvestimento nel core business (che ha limitato tradizionalmente per questa categoria le oscillazioni derivanti da finanziamenti terzi) è l’intenzione dichiarata dall’86% delle aziende (il 72% di quelle italiane).

Maria Giovanna Arena
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