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Corporate governance, per il nuovo codice più valore nei board

Corporate governance, per il nuovo codice più valore nei board

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Livia Caivano
Livia Caivano

09 Dicembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Oggi negli Stati Uniti l’80% del mercato equity è nelle mani delle cinque maggiori istituzioni finanziarie

  • La concentrazione di ownership vuol dire maggior controllo delle società e quindi del mercato

  • A contrastare questo (stra)potere, una regolamentazione sempre più severa

Nella prima giornata dell’Italy Corporate Governance Conference, i protagonisti della finanza hanno provato a raccontare i cambiamenti in atto nei consigli di amministrazione delle società quotate. Nel nuovo codice di autodisciplina, in arrivo a fine gennaio, la to do list per la crescita di lungo periodo

Un nuovo codice di autodisciplina ma anche un nuovo modo di guardare al valore dei consigli di amministrazione: l’ormai annuale Italy corporate governance conference cerca di capire in che modo il dialogo tra consigli di amministrazione e investitori può accrescere il valore delle società quotate del nostro Paese.

La versione definitiva del nuovo Codice di Corporate Governance verrà approvato  entro gennaio del prossimo anno e sarà applicato dalle società quotate a partire dal 2021. Il codice di autodisciplina, di cui si parla da oltre un anno, “rappresenta un importante passo in avanti verso una visione delle strategie aziendali più orientata ai risultati di lungo periodo”, ha chiarito la presidente del comitato per la corporate governance e presidente Enel Patrizia Grieco dal palco di Palazzo Mezzanotte, a Milano. Il codice, ha proseguito, “attribuisce al consiglio di amministrazione il compito di perseguire il successo sostenibile della società, dove la creazione di valore nel lungo periodo è perseguita tenendo conto degli interessi degli altri stakeholder, e di sviluppare il dialogo con il mercato”. Le nuove linee guida vogliono favorire l’accesso al mercato delle imprese “attraverso una maggiore proporzionalità delle proprie raccomandazioni rispetto alle caratteristiche delle società di dimensioni medio-piccole e di quelle a forte concentrazione proprietaria”.

Sul palco della conferenza organizzata da Assonime e Assogestioni è stato ripetuto più volte: è sempre più importante l’allineamento delle pratiche di corporate governance delle società quotate italiane ai migliori standard internazionali, dove viene valorizzata l’indipendenza degli amministratori e dei componenti gli organi di controllo (anche attraverso l’adeguata remunerazione delle loro funzioni).

Ma cosa succede oltre oceano?

Lisa Fairfax, professoressa di Business Law alla George Washington University ha provato a raccontare i cambiamenti in atto negli Stati Uniti, perchè sia possibile prevedere cosa succederà in Italia nei prossimi anni. Il ruolo degli investitori, ha spiegato, è cresciuto radicalmente nel corso degli ultimi 10 anni negli Stati Uniti e di conseguenza anche il modo di valutare la governance di una società. Quali sono i cambiamenti più rilevanti?

  1. Azioninisti istituzionali: l’80% delle società quotate Usa oggi è in mano alle istituzioni finanziari. Le cinque più importanti società di investimento (tra cui BlackRock, Vanguard e StateStreet) detengono il 40% del mercato. Questa concentrazione della ownership rende la loro voce più forte e il loro controllo più potente
  2. Il ruolo degli hedge fund che sempre più privilegiano la gestione passiva. Le ripercussioni riguardano tutta la filiera: grazie all’andamento del mercato ne beneficiano indirettamente anche i fondi a gestione passiva
  3. Gli scandali delle grandi società mettono in discussione le best practice di molti consigli di amministrazione
  4. La normativa (americana) chiede sempre più trasparenza: consigli di amministrazione e azionisti sono obbligati ed educati a operare nel rispetto l’uno degli altri
Livia Caivano
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