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Corporate governance, Corcos: "É iniziata l’era dell’agency capitalism"

Corporate governance, Corcos: "É iniziata l’era dell’agency capitalism"

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Livia Caivano
Livia Caivano

10 Dicembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • “L’azionariato diffuso, basato sulla divergenza tra gli interessi dei gestori e degli azionisti – la maggior parte dei quali sono investitori retail – ha dato origine al nuovo modello di agency capitalism”

  • “In questo modello la proprietà è concentrata nelle mani degli investitori istituzionali ai quali i piccoli risparmiatori delegano la gestione dei loro investimenti in società quotate e il rapporto gestore/azionista è distribuito in modo da riflettere il ruolo di intermediari degli asset manager”

Intervenuto nella seconda giornata dell’Italy Corporate Governance Conference 2019, il presidente di Assogestioni Tommaso Corcos ha sottolineato come l’attivismo dei gestori sulla corporate governance delle società in cui investono, possa ormai cosiderarsi un vero e proprio trend

Apre i lavori della seconda giornata dell’annuale conferenza sulla corporate governance, organizzata da Assogestioni e Assonime, Ronald J. Gilson, stern professor of law and business alla Columbia Law School. Il professore sottolinea l’importanza della visione di lungo termine e si rivolge direttamente agli asset manager: “Chi si sarebbe aspettato il sorpasso della gestione passiva su quella attiva? Chi avrebbe potuto prevedere la compressione dei margini con la quale ci stiamo confrontando con gli ultimi anni? L’economia basata sui grandi numeri non esiste più e tutto si muove in fretta, dobbiamo organizzarci per pensare al lungo termine e costruire aziende che reagiscano ai cambiamenti molto in fretta”.

E la crescita dell’industria del risparmio gestito è uno dei trend che non può essere ignorato, prosegue il presidente di Assogestioni e amministratore delegato di Eurizon Tommaso Corcos: “L’azionariato diffuso, basato sulla divergenza tra gli interessi dei gestori e degli azionisti – la maggior parte dei quali sono investitori retail – ha dato origine al nuovo modello di agency capitalism dove la proprietà è concentrata nelle mani degli investitori istituzionali ai quali i piccoli risparmiatori delegano la gestione dei loro investimenti in società quotate e dove il rapporto gestore/azionista è distribuito in modo da riflettere il ruolo di intermediari degli asset manager”. Se nel mondo si registra un crescente attivismo dei gestori sulla corporate governance delle società in cui investono, è vero che allos tesso tempo aumenta il numero di membri dei consigli di amministrazione ottenuti dagli investitori. “Questo trend è confermato anche in Italia dove si registrano più attivisti e activist campaign rispetto ad altri paesi europei anche con mercati più grandi e maturi. L’Italia è stato il secondo paese con maggiore presenza di attivisti al mondo dopo gli Stati Uniti nel periodo 2000-2010, ponderando l’attività di engagement alle dimensioni del mercato”, ha proseguito il numero uno di Assogestioni.

Stewardship

“Il nostro Paese, adottando i principi italiani di stewardship nel 2013, è stato tra i pionieri nell’implementazione delle best practise internazionali. Uno strumento efficace per lo svolgimento dell’attività di stewardship in modo responsabile è la presentazione delle liste di minoranza con membri caratterizzati, oltre che dall’elevata integrità e professionalità, da un rafforzamento dei requisiti di indipendenza, non solo verso le società in cui ricoprono la carica, ma anche verso gli asset manager che li hanno nominati. La stagione assembleare 2019 ha visto ancora una volta i gestori italiani ed esteri svolgere un ruolo molto attivo nella presentazione di candidati di minoranza nei consigli di amministrazione delle società quotate italiane: i membri dell’Investment Managers Committee hanno infatti depositato 64 liste per l’elezione o la cooptazione di candidati di minoranza in 49 società quotate, per un totale di 76 candidati idonei”.

Azioni di voto

“Un tema importante riguarda le azioni con diritto di voto multiplo e le azioni di fidelizzazione consentite in Italia nel 2015, seguendo le orme di diversi altri paesi europei e americani, per concedere maggiori diritti di voto agli azionisti di lungo periodo.  Penso che le azioni con diritto di voto multiplo possano anche andare a vantaggio degli investitori, ma spesso sono più uno svantaggio che un vantaggio per gli azionisti di minoranza. Noi, in quanto investitori istituzionali, siamo solitamente contrari al loro utilizzo. Ritengo che sia importante lavorare attraverso la legislazione primaria e l’autoregolamentazione dei comitati nazionali sul governo societario per stabilire e armonizzare norme e comportamenti a livello europeo”.

Presidenza

“Un altro tema fondamentale è il ruolo del presidente che assume una rilevanza sempre maggiore per un corretto governo societario. Il ruolo del presidente può essere considerato uno degli opportuni contrappesi all’accentramento dei poteri gestionali da parte degli organi esecutivi e delegati. Per sottolineare ulteriormente il ruolo del presidente quale garante per tutti gli azionisti (compresi gli azionisti di minoranza), sarebbe utile incoraggiare la migliore prassi dell’assemblea degli azionisti che nomina il presidente. In tal modo, la nomina da parte dell’assemblea, con l’indicazione specifica dell’argomento all’ordine del giorno, rafforzerebbe, da un lato, la responsabilità del presidente nei confronti dell’intera compagine sociale e, dall’altro, il suo ruolo nei confronti degli altri membri del consiglio”.

Livia Caivano
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