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La corazzata Ubi contro l’offerta Intesa Sanpaolo

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

27 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Cattolica Assicurazioni rafforza la sua presenza in Ubi Banca, entrando nel nocciolo duro degli azionisti storici

  • L’ingresso di Cattolica aumenta il peso del Car al 18,7%

  • Dopo i no del Car del Patto dei Mille, si attende quello del Sindacato azionisti Ubi Banca, costretto a rinviare il suo incontro a causa del coronavirus

  • Cosa dicono gli analisti? Cosa accadrà se Intesa riuscirà a detenere una quota azionaria di Ubi Banca fra il 50 e il 66,7%?

Gli azionisti storici di Ubi fanno quadrato contro l’offerta pubblica di scambio avanzata da Intesa Sanpaolo. E anche gli analisti si dividono

Il Car (comitato azionisti di riferimento) di Ubi Banca si rafforza contro l’Ops di Intesa Sanpaolo. Cattolica Assicurazioni entra infatti a far parte del patto di consultazione che riunisce i grandi azionisti di Ubi Banca, e già schieratosi contro l’offerta pubblica di scambio del ceo di Intesa Carlo Messina, definendola “ostile” e “inaccettabile”.

Il rafforzamento del pacchetto Cattolica Assicurazioni in Ubi (non solo) contro Intesa Sanpaolo

I partecipanti al patto degli azionisti riferimento di Ubi devono detenere almeno l’1% del capitale sociale della banca. In virtù di questa regola, la veronese Cattolica Assicurazioni aveva deciso (prima della mossa di Intesa Sanpaolo) di aumentare il suo pacchetto azionario. Decisione, questa dell’incremento, assunta nel Cda del 13 febbraio 2020. La compagnia veronese è quindi salita all’1,01% del capitale in Ubi dopo aver acquistato sul mercato lo 0,5% delle azioni.

La comunicazione soddisfatta del patto degli azionisti del Car Ubi non si è fatta attendere. “Il Comitato di Presidenza del Car ha espresso particolare soddisfazione per la decisione di Cattolica Assicurazioni, anche in funzione dello standing della Compagnia e del significativo momento che Ubi sta attraversando”.

Un ingresso atteso

L’ingresso di Cattolica aumenta il peso del Car al 18,7%. E  non giunge certo inatteso: il rafforzamento era stato preannunciato dal membro del direttivo Mario Cera in occasione della presentazione del patto, formalmente nato a fine gennaio. L’aumento del pacchetto azionario di Cattolica è dovuto anche al fatto che Ubi è partner industriale della compagnia. Con essa infatti in essere un accordo di bancassicurazione che scadrà a fine 2020.

La “corazzata” Ubi contro Intesa Sanpaolo

Nell’azionariato di Ubi il nocciolo degli azionisti storici sta facendo quadrato. Fondazioni e grandi famiglie di imprenditori che stanno cercando di difendere l’autonomia della banca, destinata a dissolversi all’interno del gruppo Intesa in caso di successo dell’Ops. La difesa dell’autonomia è solo una faccia della medaglia: l’altra è quella di spuntare al rialzo il prezzo offerta da Carlo Messina. Il quale, dal canto suo, ha già fatto sapere di non volerlo alzare di un centesimo.

Oltre al Car, ha detto no all’offerta il Patto dei Mille, rappresentante il 1,6% del capitale. Il Sindacato azionisti Ubi Banca (8,4%) è stato invece costretto a rinviare la sua riunione a causa dell’emergenza coronavirus. A dispetto delle rigidità su entrambi i versanti, la Borsa scommette, seppur timidamente, sul successo dell’operazione. Le azioni Ubi infatti nella giornata del 26/02/2020 hanno registrato un +1,82% a 3,972 euro, con un premio del 6,7% rispetto al controvalore dell’offerta in azioni Intesa (+2,19% a 2,38 euro).

Il parere degli analisti

Intermonte si è espressa negativamente, giudicando Ubi sottovalutata. Exane invece ha promosso l’offerta poiché assicura agli azionisti di Ubi un premio del 24% sul valore del titolo ante-offerta. Ossia un raddoppio dei dividendi cumulati nel periodo 2020-2023, adducendo anche l’esposizione a una banca con una più alta redditività strutturale, qual è Intesa.

Intesa “può aumentare i termini dell’offerta e ottenere comunque un aumento dell’utile per azione ma non ci sono garanzie che lo faccia”. E’ quanto specificano gli analisti di Exane. Un aumento dei termini dell’offerta Intesa potrebbe aversi concretamente nel caso in cui Carlo Messina si ritrovasse con azioni fra il 50 e il 66,7% di Ubi, una soglia prossima a quella utile per effettuare la fusione, ma non sufficiente.

Restare al di sotto del 50% però comporterebbe una decadenza dell’offerta, provocando una caduta del titolo. Superare il 67% invece potrebbe determinare un concambio meno favorevole per gli azionisti Ubi in sede di fusione.

Nella giornata del 26/02/2020 la Fondazione Banca del Monte di Lombardia, anch’essa parte del Car, si è espressa in termini duri. La paventata fusione con Intesa “può provocare gravissimi effetti socio-economici all’area di Milano-Pavia, sia sul piano della concentrazione bancaria che, come noto, non favorisce il tessuto socio-economico” sia su quello “della tutela dei tanti dipendenti e delle loro famiglie”.

Per questo motivo, la stessa fondazione auspica che Messina “possa riconsiderare la propria iniziativa” in virtù degli “interessi generali” e della “sostenibilità.”

Arrotondamenti serali

Intanto, nella serata del 27/02/2020, Radici Partecipazioni, aderente al patto di Ubi Banca, arrotonda la sua quota acquistando 100 mila azioni a 3,817 euro l’una. Al contempo, la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo chiude anticipatamente un opzione call (con scadenza il 20 marzo) su un milione di azioni (con un premio unitario pari a 0,7911 euro). Per Intesa Sanpaolo, un segnale inequivocabile.

Teresa Scarale
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