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Woodford e H2o, com’è andata a finire?

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Livia Caivano
Livia Caivano

08 Aprile 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • A inizio aprile, Morningstar ha abbassato il rating del fondo H2o Allegro a negative. In un report viene precisato che sono aumentate le prove di una stewardship insoddisfacente e dell’assunzione di rischi crescenti da parte di H2o AM, anche dopo le preoccupazioni relative alle obbligazioni societarie illiquide emerse a metà 2019

  • Sono più di 300mila gli investitori rimasti vittima del fallimento del fondo di punta del gestore inglese Neil Woodford: dopo lo stop ai riscatti dal fondo Equity Income nel giugno 2019, è stato comunicato loro che difficilmente verranno rimborsati integralmente del loro investimento

  • Si è aggiunto un nuovo protagonista: deMark Barnett, cresciuto professionalmente all’ombra di Neil Woodford a Invesco, vi è rimasto per oltre 20 quando il suo mentore è andato via per aprire la sua società di investimento. Ora è stato licenziato

Poco più di un anno fa, We Wealth ha raccontato le vicissitudini dei fondi H2o Allegro e Woodford Equity Income: in entrambi i casi grossi deflussi avevano impattato sulla strategia di investimento e portato i regolatori a interrogarsi sulla componente illiquida dei fondi comuni di investimento. Alcune cose nel frattempo sono cambiate: ecco quali

Nel giugno 2019, prima che la moda degli investimenti illiquidi esplodesse in Italia e nel mondo, ci eravamo interrogati sulle conseguenze che la componente non immediatamente liquidabile dei fondi comuni di investimento, poteva portare in caso di riscatti ingenti e improvvisi. Il punto di partenza? Le vicende dei fondi H20 Allegro e Woodford Equity Income. In questo podcast trovi tutto quello che ti serve sapere.

Il fondo H2o Allegro

  • Giugno 2019

Era il 19 giugno 2019 quando Morningstar decideva di sospendere il rating sul fondo H2o Allegro per criticità nell’appropriatezza e liquidità della componente obbligazionaria corporate, sollevando dubbi sui rapporti tra il fondatore di Natixis Bruno Crastes e il finanziere tedesco Lars Windhorst. Il fondo aperto annoverava tra gli asset bond poco liquidi in gran parte emessi da società collegate al controverso Windhorst, che vantava una lunga scia di cause legali e fallimenti. A peggiorare le cose, Crastes ricopriva all’epoca il ruolo di amministratore delegato di Tennor Holding, uno dei fondi di investimento di Windhorst (annunciate, subito dopo, le dimissioni). Come conseguenza, il titolo era arrivato a perdere in Borsa fino al 12% nei giorni successivi. Successivamente, il 26 dello stesso mese, la società di analisi aveva deciso di abbassare il rating da Bronze a NeutralLeggi qui tutta la storia.

  • Marzo 2020

Il 16 marzo scorso, il fondo torna a far parlare di sé quando gli analisti di Morningstar decidono di metterlo nuovamente sotto revisione, a causa di forti ribassi del valore della quota: le preoccupazioni riguardano l’efficacia del processo di gestione dei rischi. “E’ una strategia global macro, – aveva spiegato spiega Matias Möttölä, direttore associato per la ricerca su Multi-asset e alternativi di Morningstar – che esprime la visione della casa di gestione (H2o) investendo con un mandato molto flessibile in titoli governativi, valute e credito. La classe I C Euro ha registrato un -17,9% il 9 marzo e un -25,4% il 12 marzo, in un contesto di mercato spaventato dagli effetti economici del coronavirus e dal mancato accordo per tagliare i prezzi petroliferi. La volatilità è salita attorno al 40% annualizzato, calcolata sui ritorni giornalieri, negli ultimi dodici mesi (al 12 marzo)”. Non è la prima volta, si legge in una nota, che il fondo supera l’obiettivo di volatilità indicato nel prospetto informativo e compreso tra il 7 e il 12%, ma gli ultimi sforamenti sono considerati “allarmanti” dai ricercatori di Morningstar.

  • Aprile 2020

Gli analisti di Morningstar assegnano il rating Negative al fondo H2o Allegro. In un report del 3 aprile Möttölä precisa: “Sono aumentate le prove di una stewardship insoddisfacente e dell’assunzione di rischi crescenti da parte di H2o Asset management, anche dopo le preoccupazioni relative alle obbligazioni societarie illiquide emerse a metà 2019. Le aggressive scommesse macro, non adeguatamente tenute sotto controllo dal risk management, hanno generato forti perdite durante le turbolenze dei mercati a marzo”.

Queste le ragioni principali che hanno spinto il team di ricerca di Morningstar a ridurre il rating per tutte le classi del fondo, che ingloba, nella sua strategia, le visioni della casa di gestione su titoli governativi e valute, facendo largo uso della leva finanziaria attraverso strumenti derivati.

Pensiamo che ci sia troppo potere nelle mani dei gestori”, ha commentato il direttore associato di Morningstar. “Un esempio è rappresentato dal fatto che il risk management non può obbligare i portfolio manager ad aggiustare le loro esposizioni immediatamente, quando viene superato un limite di rischio a causa di movimenti di mercato”.

Dopo le vicende di giugno 2019 il valore dei corporate bond illiquidi e ad alto rischio collegati al finanziere Windhorst era stato ridotto, ma i titoli erano rimasti in portafoglio. Inoltre, i revisori avevano notato infrazioni alle regole di concentrazione del rischio di controparte over-the-counterLa questione, sostengono gli analisti di Morningstar, non è l’esperienza del team guidato dai fondatori di H2o Asset Management, Bruno Crastes (amministratore delegato) e Vincent Chailley (responsabile investimenti), ma nella stewardship, un termine inglese che potremmo tradurre con ‘buon governo’ del fondo.

Nel 2019 H2o Allegro ha registrato rendimenti del 39,6%, del 28,4% nel 2018, e del 19,7% nel 2017. La performance annualizzata dal 2011 è 9,09%.

Ferma la risposta da parte di H2o AM: “Siamo in completo disaccordo con le conclusioni del report di  Morningstar.  Il processo di risk management storicamente applicato da anni da H2o AM adotta un approccio discrezionale dinamico, attivo ed empirico, che permette di calibrare le posizioni in funzione della migliore condizione di valutazione delle stesse. Questa metodologia ha come obiettivo principale di preservare l’interesse dei nostri clienti assicurando ai portafogli la più ampia capacità di recupero al normalizzarsi e risolversi della situazione di crisi. E’ con questi strumenti che fino ad oggi siamo sempre riusciti a superare le situazioni di crisi in modo eccellente. I rischi e le performance inoltre debbono necessariamente esser valutati con riferimento all’ orizzonte di investimento specifico di ciascun fondo, che nel caso di H2o Allegro, è di tre anni”.

Parola di Bruno Crastes, fondatore di H2O Asset Management
Bruno Crastes - fondatore H2o Asset Management

Neil Woodford

Ben più grave l’epilogo della vicenda Woodford.

Un lungo periodo di scarso rendimento del fondo Woodford Equity Income circa un anno fa aveva provocato il disinvestimento in massa dei risparmiatori, che però il gestore Neil Woodford non era stato in grado di rimborsare. Anche se questo tipo di fondo aperto può essere normalmente negoziato facilmente, in questo caso la quota di attività liquide non era stato sufficiente a liquidare le richieste di rimborso. Catalizzatore per la sospensione era stato il disinvestimento di un singolo operatore per 250 milioni di sterline. Una volta scaricata la maggior parte delle liquidità, il gestore non era più stato in grado di soddisfare i rimborsi sul fondo: conseguenza era stata che Woodford Investment Management nella prima settimana di giugno aveva sospeso l’emissione, la cancellazione, la vendita, il rimborso e il trasferimento di azioni del suo fondo di punta. Secondo Morningstar il fondo Equity Income, cha al suo apice ha gestito masse per oltre 10 miliardi di sterline, a fine maggio ne aveva solo 3,7 miliardi.

Dopo una prima sospensione di 28 giorni, Woodford ha prolungato lo stop precisando che la vendita delle liquidità non si era ancora conclusa e che non era in grado di dire quando le negoziazioni sarebbero riprese. Leggi l’intera storia qui.

Ad oggi sono più di 300mila gli investitori rimasti vittima del fallimento del fondo di punta del gestore inglese Neil Woodford. Ora dovranno dividere 142 milioni di sterline, parte di un secondo pagamento-risarcimento, ma sono stati avvertiti che difficilmente riceveranno altro. Il pagamento è una frazione del piatto da 2,1 miliardi già  distribuito a gennaio e rappresenta il 20% delle attività rimanenti del Woodford Equity Income Fund.

Gli amministratori hanno dichiarato che la maggior parte la maggior parte degli asset immediatamente liquidabili sono già state venduti e che nei prossimi mesi è improbabile che si verifichino ulteriori pagamenti. In una lettera agli investitori hanno scritto: “In questa fase non siamo in grado di avvisarti dell’esatta tempistica e dell’importo di queste future distribuzioni di capitale, in quanto ciò dipende dalla vendita delle attività del fondo. Gli investitori devono essere consapevoli del fatto che le attività che restano da vendere sono quelle meno liquide del fondo e la cessione di tali attività potrebbe richiedere ancora più tempo”.

La società di investimenti PJT Park Hill, che sta aiutando a liquidare le attività rimanenti, ha stimato che gli investitori potrebbero perdere circa il 33% del loro denaro residuo una volta che la società sarà completamente stata liquidata, a causa dei prezzi in picchiata a causa del coronavirus. “Abbiamo visto – ha commentato un responsabile diAJ Bell- che le condizioni di mercato peggiorano considerevolmente, il che significa che vendere qualsiasi attività non quotata e illiquida potrebbe diventare molto più difficile. Purtroppo, ciò significa che gli investitori dovranno aspettare ancora a lungo prima di vedersi restituire i loro risparmi”. Sembra inevitabile, conclude, che la vicenda si protragga ulteriormente, forse fino al 2021.

 

Effetto Woodford

Lo stile di gestione Woodford potrebbe essere contagioso. Il protegè di Neil Woodford, il gestore deMark Barnett, è stato infatti licenziato nei primi giorni di aprile dall’Invesco Perpetual Income and Growth Investment Trust dopo oltre 20 anni come suo manager. Si tratta del secondo trust – quest ultimo indipendente, ma che porta il nome Invesco – che estromette Barnett nel giro di quattro mesi: a dicembre era stata la volta dell’Edinburgh Investment Trust.

È un imbarazzo per Barnett, che gestisce Perpetual per conto di Invesco, dove è a capo dell’azionario Uk dal 1999, e dove ha preso il posto di Woodford.

Il consiglio del trust ha dichiarato che la decisione non è stata presa alla leggera ed è conseguenza di “un lungo periodo di sottoperformance”. Le azioni del trust hanno perso oltre il 40% del loro valore negli ultimi tre mesi. Nel frattempo, il rendimento totale del fondo per gli azionisti nel 2020 è diminuito del 38,5%, facendo peggio del calo del 28,9% dell’indice Ftse All Share. Il presidente del trust, Richard Laing, ha dichiarato: “Il consiglio di amministrazione aveva precedentemente chiarito in diverse occasioni che era preoccupato per le scarse prestazioni della società e ha ulteriormente intensificato il controllo sull’approccio di investimento del gestore. Abbiamo dato a Invesco il tempo di basarci sul primo rimbalzo Brexitche era previsto, ma si è rivelato di breve durata”.

È un altro colpo per l’eredità del gestore Woodford, che ha iniziato la sua carriera proprio in Invesco dove è rimasto per 26 anni prima di lanciare il suo gruppo nel 2014.

Invesco ha dichiarato di essere rimasto deluso dalla decisione del trust: “Comprendiamo le pressioni sulla performance che esistono nel mercato di oggi, ma dai risultati semestrali abbiamo abbracciato le opinioni del consiglio sulle prestazioni con risultati migliorati nell’ultima parte del 2019, coerentemente con la approccio basato sui principi che abbiamo sempre adottato. Siamo delusi dal fatto che non siamo stati in grado di basarci su questo, data la recente estrema volatilità dei mercati finanziari.

 

 

Livia Caivano
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