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L'efficienza è la chiave della crescita

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Gloria Grigolon
Gloria Grigolon

15 Luglio 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • Le società di gestione del risparmio hanno vissuto un periodo tumultuoso, durante il quale, per tenere il passo con la crescita delle masse, hanno trascurato alcune tematiche di tipo organizzativo e strutturale

  • Dove è mancata la pianificazione strategica di medio lungo periodo sono intervenute soluzioni di breve periodo, efficaci in termini operativi, ma costose

  • State Street Alpha è una piattaforma che non parte dalla funzionalità o dall’applicazione, ma dall’organizzazione delle informazioni che servono per soddisfare l’esigenza dei clienti

Per generare alpha, gli asset manager hanno dovuto sviluppare nuovi strumenti, attraverso acquisizioni di altre sgr o gruppi di specialisti. L’unione di più gamme prodotto, team d’investimento e sistemi operativi ha creato problemi di integrazione. Il segreto? Delegare tali attività a specialisti esterni

Negli ultimi 10 anni il mondo dell’asset management è profondamente cambiato. A partire dal periodo successivo alla crisi del 2008, gli investitori hanno cominciato ad affidarsi in maniera crescente agli operatori del risparmio gestito per trovare soluzioni di portafoglio capaci di generare rendimento in linea coi propri profili  di rischio. Il flusso di masse che ne è emerso ha portato nuove aperture sul mercato, nuove sinergie tra competitor e nuove integrazioni a livello di prodotto.

Qual è lo stato di salute degli asset manager?

“Le società di gestione del risparmio hanno vissuto un periodo tumultuoso, durante il quale, per tenere il passo con la crescita delle masse, hanno trascurato alcune tematiche di tipo organizzativo e strutturale. Dove è mancata la pianificazione strategica di medio lungo periodo – ha spiegato Riccardo Lamanna, head of State Street Global Exchange per l’area Emea – sono infatti intervenute soluzioni di breve periodo, efficaci in termini operativi, ma costose”.

Tante masse, forse anche troppe, al netto di temporanee fughe dai mercati. Qual è l’altro lato di questa medaglia?

Per ampliare il proprio bacino di utenza e soddisfare la domanda dei risparmiatori, le società di gestione del risparmio hanno avuto poche alternative: o comprarsi un altro asset manager con competenze complementari, oppure assumere un team di specialisti già formato, col rischio di non aver però alle spalle una struttura adatta a supportare quel tipo di team. A ciò si aggiunge un discorso più ampio legato alla regolamentazione: con l’introduzione di provvedimenti quali Esma e Mifid2, la situazione si è complicata sia dal punto di vista della gestione del rischio, che della necessità di trasparenza nei confronti della clientela. Si è resa infatti sempre più necessaria un’analisi approfondita delle attività aziendali, dal back office fino al middle office e front office.

Gli asset manager si trovano a fare i conti con un problema di gestione dei processi e dei flussi informativi?

Esattamente. Per generare alpha, le società di gestione hanno dovuto ricercare strumenti differenti e più complessi rispetto a quelli che già possedevano. L’unione di più gamme di prodotto, team di investimento e sistemi operativi ha creato problemi in termini di integrazione, rendendo difficile la standardizzazione dei parametri di valutazione e la lettura univoca di fattori specifici. Contestualmente, gli investitori sono diventati più esigenti,hanno iniziato a chiedere una documentazione sempre più trasparente e prospetti di rischio più dettagliati.

Cosa rende difficile l’integrazione delle informazioni?

L’integrazione delle informazioni acquisite durante i processi d’investimento è resa difficile dalla stratificazione dei diversi sistemi informatici, fatti di tempistiche diverse e differenti modelli di priorità: normalizzare questi dati per renderli usufruibili è costoso e impegnativo. Gli asset manager hanno scoperto che, rispetto alla loro attività chiave, che è quella di capire le esigenze, creare i prodotti, farli funzionare e distribuirli, si trovano a spendere cifre ingenti semplicemente per la gestione dei processi amministrativi improduttivi.

Alta competizione, regolamentazione che spinge alla trasparenza, in un contesto di mercato non facile, a maggior ragione dopo l’emergenza sanitaria: sotto che luce nasce l’ultimo progetto di State Street?

L’idea di State Street era quella di provare a risolvere le problematiche di asset manager e asset owner tramite una soluzione innovativa. Considerato che State Street è tra i leader mondiali per le attività di back office e di middle office, ci siamo chiesti: come possiamo aiutare i nostri clienti a trovare soluzioni a tutto tondo, integrando servizi di front office? Dopo aver completato nell’ottobre 2018l’acquisizione di Charles River Development, player primario nella gestione del front, abbiamo iniziato a studiare un modo per creare una piattaforma interoperabile a livello mondiale, che unisse tutti i servizi facendo leva sulle relazioni. È nata così State Street Alpha, una piattaforma che non parte dalla funzionalità o dall’applicazione, ma dall’organizzazione delle informazioni che servono per soddisfare l’esigenza dei clienti.

Invece che guardare a un processo verticale d’investimento, che tiene separate la parte di trading, di investment e di accounting, la piattaforma unisce i tre aspetti, creando un unico data model, capace di elaborare dati fruibili, indipendenti e coerenti con le altre informazioni. La più grande difficoltà che riscontriamo tra i nostri clienti è proprio questa: l’incapacità di intrecciare informazioni esistenti all’interno dei propri database, costruiti in periodi e modi diversi, integrando dati di natura differente.

Come funziona questa piattaforma?

Con State Street Alpha non forniamo all’asset manager un software e un database da installare, ma svolgiamo la nostra attività come service, fornendo e gestendo la struttura informatica dall’esterno. Le informazioni, contenute in un cloud, garantiscono inoltre sicurezza, efficienza informatica e protezione dei dati. Trattandosi di una piattaforma interoperabile, consente al cliente di interfacciarsi con il servizio a prescindere dal data provider, dalle applicazioni già utilizzate e dai sistemi di rischio impiegati, permettendo di risparmiare costi, avere informazioni strutturate e ottenere una reportistica efficiente sull’attività di investimento per i clienti finali.

Gloria Grigolon
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