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Giù il velo su Illimity sgr, una startup nella startup

Giù il velo su Illimity sgr, una startup nella startup

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Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda

20 Maggio 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • Il focus è sui unlikely-to-pay, un segmento un po’ speciale nel mondo dei crediti “difficili”, rappresentato dalle “inadempienze probabili”. Il primo fondo ad ottobre (*)

  • Gli Utp rappresentano una parte rilevante delle esposizioni non performing, pari a circa 70 miliardi. Solo di recente sono stati oggetto di transazioni.

  • Gestire efficacemente crediti deteriorati può dare accesso a rendimenti attraenti ma richiede competenze iper-specialistiche, tipiche del mondo dell’advisory finanziaria.

Paola Tondelli, responsabile investimenti della società di gestione del risparmio lanciata da Corrado Passera, racconta a We Wealth gli obiettivi di questa iniziativa focalizzata sulle inadempienze “probabili”

Una startup nella startup. Nata nel solco del progetto lanciato da Corrado Passera a inizio del 2019 con un focus sul credito “difficile” alle pmi, lo scorso agosto Illimity Bank ha messo in cantiere una piccola società di gestione del risparmio. Che ora, dopo il via libera ottenuto a febbraio dalle autorità di Vigilanza, è pronta a partire. “Lanceremo il primo closing, la fase iniziale del collocamento, nel terzo trimestre, da ottobre in poi”, precisa Paola Tondelli, nel Cda di Illimity sgr e responsabile dell’area investimenti, nella prima intervista in cui il management della banca racconta, nei dettagli, gli obiettivi e il profilo di questa iniziativa. Il primo fondo investirà in crediti Utp (unlikely-to-pay), un segmento un po’ speciale nel mondo dei crediti “difficili”. Quello rappresentato dalle “inadempienze probabili”, ovvero finanziamenti erogati a imprese le cui difficoltà di rimborso possono essere superate attraverso la ristrutturazione della posizione debitoria e/o la concessione di nuova finanza. Non sono ancora sofferenze, cioè crediti inesigibili, per i quali si aprirebbe la strada della liquidazione. Possono però diventarlo, se non si interviene tempestivamente con idee, misure di risanamento e nuovi capitali finalizzati a riportare in bonis questi crediti.

“È un mercato molto giovane, che è partito da poco più di un anno. Nonostante i notevoli sforzi compiuti dalle banche italiane per ridurre le loro esposizioni non performing (Npe) anche attraverso una massiccia attività di dismissione, il mercato italiano vale ancora circa 160 miliardi di euro ed è uno dei più grandi d’Europa. Gli Utp rappresentano una parte rilevante di questi, circa 70 miliardi, anche perché solo di recente sono stati oggetto di transazioni”, calcola Tondelli. “Ci aspettiamo ora un’accelerazione delle operazioni su Utp a seguito degli scenari recessivi che si stanno delineando negli ultimi mesi”.

Gestire efficacemente crediti Utp può dare accesso a rendimenti non inferiori al 7% con un profilo di rischio che, alla luce delle regole di distribuzione dei proventi, è relativamente contenuto e può arrivare anche al 15% e oltre, in funzione delle performance realizzate nei processi di ristrutturazione. Servono però competenze iper-specialistiche, tipiche del mondo dell’advisory finanziaria: una conoscenza molto approfondita dell’analisi dei dati di bilancio, degli strumenti di corporate finance, dei meccanismi legali di ristrutturazione e rifinanziamento dei debiti, passando per l’M&A. “Di volta in volta, potremo avvalerci di manager o professionisti esperti nei diversi settori in qualità di tutor e/o andremo a cooptare sul mercato i manager con le competenze ed esperienze necessarie alla esecuzione dei piani di risanamento delle aziende nelle quali andremo ad intervenire”, spiega Tondelli.

Il primo fondo gestito da Illimity sgr investirà in crediti Utp. Tali crediti potranno essere conferiti da banche e altri operatori o acquisiti o concessi alle società target da parte del fondo stesso che, in via residuale, potrà anche rilevare quote di equity, ove funzionale alla strategia di ristrutturazione e ritorno in bonis della target. Il fondo, monocomparto, emetterà diverse classi di quote: le quote Crediti, sottoscritte tipicamente da banche e liberate a fronte di cessioni e/o conferimenti di crediti; le quote Finanza, sottoscritte da investitori professionali e liberate tramite versamenti per cassa, finalizzati anche al sostegno dei programmi di ristrutturazione delle società target, a supporto della migliore strategia di recupero delle posizioni creditorie. Non è stato ancora annunciato l’obiettivo di raccolta.

Il primo closing del fondo e l’acquisizione o il conferimento dei crediti saranno quasi contestuali, perché questa attività è preceduta da un lungo lavoro, molto complesso, di ricerca e analisi dei potenziali crediti target, che la sgr ha avviato da mesi e sta intensificando. Che impatto avrà la pandemia su questo mercato, mentre l’Italia si inabissa, scivolando in una delle peggiori recessioni degli ultimi decenni? “Sul piano dell’offerta di crediti Utp emergeranno molte più opportunità”, ricorda la manager. “Dovremo prestare molta attenzione alle valutazioni di questi asset. Ma non essendo ancora partiti con le prime acquisizioni, ci troviamo in una posizione di vantaggio, perché possiamo riesaminare tutti i dossier alla luce del mutato scenario”.

Il modello di business di Illimity sgr però non cambia. “È piuttosto frequente che un’azienda sia indebitata con molti istituti”, racconta Tondelli. Sedersi a un tavolo con 10 o 20 banche per predisporre un piano di ristrutturazione dei debiti con la tempestività necessaria è pressoché impossibile. “Raccogliendo sul mercato una massa critica dei crediti, invece, possiamo aumentare il nostro potere negoziale, prendere decisioni in tempi rapidi, esercitare le azioni che sono necessarie per agevolare il processo di risanamento. Il fatto di essere un interlocutore nuovo per l’azienda in difficoltà, che si pone in ottica consulenziale, rappresenta un punto a favore per superare le frequenti situazioni di impasse generate dall’irri- gidimento delle posizioni o dal deterioramento dei rapporti tra l’imprenditore e le banche creditrici”.

Cruciale sarà mantenere una diversificazione settoriale il più ampia possibile: “Dal retail al food, dalla meccanica all’edilizia, dall’energia all’arredamento, stiamo esaminando molti dossier. Le aziende target sono nella fascia di fatturato tra i 40 e i 500 milioni di euro. Potremmo anche valutare eventuali opportunità su tagli più piccoli”, precisa. Gli investitori che avranno accesso a questo strumento saranno istituzionali, family office ben strutturati, fondazioni, fondi pensione. Il prossimo step sarà un altro fondo chiuso sempre focalizzato sul mondo dei crediti corporate ma non Utp. “Rimaniamo concentrati sugli asset illiquidi”, osserva Tondelli, “ma ci muoveremo oltre il confine dei crediti distressed”.

 

 

Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda
Direttore del magazine We wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, ha coordinato la redazione di Forbes Italia da gennaio 2018 a settembre 2019. Collabora con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza. Caporedattore del Magazine AdvisorPrivate tra il 2015 e il 2017, in passato ha scritto per l’Espresso, il Mondo, il Messaggero, Capital, Patrimoni, Panorama, Mf e Wall Street Italia. È laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano
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