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La rivoluzione dei big data al servizio dell'investimento

08 Aprile 2019 · Riccardo Sabbatini · 5 min

  • La disponibilità crescente di informazioni digitali, soprattutto in formato non convenzionale, sta cambiando il modo con cui i gestori prendono decisioni di investimento e monitorano i loro portafogli

  • I CORE® sono portafogli costruiti utilizzando algoritmi di proprietà di Goldman Sachs AM che riescono ad analizzare in modo molto veloce una quantità enorme di informazioni e dati che altrimenti l’uomo non riuscirebbe ad analizzare con la stessa efficacia

Loredana La Pace, country head per l’Italia di Goldman Sachs Asset Management (AuM per 1300 miliardi) spiega il processo d’investimento dei fondi CORE® che coniuga un largo utilizzo dei big data a criteri di valutazione più tradizionali basati sui fondamentali

I big data stanno rivoluzionando il mondo dell’asset management. La disponibilità crescente di informazioni digitali, soprattutto in formato non convenzionale, sta cambiando il modo con cui i gestori prendono decisioni di investimento e monitorano i loro portafogli. Da quella massa sterminata di byte si possono ricavare indicazioni utili per anticipare un trend di mercato, predire i cambiamenti del sentiment, puntare sulle imprese con i maggiori potenziali di crescita. E’ un mutamento epocale appena agli inizi.

“Il 90% dei dati provenienti dai diversi dispositivi sono stati prodotti solo negli ultimi 2 anni, ma di questi appena il 2%, viene analizzata”, spiega Loredana La Pace, country head per l’Italia di Goldman Sachs Asset Management (Gsam). Il colosso americano – 1.300 miliardi di dollari di asset in supervisione nel mondo (dati a fine 2018) – sta cavalcando con decisione la nuova frontiera tecnologica che arricchisce di nuove expertise le sue competenze di gestore attivo. Anche con questi nuovi strumenti si prepara a cogliere le opportunità in un anno dal quale – sottolinea La Pace -“ci aspettiamo sorprese positive”. In questa intervista spiega come è strutturata la presenza di GSAM in Italia e come si articola il suo sofisticato processo d’investimento CORE®. Iniziamo con il bilancio del 2018. “E’ stato un anno non semplice, che ha visto ritornare la volatilità a fine anno con performance certamente non positive. I mercati emergenti hanno sofferto più di altri con un aggiustamento dei prezzi al ribasso molto forte. Il 2019 è partito con un consensus guidato dalla prudenza ma nei primi mesi dell’anno abbiamo registrato performance positive di alcune asset class per oltre il 10 per cento. Per noi sarà un anno caratterizzato da volatilità. Ma, a maggior ragione, si potranno manifestare opportunità per i gestori attivi soprattutto sui mercati azionari.

Questo significa che la volatilità ed i momenti di correzione del mercato possono rappresentare opportunità di ingresso e di rafforzamento della parte azionaria del portafoglio, che privilegiamo rispetto all’obbligazionario, per poter beneficiare dell’eventuale ripresa. La volatilità per un gestore attivo significa opportunità di generare performance positive”.

E in questo auspicabile rimbalzo delle Borse dove vedete le migliori opportunità?

Siamo più positivi sui mercati emergenti perché sono quelli che nel 2018 hanno sofferto di più, e spesso in modo non giustificato rispetto ai valori fondamentali di quelle economie. Quest’anno potremmo assistere al movimento opposto. A livello globale la crescita è ancora positiva. Certo gli Stati Uniti risentono dello shutdown più prolungato del previsto e in Europa il trend è un po’ al ribasso, ma la crescita va sempre vista in senso globale e
per noi rimane ad un livello interessante. Infine, andando oltre le prospettive macroeconomiche, particolare attenzione va posta alle singole società su cui si decide di investire.

Ma non vi spaventa la volatilità che ha ripreso a correre nel 2018?

A nostro parere, nell’anno passato la volatilità è stata si sorprendente, ma di fatto in linea con quella storica di medio-lungo periodo. E’ nel 2017, piuttosto, che ha mostrato un andamento anomalo, al di sotto della media. Non c’è stato alcun giorno dell’anno in cui l’indice SP500 si sia spostato sopra o sotto il 2% e questo di per sé già rappresenta un indicatore interessante.

Probabile che sia così ma gli investitori, spaventati dalle perdite, con riluttanza torneranno a comprare titoli in Borsa, se non dopo aver visto chiari segnali di schiarita.

La fiducia è sicuramente un elemento importante per sostenere gli investimenti, ma è anche vero che interpretare correttamente il timing è molto difficile ed è per questo che è quanto mai fondamentale avvalersi della professionalità dei propri consulenti finanziari e gestori, superando così i bias (preconcetti) comportamentali. Spesso occorre rimanere investiti per cogliere i benefici derivanti dalle fasi di ripresa dei mercati, ma per farlo consigliamo sempre di affidarsi a consulenti professionali che riescano a
spostare l’orizzonte di riferimento oltre i momenti di volatilità.

Ma anche i consulenti, dopotutto, hanno bisogno di consulenza, scusi il bisticcio di parole. Se non sbaglio è un aspetto qualificante della vostra offerta di servizio.

Sì, proprio così. Abbiamo voluto importare in Europa ed anche in Italia i servizi della nostra piattaforma “Strategic Advisory Solutions (Sas)” con la quale offriamo soluzioni a supporto dell’attività di consulenti, private banker e professionisti finanziari in generale. E’ un’attività completamente slegata dalla nostra offerta commerciale, che si sviluppa su tre pilatri.

  1. Strategie di mercato, che aiutano a leggere il quadro macroeconomico e ad assumere decisioni di investimento informate.
  2. Strategie di portafoglio, le quali, in relazione al tipo di cliente con cui lavoriamo, forniscono supporto tramite la creazione di portafogli modello costruiti in base a linee di investimento che si adattano alle diverse necessità e profili di rischio-rendimento.
  3. Business practices, con cui organizziamo veri e propri corsi di coaching erogati dai nostri formatori sui temi più svariati (ad esempio: come costruire un team performante, rafforzare il personal branding, fidelizzazione del cliente etc.).

Questa attività formativa di alto livello si affianca all’attività commerciale vera e propria.

Esatto, tramite la piattaforma Sas collaboriamo con le principali reti di distribuzione e con una vasta platea di primari investitori istituzionali. Per quanto riguarda l’attività commerciale invece, abbiamo un’offerta completa che proponiamo con soluzioni differenziate.

Risentite della pressione dei margini che sembra allarmare la filiera produttiva dell’industria del risparmio? C’è chi sostiene che, alla fine, saranno i gestori a farne le spese.

C’è sicuramente una maggiore attenzione sui costi in generale e ciò si sta manifestando su tutti i soggetti coinvolti. La nostra filosofia è quella di lavorare con i nostri distributori in un’ottica di lungo periodo, di solida partnership, puntando quindi alla massima qualità del servizio al cliente, promuovendo l’educazione finanziaria, trovando soluzioni efficaci anche dal punto di vista dei prodotti. Insomma, abbiamo un orizzonte di riferimento che è sempre volto al lungo periodo, e la qualità del servizio e delle relazioni vanno oltre le potenziali pressioni sui margini.

Senz’altro un vostro tratto distintivo è come state coniugando, nei fondi della famiglia CORE®, l’innovazione tecnologica nel mondo degli investimenti tramite l’analisi dei big data e uno stile più tradizionale di gestione, attento ai fondamentali delle imprese. Quali sono i postulati di questa metodologia (sugli aspetti più operativi vedi articolo che segue, ndr)?

I CORE® sono portafogli costruiti utilizzando algoritmi di proprietà
di Goldman Sachs AM che riescono a analizzare in modo molto veloce una quantità enorme di informazioni e dati che altrimenti l’uomo non riuscirebbe ad analizzare con la stessa efficacia e tempestività. Sono i Big Data, termine con cui ci si riferisce alla quantità delle informazioni e alla velocità con la quale queste informazioni vengono diffuse. Attraverso tecnologie avanzate come Machine Learning ed elaborazione del linguaggio naturale, siamo in grado di decifrare anche dati destrutturati. Come immagini, video, testi, messaggi vocali, che sono più difficilmente interpretabili. Tutto quello che viene analizzato dai nostri algoritmi viene poi preso in considerazione dal team di gestione a supporto delle sue decisioni di investimento. Il gestore è presente quindi in tutte le fasi del processo. Dalla creazione dei segnali tramite una solida ricerca ed analisi economica, alla supervisione del modello fino alla decisione effettiva di investimento.

Quindi l’ultima parola ce l’hanno gli uomini?

Assolutamente si. Come è solito dire Gary Chropuvka, co-responsabile del team Quantitative Investment Strategies (QIS) di Goldman Sachs AM, “un computer può battere in una partita a scacchi qualsiasi uomo. Ma un uomo con un computer può battere qualsiasi computer”. Il giudizio umano rimane per noi un fattore fondamentale. Goldman Sachs investe ogni anno moltissimo in tecnologia, ma questa è sempre al servizio dell’uomo e non il contrario.

C’è però chi sostiene che affidando agli algoritmi l’intero processo decisionale si riesce anche a limitare i bias comportamentali cui anche i gestori sono esposti.

Non è il nostro approccio.

Al tempo stesso questo modello innovativo si combina, come dicevamo, con una metodologia più tradizionale, per andare a capire quali sono le società più interessanti analizzando i loro fondamentali.

Sì, esattamente. Entrambe le tecniche hanno il potenziale per apportare un contributo positivo al processo di investimento. Ma è nella loro interazione all’interno del modello dei portafogli CORE® che si concretizzano i veri benefici della loro unione. E l’analisi dei Big Data aggiunge un vantaggio informativo ulteriore che ha portato a risultati solidi nel tempo.

I come si caratterizzano i portafogli frutto di una metodologia così sofisticata?

Sono prodotti caratterizzati da una gestione attiva e da un approccio
sicuramente molto innovativo, con un profilo di rischio moderato visto il livello contenuto di scostamento medio (tracking error) rispetto all’indice di riferimento. Per costruzione, hanno un turnover elevato poiché l’obiettivo è quello di creare diverse opportunità di alpha incrementali che possano consolidarsi nel tempo all’interno di un portafoglio diversificato. Con un occhio sempre rivolto ai costi di transazione. Non tutti i segnali positivi
o negativi generati dal modello vengono infatti trasformati in operazioni di acquisto o vendita di titoli, ma il sistema di ottimizzazione e l’intervento del gestore fungono da ulteriore elemento di controllo. Ogni operazione, per essere implementata, deve risultare in un potenziale beneficio netto per il portafoglio.

Questa strategia si è rivelata soddisfacente?

Assolutamente sì. Siamo molto soddisfatti perché crediamo che possano effettivamente creare valore all’interno dei portafogli e dell’asset allocation dei nostri clienti. Tutti i fondi CORE® si confrontano con un benchmark e, nel medio-lungo periodo, hanno generalmente offerto performance interessanti.

Non abbiamo ancora parlato dell’Italia, quanto pesa nella vostra raccolta globale?

Come per gli altri paesi non forniamo dati disaggregati della nostra raccolta complessiva. Quello che posso dire è che siamo cresciuti molto negli ultimi 5 anni. Gli asset in supervisione di Gsam – un aggregato che comprende asset in gestione e asset su cui la società non ha la piena discrezionalità – hanno registrato un continuo aumento negli ultimi anni a livello globale. A questi
risultati l’Europa ha contribuito in maniera importante e l’Italia è un paese su cui Gsam ha un grande focus.

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini
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