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Aqa Capital, Beggio: "Approccio wealth trasparente ed efficiente"

Aqa Capital, Beggio: "Approccio wealth trasparente ed efficiente"

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Francesca Conti
Francesca Conti

15 Ottobre 2018
Tempo di lettura: 5 min
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  • Milano è stata la scelta naturale per la prima branch della società, in quanto riconosciuta come capitale finanziaria del Paese

  • Per il manager la Mifid II potrebbe regalare interessanti rimescolamenti dal lato intermediari

  • La strategia di Aqa consente al cliente di avere maggiore percezione dei livelli di servizio e di costo di tuti i suoi ‘fornitori’, banche e società di gestione

Sbarcata da poco in Italia, Aqa Capital punta a conquistare i clienti del Paese con un approccio di matrice svizzera e anglosassone. Il capo della divisione wealth management della società fa il punto su strategie e punti di forza del gruppo e sulla situazione del settore

Approdata da poco sulle Piazze milanesi, la società di asset e wealth management maltese Aqa Capital privilegia le strategie long-short e macro sul globale. In Italia, per il momento, mantiene un approccio neutro. In un’intervista esclusiva a We Wealth, il capo della divisione wealth management della società, Alessandro Beggio, fa il punto sugli obiettivi del proprio team e sulla situazione del settore, dopo l’introduzione di Mifid II e con il previsto aumento di volatilità sui mercati.

Perché la scelta dell’Italia e perché quella di Milano?

L’Italia è un naturale sbocco per Aqa Capital, sia per la prossimità geografica con la casa madre, sia per l’origine di alcuni partner fondatori, oltre ad essere un mercato interessante e con molte opportunità per un player indipendente. Milano ci sembra la logica scelta come prima sede della branch italiana perché è riconosciuta come la capitale finanziaria del Paese ed anche perché con il dopo Expo sta vivendo una fase di nuovo sviluppo ed energia.

Come sta andando il mercato italiano del wealth e dell’asset management?

Il mercato sta vivendo, e a nostro parere vivrà ancora maggiormente nel 2019, gli effetti dell’introduzione della Mifid II, che potrebbe regalare degli interessanti rimescolamenti dal lato intermediari, per le importanti novità che porta con sé. Questo porterà senza dubbio a una sempre maggiore ricerca da parte dei clienti di servizi e performance. Realtà di nicchia e indipendenti come Aqa potrebbero beneficiarne.

Per quale motivo, secondo lei, l’approccio di matrice svizzera e anglosassone stenta ad affermarsi nel nostro Paese?

Il nostro modello e il nostro approccio sono relativamente recenti in Italia, ma i tassi di conoscenza e percezione positiva sono in crescita. La banca non è un competitor ma un partner e service provider e il cliente ha il suo patrimonio depositato nella banca stessa, mentre Aqa Capital funge da gestore patrimoniale. È un modello molto efficiente e trasparente per il cliente, che gli consente di avere maggiore percezione dei livelli di servizio e di costo di tuti i suoi ‘fornitori’, che non operano in conflitto di interesse.

Con la fine del quantitative easing assisteremo probabilmente a una maggiore volatilità dei mercati. Quali saranno le opportunità delineate da un simile scenario?

Certamente la volatilità aumenterà ma maggiore volatilità significa un più alto livello di attenzione alla protezione del capitale e allo stesso tempo crescita di opportunità per strategie di nicchia attive e dinamiche che puntano a togliere direzionalità ai portafogli. Su questo le expertise di Aqa Capital sono molto forti e consolidate.

Tornando alla situazione italiana, quali sono gli asset su cui puntare in questo momento? E nel resto del mondo?

Il nostro approccio di investimento è globale e ogni scelta geografica è figlia di considerazioni sia macro sia molto tattiche. In questo momento sull’Italia siamo neutri, sia sulla componente bond sia su quella azionaria. Nel resto del mondo stiamo privilegiando le strategie long-short e macro, che permettono di beneficiare sia di fasi rialziste sia ribassiste di mercato e questo in tutte le asset class. In particolare siamo da tempo fuori dai mercati emergenti e privilegiamo gli Stati Uniti all’Europa.

Quali saranno le caratteristiche dei vostri prossimi private banker? Ne avete già individuato qualcuno?

Proprio in questi giorni stanno arrivando nella branch due nuovi bankers, che si sommano ai tre già entrati nella struttura. Il profilo è sicuramente di persone smart e di spessore che sposino la nostra filosofia di indipendenza e innovazione, oltre a rispecchiare la cultura aziendale di Aqa Capital, creando un team coeso e con grande spirito di identità e squadra.

Lei ha detto che Aqa non crede nell’estremizzazione della tecnologia. Può spiegarci meglio cosa intende?

Crediamo molto nella tecnologia e nell’innovazione, ma allo stesso tempo riteniamo che meccanismi estremi di gestione con strumenti passivi o puro robo-advisory non siano in grado di soddisfare in toto le esigenze dei clienti, sia come completezza di servizio, sia come ampiezza di strumenti utilizzati coerenti con il profilo di rischio-rendimento.

Francesca Conti
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