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Mercati, può un virus impedire il recupero?

Mercati, può un virus impedire il recupero?

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Giuseppe Ghittoni

25 Marzo 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • Tutti gli storni azionari sono sempre stati recuperati e hanno dato origine a fasi di ripresa sovente più lunghe di quelle di discesa

  • Sono spaventate le persone e lo sono i mercati che vivono di emozioni, prima ancora che di una corretta e precisa analisi dei dati

Al di là delle ovvie considerazioni che i mercati finanziari nel tempo sono profondamente cambiati, che la crisi attuale è stata originata da un evento esogeno difficilmente ipotizzabile come una violenta pandemia

Tra le tante tabelle e articoli letti in questi giorni sulla stampa specializzata, quello che mi è sembrato maggiormente utile per uno spunto di conversazione con la clientela è questo apparso nell’inserto Plus24. Nella cover story “vendo tutto o compro” sono riportati i crolli e le riprese dell’indice S&P500 dal 1929 ad oggi. 

 

Al di là delle ovvie considerazioni che i mercati finanziari nel tempo sono profondamente cambiati, che la crisi attuale è stata originata da un evento esogeno difficilmente ipotizzabile come una violenta pandemia e che il pronto intervento delle banche centrali mondiali è condizione necessaria, ma non sufficiente, la riflessione per non rimanere schiacciati dall’emotività deve essere un’altra.

Tutti gli storni azionari sono sempre stati recuperati e hanno dato origine a fasi di ripresa sovente più lunghe di quelle di discesa.

Al di là della professionalità con cui viene compilato il questionario Mifid in sua presenza e del tecnicismo con il quale si possano illustrare i parametri di rischiosità delle varie asset class, il cliente che siede di fronte a noi è sicuramente poco interessato al var e alla volatilità, ma cerca sicurezze sulla capacità di raggiungere i propri obiettivi pianificati insieme al consulente.

A chi è abbastanza a digiuno di esperienza in investimenti e fatica semanticamente e realmente a incasellarsi in un profilo tra l’equilibrato e il dinamico, ho sempre mostrato gli storni passati di asset class e indici per quegli sfortunati risparmiatori di tutto il mondo che sono entrati a loro insaputa in un picco di massimo (tecnicamente i “drow down”) e i rispettivi “recovery period”, ossia i giorni che sono stati necessari a tornare al valore iniziale.

Questi numeri sono facilmente comprensibili a tutti e il grafico elaborato da Black Rock e Morningstar ne è buon testimone. Se si eliminano rischi specifici e settoriali, nel tempo prezzi e valori delle asset class torneranno ad avvicinarsi e il portafoglio si comporterà come una molla, pronta a riprendere la sua altezza originaria dopo la compressione.

Questa volta la compressione è più forte delle altre volte. È stata più veloce, perché nessuno ha sperimentato nella propria vita un’epidemia globale così spaventosa. Sono spaventate le persone e lo sono i mercati che vivono di emozioni, prima ancora che di una corretta e precisa analisi dei dati.

Per fortuna oggi siamo nella miglior condizione di sempre per affrontare una tale situazione. In pochissimo tempo è stato identificato il virus ed elaborato il test per verificarne la positività.

Ci aspettiamo quindi che anche l’arrivo di un farmaco efficace possa arrivare velocemente. Questo porterebbe in dote anche tanta fiducia, elemento indispensabile per far correre i mercati azionari. 

Di sicuro, anche da un punto di vista economico, ci troveremo di fronte a scenari nuovi, non necessariamente negativi. Forse alcune fasi della filiera produttiva rientreranno in Italia e di fronte alla contrazione che affronteranno certi settori, ve ne saranno altri pronti a crescere.

Proprio l’altro giorno leggevo che a Wuhan, prima città colpita dall’emergenza Coronavirus, è stato inaugurato un ospedale con robot che provvedono alle pulizie e alla somministrazione dei pasti e dei medicinali.

È ovvio che non sostituiscono la professionalità e l’umanità di un medico, ma di sicuro impediscono i contagi. In una nazione con un’età media della popolazione che continua a crescere la tecnologia sarà un aiuto prezioso. 

Anche nel mondo del risparmio la tecnologia aiuterà i consulenti, permettendo loro di ottimizzare il tempo per migliorare l’unico aspetto veramente non delegabile ad una macchina, quello relazionale. 

 

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