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Come sono tutelati i medici a livello previdenziale?

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Luca Mosetti

24 Settembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • E’ elevato il rischio che il medico si trovi privo di sussidi in caso di infortunio o malattia

  • La consulenza assume pertanto un ruolo determinante al fine di creare consapevolezza e indirizzare il medico

Quanto accaduto in questi ultimi mesi ha reso nuovamente attuale il dibattito su queste problematiche, avendo i medici combattuto in prima linea il Coronavirus

L’ente di previdenza dei medici è oggi la Fondazione ENPAM, costituita nel lontano 1937,
come Cassa di Assistenza del Sindacato Nazionale Fascista Medici, e trasformata poi, nel 1950, in Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Medici e degli odontoiatri.

La Fondazione ha lo scopo di attuare la previdenza e l’assistenza a favore degli iscritti, dei loro familiari e superstiti, nonché di realizzare interventi di promozione e sostegno all’attività e al reddito dei professionisti facenti parte la categoria.

Questi vengono iscritti automaticamente alla cosiddetta “quota A” al momento dell’iscrizione all’albo dei medici, che attualmente conta circa 370.000 professionisti, di cui 110.000 pensionati, mentre sono 180.000 i medici in libera professione iscritti per la parte non obbligatoria (cosiddetta “quota B”).

A seguito delle recenti riforme legislative, la pensione di vecchiaia si ottiene all’età di 68 anni, con almeno 5 anni di contribuzione; la pensione di anzianità, invece, si ottiene al raggiungimento dei 62 anni di età e con 35 anni di contribuzione, oppure con 42 anni di contribuzione indipendentemente dall’età.

Diverso il discorso in relazione alla pensione di invalidità (non contemplata tra le prestazioni erogabili agli iscritti), alla pensione di inabilità e alla pensione ai familiari superstiti, che risultano inadeguate e spesse volte insufficienti.

Con riguardo alla prima, infatti, i requisiti per ottenerla sono molto stringenti, essendo richiesta una invalidità assoluta e permanente, che renda l’iscritto (che non abbia raggiunto l’età per la pensione di vecchiaia) incapace di svolgere alcuna diversa professione; la seconda, invece, è rivolta al solo coniuge e ai figli (e, in mancanza, ai genitori o ai fratelli e sorelle a carico dell’iscritto) con aliquote variabili, calcolate, peraltro, sulla pensione di inabilità che sarebbe spettata al professionista ove fosse divenuto invalido al momento del decesso.

Di conseguenza, è elevato il rischio che il medico si trovi privo di sussidi in caso di infortunio o malattia che lo renda inabile in modo assoluto e permanente all’esercizio dell’attività professionale, o che i superstiti non riescano a far fronte alle esigenze economiche della famiglia nel caso di decesso dell’iscritto al Fondo.

Quanto accaduto in questi ultimi mesi ha reso nuovamente attuale il dibattito su queste
problematiche, avendo i medici combattuto in prima linea il Coronavirus, con le note conseguenze in termini di contagi e decessi nella categoria degli operatori sanitari.

Alla luce del vuoto normativo, risulta quindi fondamentale tener conto di questi rischi e ricercare la miglior forma di tutela previdenziale e assistenziale attraverso un check-up previdenziale personalizzato.

La consulenza assume pertanto un ruolo determinante al fine di creare consapevolezza e indirizzare il medico nella scelta di strumenti integrativi, a garanzia della propria posizione e di quella della sua famiglia.

 

Si ringrazia Simone Favaretto per il prezioso aiuto

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