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Bilancio di fine giugno, a distanza di un mese dalla ripresa della mobilità

Bilancio di fine giugno, a distanza di un mese dalla ripresa della mobilità

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Marco Minotti

01 Luglio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il timore di una seconda ondata di coronavirus è sempre presente

  • Al contempo, i flussi di capitale netti misurati dal provider di dati EPFR indicano un netto incremento della propensione al rischio

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha registrato oltre 180.000 nuovi casi di Covid-19 rispetto al weekend precedente

A inizio mese l’Istat stimava una marcata contrazione del Pil nel 2020, con una caduta dell’8,3%, rimarcando, in particolare, come il dilagare dell’epidemia di Covid-19 e i conseguenti provvedimenti di contenimento decisi dal Governo abbiano determinato un impatto profondo, la cui quantificazione è tuttavia caratterizzata da un’ampia incertezza.

Ancora più pessimista si era mostrata la Commissione europea, che ha ipotizzato un calo del Pil del 9,5% nel 2020.

 

Anche l’inizio di questa settimana ha effettivamente generato qualche scompiglio; i timori di una seconda ondata epidemica hanno infatti indotto gli investitori alla cautela. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha registrato oltre 180.000 nuovi casi di Covid-19 rispetto al weekend precedente.

D’altra parte, il graduale allentamento del lockdown in diversi Paesi sta contribuendo ad una lenta ripresa della vita sociale e dell’attività economica.

Le statistiche sulle esportazioni dall’Asia sono positive e i PMI dell’area euro evidenziano un generalizzato incremento per questo mese, soprattutto nel settore dei servizi. Gli aumenti più significativi si sono registrati in Francia (+9,4), Paesi Bassi (+8,3), Spagna e anche Italia (entrambe +8,2), in netto miglioramento anche l’indicatore delle aspettative sull’occupazione.

I dati in uscita nei prossimi giorni faranno probabilmente maggior chiarezza sul futuro dell’economia globale; diversi Stati renderanno infatti pubblici i PMI (Purchasing Managers Index, l’Indice composito dell’attività manifatturiera di un Paese), a partire dagli USA e dalla Cina, i due principali centri di interesse in quest’ultimo periodo.

Secondo l’American Association of Individual Investors (AAII), la percentuale di investitori “orsi” resta ancora appena inferiore al 50%. Il timore di una seconda ondata di coronavirus è sempre presente, anche fra i gestori di fondi il rischio principale per il mondo degli investimenti rimane quello di un risveglio del virus e una ripresa dei contagi di Covid-19 nel mondo, e i mercati più sensibili a un eventuale nuovo contagio sono proprio quelli azionari. Ciononostante, la percentuale di gestori che hanno paura di una recessione prolungata è diminuita, passando dal 93% di aprile al 46% di giugno.

Al contempo, i flussi di capitale netti misurati dal provider di dati EPFR indicano un netto incremento della propensione al rischio. Fino a prova contraria, e in linea generale, chi investe in azioni continuerà probabilmente a mantenere l’atteggiamento ‘risk-on’, soprattutto alla luce della stabilizzazione del prezzo del greggio e della distensione sui mercati del credito. In definitiva, la graduale rimozione delle misure di contenimento lascia margine alla speculazione.

Dunque, anche se tutto sembra propendere per un’accelerazione della ripresa economica trainata da ingenti stimoli monetari e fiscali, è consigliabile mantenere la calma. Anche la costante guerra commerciale tra Cina e USA (soprattutto in vista delle prossime elezioni presidenziali americane) potrebbe essere fonte di maggiore volatilità.

 

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