Stati Uniti: elezioni midterm, i 5 grafici da tenere d’occhio – Parte 5

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Cinque ragioni per cui le imminenti elezioni di metà mandato avranno un effetto sul mercato azionario globale secondo gli esperti di Capital Group. La quinta? Nel lungo termine l’esito delle elezioni non impatta sui rendimenti degli investimenti

L’appuntamento delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti si avvicina, ma non è il caso di attribuire troppa importanza all’esito del voto. Perché, almeno storicamente, le elezioni hanno avuto un impatto limitato sui rendimenti degli investimenti nel lungo termine. Ne sono convinti gli esperti di Capital Group, che hanno esaminato gli effetti di questo evento sui mercati finanziari.

Come visto negli articoli precedenti, le midterm elections hanno un impatto sui mercati, (maggiore incertezza, volatilità e debolezza prima di un rialzo nei mesi successivi) ma più che altro di breve termine. Tuttavia, se si considera il lungo termine, “il risultato delle elezioni ha un effetto davvero minimo sul ritorno dell’investimento”, afferma Matt Miller, political economist di Capital Group.

Un esempio concreto può spiegare meglio questa affermazione: guardando alle elezioni presidenziali del 2020, sebbene gli investitori temevano gli effetti di una “blue wave”, ovvero della schiacciante vittoria del fronte democratico, la reazione del mercato è stata ben differente e tutt’altro che negativa.

Infatti, analizzando i 14 mesi immediatamente successivi al voto, ovvero da novembre 2020 a gennaio 2022, il valore dell’indice S&P 500 è aumentato di poco più di un punto percentuale (+1,14%). Senza, quindi, particolari shock.

Non si tratta di un caso isolato, anzi. La stessa dinamica si è osservata anche analizzando tutte le elezioni dal 1933 ad oggi.

“Tutti gli anni in cui un singolo partito ha controllato sia la Casa Bianca che entrambe le camere del Congresso – ovvero nel caso di un governo unificato – il ritorno dei mercati è stato caratterizzato da una doppia cifra (media del 10,4%). Lo stesso, con un valore lievemente più alto (10,8%), è accaduto anche nel periodo in cui il Congresso era diviso”, risultato più probabile nelle imminenti elezioni del 4 novembre. E anche analizzando il contesto peggiore, “ovvero quando il partito opposto a quello presidenziale controlla il Congresso, il prezzo di ritorno medio è rimasto costante al 7,4%”, spiega Miller.

In conclusione, nonostante le elezioni di metà mandato portino con sé una serie di incertezze e, almeno nel periodo precedente, una forte volatilità, se lo sguardo è volto al lungo termine, non bisogna preoccuparsi. “Gli investitori intelligenti saranno abbastanza saggi da guardare oltre gli alti e i bassi del mercato nel breve periodo, – auspica Miller – mantenendo un focus sul lungo corso”.

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