Tutti fuori legge tranne il Mossad

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L’intelligence israeliana avrebbe ucciso 2.700 “nemici” in tutto il mondo, per condurre la sua guerra contro l’Iran. Nessun altro servizio gode della stessa licenza di uccidere e della stessa impunità. sostenuta dagli Usa, accettata dalle monarchie assolute del Golfo e persino dall’Onu

L’anno della pandemia in Medio Oriente è finito come era iniziato. Il tre gennaio scorso gli americani uccidevano con un drone a Baghdad il generale iraniano Qassem Soleimani; mentre il Mossad, come hanno sostenuto tutti i media israeliani, ha concluso l’anno facendo fuori Mohsen Fakhrizadeh, scienziato che ha guidato i programmi nucleari di Teheran. Non solo. Trump ha promesso di mantenere, d’accordo con Israele, la “massima pressione” sull’Iran fino al giorno in cui resterà alla Casa Bianca. Le sorprese quindi possono non essere finite. Si può dire che da quelle parti pace e guerra sono in mano al Mossad. “Se qualcuno viene per ucciderti, alzati e uccidilo per primo”, recita una frase del Talmud, il testo fondamentale dell’ebraismo. Fin dalla sua nascita, nel 1948, Israele ha fatto di questo insegnamento la propria parola d’ordine, forse a causa del trauma della Shoah e della sensazione che l’intero popolo ebraico sia in costante pericolo. Per cui il Mossad ha una licenza di uccidere di cui non gode nessun servizio al mondo e può condurre la sua guerra all’Iran come e quando vuole. E nessun Paese al mondo, se non Israele, gode di altrettanta impunità. Si chiama doppio standard: in fondo – questa è la sensazione che se ne trae – siamo tutti fuorilegge, tranne il Mossad.
Le monarchie assolute del Golfo hanno mangiato la foglia: se vogliono continuare ad avere la protezione Usa e le armi americane, questi Stati ricchi ma impresentabili per i parametri democratici devono entrare nel Patto di Abramo e accettare la supervisione dello stato ebraico. Che ormai si estende anche all’Onu: i grandi gruppi industrial-militari israeliani forniranno i sistemi di sicurezza e intelligence per la “difesa” della missione delle Nazioni Unite in Mali. E se Israele va bene all’Onu, va bene a tutti. Mai, ovviamente, Israele è stato condannato o sottoposto a sanzioni per le sue attività letali. E mai in Occidente si levano parole di condanna come è avvenuto anche per l’uccisione dello scienziato nucleare iraniano Mohsen Fakhrizadeh, stigmatizzata da Russia, Cina e pochi altri, certo non in Europa che al massimo “esprime preoccupazione” per le tensioni regionali. Israele non si tocca: è anche la prima lezione delle scuole di giornalismo nostrane. Per fortuna gli israeliani hanno anche una stampa eccellente quindi attingiamo da loro per prendere informazioni. Il maggior esperto del Mossad, Ronen Bergman, inviato del quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth e autore di “Uccidi per primo” (in Italia tradotto da Mondadori), ritiene che i servizi israeliani abbia ucciso almeno 2700 persone in tutto il mondo: una cifra mai smentita da Tel Aviv. Immaginate se l’intelligence di qualunque altro stato avessero condotto all’estero in questi decenni operazioni mortali del genere, cioè omicidi mirati, come ha fatto Israele: probabilmente questo Paese non sarebbe più da un pezzo sulla mappa.

I servizi dello stato ebraico, in collaborazione con gli americani e l’opposizione clandestina dell’Mko finanziata da Usa e Israele, hanno fatto fuori almeno quattro-cinque scienziati iraniani nell’ultimo decennio. Nel 2010 Usa e Israele hanno attaccato con un virus informatico micidiale, denominato Stuxnet, l’impianto nucleare di Natanz mettendo fuori uso circa 500 turbine. Soltanto nel 2020 Israele ha danneggiato con varie esplosioni la centrale di Parchin, ancora una volta quella di Natanz e pure quella di Isfahan.

Sarebbe utile ricordare che con l’accordo sul nucleare del 2015 voluto da Obama e stracciato da Trump nel 2018, su pressione di Israele e delle monarchie del Golfo, gli impianti iraniani erano sottoposti a regolari ispezioni da parte dell’Aiea. L’Iran ha firmato tra l’altro il Tnp, il trattato di non proliferazione nucleare, mentre Israele che al contrario di Teheran ha l’atomica e un centinaio di testate nucleari, non ha mai aderito a nulla. Lo stato fuorilegge sarebbe quello ebraico, non la repubblica islamica iraniana. Ma come si è detto vige il doppio standard: Israele fa quello che vuole, agli altri vengono imposte le sanzioni. E nessuno osa protestare: c’è una sorta di perenne sudditanza ai governi di Tel Aviv cui tutto è concesso. L’assassinio di Mohsen Fakhrizadeh è stato un omicidio politico, non rispondeva a un pericolo immediato. La bomba atomica iraniana resta soltanto un ordigno virtuale altrimenti gli israeliani sarebbero già intervenuti, come fecero nell’81 quando con l’operazione Babilonia sferrarono un attacco aereo a sorpresa che distrusse il reattore nucleare iracheno di Osiraq. Lo stesso accadde nel 2007 con la distruzione da parte di una squadriglia di caccia israeliani di un reattore nucleare segreto nell’est della Siria di Bashar Assad.

L’omicidio di Fakhrizadeh aveva il solo scopo di provocare una reazione degli ultraconservatori, mettere spalle al muro i moderati come il presidente Hassan Rohani, in vista anche delle presidenziali del 2021, e tenere alta la tensione quando mancava un mese al primo anniversario dell’uccisione a Baghdad da parte degli americani del generale Soleimani.

Ma soprattutto questa operazione del Mossad è stato il messaggio che il premier Netanyahu d’accordo con Trump ha inviato a Biden, disponibile a riprendere un negoziato con l’Iran. Come sottolineava Thomas Friedman sul New York Times quello che Israele e le monarchie del Golfo temono davvero non è l’inesistente atomica di Teheran ma la precisione dei missili iraniani, forse gli stessi usati dagli Houthi yemeniti per colpire l’Aramco nel 2019. Per questo è nato il Patto di Abramo: Israele, sauditi ed emiratini vogliono evitare che il nuor presidente Joe Biden torni all’accordo sul nucleare con Teheran prima che sia raggiunta anche un’intesa sui missili.

Per questo il Mossad fa la sua guerra e la sua convincente e letale “diplomazia”. Ormai è sempre più complicato distinguere tra un tempo di pace e un tempo di guerra. Siamo di fronte a conflitti che non finiscono mai, come dimostra l’uccisione dell’ultimo scienziato iraniano. Con un’unica costante: solo il Mossad ha licenza di uccidere, gli altri sono “terroristi” o fuorilegge. Ma chi decide la legge?

di Alberto Negri

È stato inviato speciale e corrispondente di guerra del Sole 24 Ore negli ultimi 30 anni per le zone Medio Oriente, Africa, Asia Centrale e i Balcani. Nel 2009 ha vinto il premio giornalistico Maria Grazia Cutuli, nel 2015 il premio Colombe per la pace. nel 2016 il premio Guidarello Guidarelli e nel 2017 il premio Capalbio saggistica per il libro “Il Musulmano Errante”.
Oggi è Senior Advisor dell’ISPI, Istituto degli Studi di Politica Internazionale.

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