Gli archivi: la reputazione del “mercato azionario” dell'arte

Teresa Scarale
Teresa Scarale
13.10.2021
Tempo di lettura: 5'
Per un artista, il mercato non si forma spontaneamente. Esistono mattoni e fondamenta con cui costruirlo (e proteggerlo). Ne abbiamo parlato con un ospite d'eccezione: Freddy Battino, direttore del dipartimento di arte moderna e contemporanea presso la casa d'aste Il Ponte
In economia, come nella vita, l'asset più prezioso di tutti è uno: la reputazione. Nel caso del mercato dell'arte, ciò vuol dire: archivi. Esistenti, ordinati, affidabili. Oggi, è da questa base che parte ogni definizione di valore economico dell'opera d'arte. Costruire archivi d'arte comporta impegno, collaborazione, dedizione. Competenza. «Il loro ruolo è essenziale per preservare e accrescere il valore di un'opera d'arte come asset, sono fondamentali nel processo di autenticazione», esordisce Freddy Battino, direttore del dipartimento di arte moderna e contemporanea presso la casa d'aste Il Ponte. Tenere un archivio non aggiornato, o peggio ancora non averlo proprio, vuol dire lasciar spazio ai falsari. Purtroppo, «la loro importanza non era considerata fino agli anni '70 e '80 del XX secolo. Allora bastava la sola autentica dell'artista e non anche tutta la documentazione a corredo delle opere oggi reputata imprescindibile. Ma l'anarchia, nel mercato dell'arte, è deleteria».
Freddy Battino sugli archivi
Freddy Battino, direttore del dipartimento di arte moderna e contemporanea presso la casa d'aste Il Ponte

In assenza di un archivio strutturato, prosegue Freddy Battino, «crolla il prezzo delle opere di quel determinato artista». Vale anche il contrario. Se professionisti riconosciuti e stimati prendono le redini di un archivio, le quotazioni del relativo artista salgono: «Penso per esempio a Flavio Fergonzi e Nico Stringa per Arturo Martini. Non appena si è diffusa la voce del loro coinvolgimento nella cura dell'archivio dello scultore, le quotazioni delle sue opere si sono impennate».

Per i professionisti e le case d'asta è quindi fondamentale avvalersi della collaborazione e di questi enti. «Gli archivi accertano l'autenticità dell'opera, svolgendo una ricerca approfondita. Non solo sulla storia espositiva dell'opera, ma anche bibliografica, documentale, e puramente storica. La tendenza in atto fra collezionisti e galleristi è quella di acquistare solo opere con documentazione “a prova di bomba”, inoppugnabile». A tal proposito, l'esperto ricorda La città che avanza, di Giacomo Balla, opera della collezione Romiti.

archivi arte quello di Giacomo Balla funziona benissimo
Giacomo Balla, La città che avanza. Courtesy Il Ponte

Da una stima iniziale di 22.000 euro, il quadro è stato aggiudicato (il 25/05/2021) a 52.000 euro. Perché? «Esiste una foto di Giacomo Balla mentre dipinge proprio quell'opera. Noi, prima dell'asta l'avevamo pubblicata, grazie alla collaborazione dell'archivio. Quello di Giacomo Balla, curato da Elena Gigli, è uno dei migliori al momento in Italia».

archivi arte
Giacomo Balla mentre dipinge La città che avanza. Courtesy Il Ponte

Si capisce allora come il rapporto di collaborazione fra case d'asta e archivi sia sinergico, di reciproco beneficio. Efficienza, tempistiche e professionalità dell'archivio sono determinanti e influenzano nel bene e nel male l'andamento del mercato di un artista. Prima gli eredi (o l'artista stesso) lo comprendono, meglio è. La differenza di prezzo fra un'opera non catalogata o comunque appartenente a un archivio “fragile” e una che invece rientra in un archivio solido è «almeno del 70% in media», rivela Battino.

Retro quadro Giacomo Balla
Giacomo Balla, retro de La città che avanza. Courtesy Il Ponte

Tutta l'attività di un archivio è un costante lavori in corso, «mettere la parola fine alla catalogazione dell'opera di un artista è impensabile». A tal proposito, è bene spiegare che il catalogo generale di un artista ne contempla l'opera omnia, tutto ciò che gli esperti hanno attribuito all'autore; anche bozzetti, schizzi, oggetti poco significativi. Il catalogo ragionato invece consente – anche legalmente – la possibilità al critico e/o al curatore di fare una selezione tra le opere. «Attenzione però: «Non è detto che le opere escluse dal catalogo ragionato siano dei falsi».
Osvaldo Licini Angeli Primo Amore
Osvaldo Licini, Angeli primo amore, 1955

Un catalogo completo crea il mercato. «Il catalogo è la via per l'internazionalità. Qualcuno potrebbe obiettare che la rarità fa aumentare i prezzi. In questo caso è vero esattamente il contrario. Si prenda ad esempio Lucio Fontana. Di “Tagli” ne esistono qualche migliaio. Numero non paragonabile alle altre opere dell'artista. Eppure, le loro quotazioni sono milionarie. Occorre che ci sia un certo numero di opere “sicure” per avere una frequenza sul mercato. È questa massa critica che purtroppo manca in artisti straordinari come Tancredi Parmeggiani, Osvaldo Licini. Poche centinaia di opere repertorizzate o pubblicate non possono avere un mercato. Parlo chiaramente per l'arte moderna e contemporanea». Se ci si riflette un attimo, si ricorderà che Tancredi e Licini raramente (e immeritatamente) appaiono in asta. E quando vi compaiono, le loro quotazioni sono piuttosto timide. Mentre Lucio Fontana macina record su record.

archivi arte, quello di Lucio Fontana è uno dei migliori
Lucio Fontana, "Madonna con Bambino" 1954-57, ceramica policroma smaltata cm 42,5x30x8. Firmata in basso a destra. Venduto a 512.500 euro nel dicembre 2019. Courtesy Il Ponte

Approntare archivi d'arte non è semplice. Spesso comporta dispute legali per la mancata inclusione in esso di opere. Gli eredi che hanno il diritto legale di averlo in carico, possono non avere le competenze per alimentarlo, aggiornarlo. Lo stesso passaggio di mano da critico a critico provoca una destabilizzazione nel mercato. «Ma è fondamentale che la tradizione non si interrompa e che tutto quanto di buono sia stato fatto nel passato per l'archiviazione, passi alla generazione (in senso lato) successiva».

Quali sono gli archivi d'arte meglio tenuti oggi in Italia? «Per quella che è la mia esperienza personale, oltre a quello di Giacomo Balla, non posso non citare l'archivio Adolfo Wildt (Paola Mola); l'archivio Antonio Calderara, l'archivio Mario Sironi, l'archivio Depero (Maurizio Scudiero); la Fondazione Giò Pomodoro, la Fondazione Melotti, l'archivio Gastone Novelli, l'archivio Salvatore Scarpitta (Luigi Sansone); l'associazione Filippo De Pisis, l'archivio Alighiero Boetti, la Fondazione Fontana, la Fondazione Castellani, l'archivio Ennio Morlotti, l'archivio René Paresce (Rachele Ferrario), l'archivio Giorgio Morandi, l'archivio Carmelo Cappello. A latere di questi archivi e fondazioni, esistono dei cataloghi ragionati o generali molto attendibili, cui fare riferimento. È importante però che il catalogo non sia obsoleto, come ad esempio quello di Tancredi, in cui ad oggi a mio parere manca almeno il 50% delle opere».

È utile segnalare ai lettori qualche esempio di costi di archiviazione / catalogazione delle opere (dati cortesemente forniti dalla Casa d'Aste Il Ponte). Fondazione Fausto Melotti (gratuito); Archivio Gastone Novelli (gratuito); Associazione Mario Sironi (350 euro + Iva per le tele); Associazione Filippo De Pisis (350 euro + Iva per le tele); Fondazione Lucio Fontana (488,00 – 1.525,00 euro Iva inclusa per le sculture; 1.525,00 Iva inclusa per opere su tela e ambientazioni); Archivio Bonalumi (300 euro più Iva per le tele); Archivio Opere Ennio Morlotti (600 euro per le tele); Archivio Atanasio Soldati (600 euro per le tele). I costi dell'Archivio Alighiero Boetti partono invece da un minimo di 250 euro per arrivare a un massimo di 1000 euro oltre Iva a seconda della tipologia e della dimensione delle opere.
caporedattore

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