Alighiero Boetti, la star delle aste quando costava poco

Matteo Lampertico
Matteo Lampertico
23.7.2021
Tempo di lettura: 3'
Oggi sembra fantascienza. Ma la stella delle più blasonate aste d'arte internazionali fino a un tempo relativamente recente era avvicinabile
Fra i protagonisti dell'arte povera, Alighiero Boetti è senza dubbio l'artista che sta riscuotendo oggi il maggior successo, non solo nelle aste. Non è difficile capirne i motivi. Tutta l'opera di Boetti vive in un delicato equilibrio fra istanze concettuali e piacevolezza cromatica. Pensiamo ad esempio ai ricami (chiamati impropriamente anche arazzi) che non a caso rappresentano la tipologia più ricercata dai collezionisti. Si tratta di opere di grande impatto cromatico, con un caleidoscopio di colori accentuati dall'uso di tinte sgargianti. Dietro questa apparente facilità, si cela però una complessa costruzione concettuale.
I ricami sono innanzitutto una riflessione sul linguaggio. Le parole giocano a nascondino con i colori e si mischiano in un insieme confuso ed inestricabile di cui a prima vita è difficile cogliere il significato. Ma quando si trova la chiave di lettura, tutto appare chiaro e persino scontato. È come la soluzione di un enigma, che produce piacere in chi lo risolve. Queste opere esemplificano bene anche l'interesse di Boetti per la matematica e la geometria. Le parole s'inseriscono perfettamente in figure geometriche regolari. Vi si incastrano alla perfezione, come le sillabe in un verso. La maggior parte degli acquirenti degli arazzi probabilmente non si rendono neppure conto di questi aspetti. Eppure, sedotti dalla bellezza del colore, li ricercano con passione maniacale, più interessati alla originalità di una frase che al concetto retrostante.  Per questo motivo il mercato ha subito una vera e propria impennata nell'ultimo anno.

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Da re dell'arte povera a re delle aste: Alighiero Boetti, Untitled (Segno e disegno), 1978. Courtesy Matteo Lampertico

Per un arazzo di 5 lettere, che solo qualche mese fa si poteva trovare a 30/35.000 euro, oggi bisogna stanziarne almeno 50.000, con grande soddisfazione di chi lo ha acquistato solo qualche anno fa. E pensare che negli anni 90, quando i primi arazzi iniziarono a comparire in asta, si potevano trovare a meno di un milione di lire.
Forse la progressione dei prezzi di Boetti è il fenomeno di mercato più eclatante degli ultimi decenni se un arazzo qualsiasi, di cui ci sono magari decine di esemplari, si è rivalutato di 100 dagli anni novanta ad oggi.  A questo ha contribuito anche il fatto che si tratta - o meglio si trattava - di prezzi ancora contenuti. Ciò ha consentito ad un'ampia fascia di compratori di avvicinarsi a questi oggetti. Se dai piccoli arazzi passiamo poi ad opere di maggiori dimensioni, il discorso non cambia.  Per opere di circa un metro per lato, ci vogliono oramai 450/500.000 euro contro i 300/350.000 a cui si potevano reperire solo fino a qualche anno fa.

Per non parlare delle mappe, che oramai non si riescono più ad acquistare a meno di 2 milioni di euro. I prezzi sono raddoppiati nello spazio di pochi anni e questo vale in modo particolare per le opere di datazione precoce. Rispetto ai valori qui indicati, bisogna aggiungere almeno un 30/40% per opere eseguite negli anni 70 come quella che qui illustriamo. I collezionisti più sofisticati sono infatti disposti a pagare un premio significativo per un'opera realizzata a Kabul. Nel 1979, con l'invasione sovietica dell'Afghanistan, Boetti è infatti costretto a trasferire in Pakistan la manifattura degli arazzi che da quel momento rimarrà a Peshawar.

Anche altre tipologie di opere, come le “biro” o gli “aerei” hanno beneficiato di un forte incremento di prezzi, anche se non paragonabile a quelle riscontrabile per le opere tessili. Sono invece ancora accessibili molti lavori su carta, che si possono reperire ancora a poche migliaia di euro. Sono opere interessanti, senza dubbio più originali e meno seriali degli arazzi, ma il mercato premia sempre quello che è più iconico e rappresentativo. Non credo che questa tendenza possa subire una battuta di arresto nei prossimi anni. Boetti ha oramai ricevuto una piena consacrazione a livello museale grazie alle numerose retrospettive organizzate in tutto il mondo, ha un catalogo ragionato affidabile ed un archivio efficiente a differenza di altri artisti dell'arte povera, e questo è un elemento molto importante per decretare il successo commerciale di un artista.

Inoltre, come abbiamo detto, incontra il gusto del pubblico.  Infine – e questo non è un elemento da trascurare – è trattato da importanti gallerie italiane (Tornabuoni), ma anche straniere (Ben Brown, Barbara Gladstone). Ciò consente la creazione di un mercato solido e globale, indispensabile per sostenere e far crescere le quotazioni di un artista.
Laureato in storia dell’arte, Matteo Lampertico ha lavorato per oltre dieci anni nella case d’asta, prima a Finarte e poi a Christie’s, come esperto di arte moderna e contemporanea. Nel 2007 ha aperto una galleria a Milano e nel 2015 uno spazio a Londra in Old Bond Street., con le quali ha partecipato ad alcune delle più importanti fiere del settore, sia in Italia che all’estero. Ha collaborato a lungo con il Giornale dell’arte , per il quale ha tenuto una rubrica specializzata sul mercato.

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