Col caldo, tornano i dinosauri. È (quasi) sempre a luglio che le case d’asta infatti – chiuse le marquee week – propongono fossili giganti nei loro cataloghi. Questa volta è il turno di Gus, un enorme esemplare del tardo Cretaceo, lotto di punta della Natural History Auction di Sotheby’s del 14 luglio 2026. Secondo la casa d’aste, il reperto, risalente a 67 milioni di anni fa, è tra gli scheletri di T. rex più grandi e completi mai scoperti, nonché uno dei migliori esemplari in mani private, aspetto che giustifica l’aspettativa di realizzo, tra i 20 e i 30 milioni di dollari, la stima di partenza più elevata mai assegnata a uno scheletro di dinosauro.

Tutte le immagini sono courtesy Sotheby's
Spiega Cassandra Hatton, vicepresidente di Sotheby’s e responsabile mondiale dei dipartimenti Science and Natural History: «Gus si colloca davvero nella fascia più alta del mercato: è il tipo di esemplare capace di attirare musei e collezionisti che comprendono realmente quanto sia raro qualcosa del genere. Quando vedono un fossile di questa qualità, scavato e preparato correttamente, tendono a muoversi rapidamente, perché sanno che opportunità simili si presentano, nel migliore dei casi, una volta in una generazione».

Storia di Gus, il nuovo tirannosauro che andrà in asta da Sotheby’s – Perché si chiama così?
Il fossile è emerso da un terreno nella contea di Harding, in Sud Dakota, all’interno della proprietà del defunto allevatore Gary “Gus” Licking. Dopo anni trascorsi a rinvenire piccoli frammenti di ossa e denti nei suoi 6.500 acri di terreno, Licking si convince che quell’area nasconda qualcosa di grande valore scientifico. Coinvolge dunque nelle ricerche una squadra di esperti, Thomas Heitkamp con Theropoda Expeditions. Il resto è storia: «Alla fine, la nostra perseveranza è stata premiata e siamo stati felici di scoprire quello che si è rivelato un esemplare di T. rex enorme e incredibilmente completo», ha detto poi Heitkamp. «È davvero come affrontare il puzzle più difficile del mondo, con la differenza che prima bisogna trovare tutti i pezzi».

Ci sono volute tre campagne di scavo estive, tra il 2021 e il 2023, prima che tutte le ossa si potessero trasferire in laboratorio per le operazioni di pulizia, identificazione e catalogazione. Gli scienziati hanno omaggiato la memoria di Licking (morto un anno dopo l’inizio degli scavi) dando il suo soprannome al tirannosauro che andrà in asta da Sotheby’s. Complessivamente, Gus conta 183 elementi ossei fossili (grado di completezza 63%), tra cui un cranio ben conservato, due piedi particolarmente completi e una coppia di omeri, rarissimi da rinvenire. Alcune ossa mostrano fratture rimarginate, mentre altre presentano segni di morsi.

Montato, il fossile raggiunge una lunghezza di circa 11,6 metri e un’altezza di quasi 3,8 metri. Per dimensioni e integrità, Gus è paragonabile soltanto ad altri due fossili di T. rex arrivati sul mercato: Stan e Sue, entrambi lunghi tra 12,2 e 12,8 metri, alti circa 4 metri e completi per oltre il 60%.
Dinosauri da record all’asta, un mercato vivace e in ascesa da 30 anni
Tuttavia non sarà facile per il tirannosauro di Sotheby’s battere la concorrenza, sia casalinga che non. Ad oggi, il fossile di dinosauro più costoso rimane quello dello stegosauro Apex, 150 milioni di anni “d’età”, da Sotheby’s nel luglio 2024 capace di superare i 44 milioni di dollari. Senza dimenticare il mitico Stan, affacciatosi nell’ottobre 2020 da Christie’s per 31,8 milioni di dollari. O lo scheletro di ceratosauro giovanile passato lo scorso anno dalla stessa Sotheby’s per 30,5 milioni di dollari (da una stima base di 4!). A confermare l’attrattività del mercato, il fatto che vi abbia fatto ingresso anche Phillips, nel novembre 2025, con un triceratopo (5,4 milioni di dollari). A marzo 2026, con una quotazione simile, è toccato a Joopiter (5,55 milioni), mentre la galleria d’arte di New York Amanita sta al momento proponendo alla clientela tre fossili di Maiasaura.
Chi lo avrebbe mai detto, la bellezza di trent’anni fa (1997), quando Sotheby’s vendette “Sue” al Field Museum di Chicago per la cifra allora record di 8,36 milioni di dollari? Da quel momento, il mercato dei fossili preistorici ha continuato a crescere.
Lo ribadisce Hatton: «Il mercato dei dinosauri oggi è più ampio di quanto la maggior parte delle persone immagini, e continua ad allargarsi. L’interesse non arriva più soltanto da musei statunitensi e collezionisti privati, ma anche da importanti musei internazionali, fondazioni e singoli individui intenzionati a creare proprie destinazioni espositive. La caratteristica che li lega sono la reverenza e la curiosità per oggetti che non sono straordinari e unici soltanto visivamente, ma anche dal punto di vista dell’autentico valore scientifico».

