AI e implicazioni: distruzione o trasformazione dei posti di lavoro?

AI e implicazioni: distruzione o trasformazione dei posti di lavoro?

L’AI viene sempre più utilizzata dalle aziende per portare avanti il proprio business: dalla lettura di documenti legali alla conduzione di colloqui di lavoro. Questa evoluzione alimenta il dubbio che l’intelligenza artificiale possa sostituire alcune attività umane e determinare la perdita di posti di lavoro già esistenti. Accanto a questa visione, però, se ne sta affermando un’altra: l’AI potrebbe trasformare i ruoli attuali o addirittura crearne di nuovi

Il timore che l’intelligenza artificiale possa sostituire il lavoro umano è molto diffuso, alla luce di un utilizzo sempre maggiore da parte delle aziende. L’impatto sul lavoro non riguarda soltanto la Silicon Valley o le grandi aziende tecnologiche statunitensi. Anche in Italia, imprese e professionisti stanno iniziando a confrontarsi con strumenti capaci di accelerare analisi, produzione di contenuti, gestione dei documenti e processi decisionali. Ma maggiore efficienza significa necessariamente meno lavoro umano? Secondo gli esperti di Capital Group, non necessariamente: l’AI potrebbe trasformare i ruoli già presenti e addirittura crearne di nuovi. La parola ai gestori di portafoglio azionario Chris Buchbinder, Mark Casey, Steve Watson e Rob Lovelace e all’economista Jared Franz.

AI: rivoluzione tecnologica, ma graduale

Chris Buchbinder afferma che, da analista del settore delle telecomunicazioni alla fine degli anni ’90, ha avuto modo di osservare internet creare svariate aziende e posti di lavoro. “Oggi ci troviamo nella stessa fase. La prossima generazione di aziende e casi d’uso legati all’AI sarà altrettanto difficile da prevedere e altrettanto trasformativa”, spiega.

Tuttavia, le rivoluzioni tecnologiche si consolidano gradualmente, basti pensare all’adozione delle videoconferenze, tecnologia che AT&T presentò per la prima volta nel 1927, ma per cui si è resa necessaria una pandemia globale perchè si diffondesse effettivamente su larga scala. “L’integrazione con il mondo reale è complessa”, osserva Jared Franz.

In particolare, settori come le costruzioni, la sanità, l’aerospazio e la difesa, e i servizi finanziari adotteranno probabilmente l’AI in modo più graduale. Questo perchè molto aziende operanti in questi ambiti si affidano a sistemi legacy complessi e spesso difficili da integrare.

In tal senso Franz fa riferimento al campo medico, in cui appare ancora troppo rischioso e delicato affidare una diagnosi all’intelligenza artificiale senza il contributo umano. Società come OpenAI e Google stanno lavorando per ridurre il tasso di allucinazioni dei propri sistemi di AI, ovvero la frequenza con cui questi producono informazioni errate o inventate, ma si tratta di una sfida complessa.
“In determinati contesti, l’intelligenza artificiale deve essere dieci volte migliore oppure operare con un margine di errore prossimo allo zero. Di conseguenza, è ancora aperto il dibattito sul fatto che gli attuali sistemi di AI dominanti, basati sui large language model, siano adatti ad attività ad alto rischio”, spiega Franz.

L’intelligenza artificiale è ancora lontana da quella umana

In realtà, i sistemi di intelligenza artificiale sono ancora ben lontani dall’intelligenza umana. Secondo Mark Casey, la strada da percorrere è ancora lunga prima che possano sostituire in modo affidabile gli esseri umani in molte funzioni. “Il successo non è definito dalla capacità di scrivere o programmare. La parte più difficile consiste nel capire che cosa vogliono i clienti e come rispondere a quelle esigenze”, spiega. Un ragionamento che può trovare applicazione anche nel settore finanziario, dove fare le domande giuste per comprendere davvero le esigenze dell’interlocutore rimane un elemento centrale della relazione.

I criteri per beneficiare dei guadagni di produttività grazie all’AI

Franz sostiene che, affinché le aziende possano beneficiare dei guadagni di produttività legati all’AI, il compito reso più efficiente deve avere un peso significativo sulla produzione complessiva dell’impresa. Il guadagno di produttività deve inoltre essere effettivamente assorbito dall’organizzazione, anziché limitarsi a rappresentare un vantaggio individuale per il dipendente. Anche i processi circostanti devono riuscire ad adattarsi e crescere di pari passo, mentre il management deve essere disposto a ripensare il modo in cui il lavoro viene organizzato. Infine, il beneficio ottenuto non deve essere immediatamente trasferito ai clienti per effetto della pressione competitiva.

In particolare, i guadagni di produttività potrebbero essere disomogenei: il lavoro legale e la consulenza di alto livello potrebbero registrare benefici minori, proprio perché richiedono di trasformare l’analisi in decisioni di elevata qualità.

La maggior parte dei licenziamenti non è legata all’AI

A supporto della tesi secondo cui gli allarmi su un impatto occupazionale dirompente dell’AI potrebbero essere sovrastimati, Capital Group osserva che non tutti i licenziamenti annunciati negli ultimi anni possono essere attribuiti direttamente all’implementazione dell’intelligenza artificiale. Molte aziende operanti nei settori della tecnologia, dell’e-commerce e della finanza hanno assunto in modo aggressivo durante la pandemia per rispondere all’impennata della domanda. Tuttavia, una volta che la domanda si è raffreddata e i tassi di interesse sono aumentati, è probabile che quelle stesse aziende si siano ritrovate con un organico sovradimensionato.

“Accoglierei con una certa dose di scetticismo gli annunci di perdite di posti di lavoro legate all’AI. In generale, le ragioni delle riduzioni dell’organico hanno meno a che fare con l’AI e più con i fondamentali dell’attività aziendale, tra cui una maggiore concorrenza e pressioni più elevate sui costi”, afferma Steve Watson.

Consulenza e software: i clienti continueranno a esternalizzare le attività?

Per le società di consulenza e software, la domanda è se i clienti continueranno o meno a esternalizzare determinate attività. A tal proposito Rob Lovelace risponde: «La realtà potrebbe essere che la complessità del lavoro si sia spostata altrove, e che quindi le aziende debbano assumere più persone per svolgere altre attività. In definitiva, i risparmi in termini di tempo e i guadagni di efficienza saranno significativi, ma la riduzione degli organici potrebbe essere molto inferiore rispetto a quanto tutti prevedono che l’AI determinerà».

Non solo: c’è anche un tema legato al fatto che la maggior parte delle persone non vuole fare tutto autonomamente attraverso strumenti e informazioni disponibili online, ma si sente più sicura affidandosi a un esperto. “Sebbene le informazioni possano essere più facilmente disponibili, il bisogno di competenza, efficienza e responsabilità mantiene saldamente gli esseri umani alla guida”, conclude Lovelace.

Ritratto in bianco e nero di una giovane donna con lunghi capelli scuri, che indossa un blazer su un top scuro, sorride leggermente e guarda l'obiettivo, su uno sfondo chiaro.

di Giulia Morena

Giornalista multimediale di We Wealth, è laureata in Management per l’Impresa presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

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