Architetture trasparenti: da un rudere, l'infinito

Teresa Scarale
Teresa Scarale
23.7.2020
Tempo di lettura: 2'
Sulle colline biellesi sorge un ex rustico diventato simbolo delle possibilità di rigenerazione del real estate. Una “Teca House” ispirata all'iconica Glass House di Philip Johnson, presentata in occasione della XXVI Biennale di Architettura di Venezia
Proiettare lo spazio angusto di un piccolo rustico, un rudere, nell'universo circostante. È l'obiettivo – raggiunto – della Teca House dell'architetto Federico Delrosso, all'opera per l'imprenditore tessile Alberto Savio.
Il progetto consiste nel recupero di un piccolo fabbricato rustico. L'intervento architettonico è stato di inversione compositiva: il piccolo volume è stato portato all'esterno, in un processo di smaterializzazione. Restano, le radici: quelle di un antico passato agricolo, che al progetto dà la forza. A svettare, ci pensa la contemporaneità delle pareti trasparenti che sormontano l'antica costruzione.
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Photo credits Matteo Piazza
L'ispirazione non fa mistero di arrivare dalla Glass House di Philip Johnson. La superficie di circa 80 metri quadri si estende di altri 50 con le pareti vetrate scorrevoli che circondano interamente il volume. Quali le funzioni di un tale progetto di rigenerazione architettonica? Molteplici. Gli ideatori pensano a uno spazio culturale, in grado di aprirsi agli eventi e alle esigenze del territorio. “In questo progetto la Teca custodisce l'uomo e le sue emozioni. Un punto di vista privilegiato e poetico, una totale immersione nella natura, quasi come se il fruitore fosse sospeso nel vuoto. Contestualmente essa lavora in negativo: lo sguardo è infatti rivolto dall'interno all'esterno, ad indicare la centralità dell'essere umano” dichiara Federico Delrosso.
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Photo credits Matteo Piazza
Il rispetto degli equilibri dimensionali passa dalla perfetta sostenibilità energetica dell'opera. L'impianto architettonico nasce infatti con l'intento di favorire i corretti apporti solari. La conformazione dei solai ha lo scopo di proteggere dall'irraggiamento solare estivo, favorendone invece quello invernale. Oltre al recupero della pietra originale proveniente dal rustico, sono stati impiegati materiali sostenibili e lasciati a grezzo, come il calcestruzzo per la struttura e i pavimenti, con il multistrato di betulla per arredi e rivestimenti.
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Photo credits Matteo Piazza
“Quando ho acquistato il piccolo rudere ed il terreno in cui ora sorge Teca House, non avevo idea di cosa sarebbe potuto diventare.” racconta Alberto Savio. “Il confronto con Federico Delrosso, a cui mi lega un sincero rapporto professionale e di amicizia, la sua visione dell'architettura e del ruolo che essa può e deve avere, mi ha affascinato e persuaso circa l'opportunità che questo luogo mi stava offrendo. Poter lasciare un segno che rimanesse al di là del tempo mio e della mia famiglia. Con questa consapevolezza ho accolto le proposte progettuali. È stata una sfida accompagnare il processo creativo di Federico: dietro ogni dettaglio ci sono disegni, pensieri, soluzioni scartate in favore di ciò che poi si è realizzato. Un approccio corretto, onesto e di buon senso. Un'attenzione assoluta al paesaggio, agli spazi, ai materiali e alle finiture. Un segno diventato un sogno”.

Il progetto “Teca House” è stato presentato alla mostra “Time space existence” a Palazzo Mora a Venezia, in occasione della XXVI Biennale di Architettura nel 2018.
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Photo credits Matteo Piazza
caporedattore

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