Rothko in Lampedusa, l'Unhcr sbarca alla Biennale di Venezia

Teresa Scarale
Teresa Scarale
16.5.2019
Tempo di lettura: 3'
L'Unhcr (l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) arriva alla Biennale di Venezia con il progetto filantropico Rothko in Lampedusa, per tutta la durata della mostra internazionale. Con il supporto di UniCredit

Presentano le loro opere otto artisti contemporanei che hanno vissuto l'esperienza dell'esilio o comunque affrontato il tema della fuga nella loro arte

Le opere di questi artisti affermati sono in dialogo con quelle di cinque artisti emergenti rifugiati

Con la Biennale d'arte 2019 (aperta al pubblico dall'11 maggio al 24 novembre 2019) arriva a Venezia l'Unhcr. Il progetto, supportato da UniCredit, prende il nome di "Rothko in Lampedusa" ed è appunto organizzato dall'Unhcr, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati. I curatori sono Luca Berta e Francesca Giubilei.

I motivi del nome del progetto Unhcr a Venezia


Il titolo allude al legame ideale tra uno dei più grandi artisti del XX secolo e la massa mediaticamente anonima che, in fuga da conflitti e persecuzioni, raggiunge le coste italiane a Lampedusa. Rothko infatti fuggì dalla Lettonia per approdare negli Usa. E fu grazie a questa fuga che l'artista potè esprimere il proprio talento e fiorire. "Chi saremmo noi oggi senza Rothko? Se quel rifugiato non avesse trovato, nel paese di accoglienza, delle condizioni idonee all'espressione della sua potenzialità, oggi non avremmo le sue opere. Ecco cosa avremmo perso. E forse questo sta accadendo proprio in questo momento. Forse tra quanti arrivano a Lampedusa - e, per estensione, tra tutti i rifugiati nel mondo - potrebbe esserci il Rothko del XXI secolo".

La mostra a Palazzo Querini


Il palazzo settecentesco messo a disposizione dalla Fondazione Ugo e Olga Levi presenta otto artisti contemporanei, che hanno vissuto l'esperienza dell'esilio o affrontato il tema della fuga nella loro ricerca artistica. In primo luogo, Ai Weiwei, che presenta provocatoriamente un “fake Rothko”, ovvero una riproduzione del lavoro del maestro realizzata usando blocchi di Lego donati da migliaia di volontari. E poi Adel Abdessemed, Christian Boltanski, Nalini Malani, Abu Bakarr Mansaray, Richard Mosse, Dinh Q. Lê e Artur Żmijewski. Queste opere sono in dialogo con quelle di cinque artisti rifugiati emergenti.

Presentano le loro opere Majid Adin (animatore, Iran, rifugiato in Inghilterra), Rasha Deeb (scultrice, Siria, rifugiata in Germania), Hassan Yare (fumettista, Somalia, rifugiato in Kenya), Mohamed Keita (fotografo, Costa d'Avorio, rifugiato in Italia) e Bnar Sardar Sidiq (fotografa, Iraq, rifugiata in Inghilterra). I quali sono ospiti a Venezia per una residenza artistica organizzata in collaborazione con il progetto Waterlines, promosso dal Collegio Internazionale dell'Università Ca' Foscari e dalla Fondazione di Venezia e da San Servolo srl.
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Liliana Moro, Padiglione Italia
caporedattore

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